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Benzina, un pieno da 50 litri costa 30 centesimi in più in un giorno. UNC: “Governo tagli le accise”

Il prezzo della benzina continua a salire e, secondo l’Unione Nazionale Consumatori, in appena un giorno un pieno da 50 litri in autostrada è diventato più caro di 30 centesimi. Il prezzo medio è infatti passato da 2,104 a 2,110 euro al litro, facendo salire ulteriormente il conto per gli automobilisti.

A puntare i riflettori sull’ennesimo rincaro è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che sottolinea come il prezzo della benzina abbia già superato la soglia dei 2,1 euro al litro sulla rete autostradale.

Benzina oltre 2,1 euro al litro

Il dato di oggi, secondo UNC, arriva dopo quello già registrato ieri, quando la benzina in autostrada aveva raggiunto 2,104 euro al litro.

Per un automobilista che deve riempire un serbatoio da 50 litri, il costo passa così da 105,20 a 105,50 euro. La differenza giornaliera è di 30 centesimi, ma il problema, sottolinea l’associazione, è soprattutto la progressione dei rincari che si accumulano nel tempo.

Il livello raggiunto dalla benzina viene inoltre confrontato con i valori registrati durante la crisi dei carburanti del 2022. UNC ricorda che il prezzo settimanale più elevato della serie citata dall’associazione risale alla settimana terminata il 13 marzo 2022, con 2,185 euro al litro, mentre nella settimana terminata il 20 marzo 2022 il prezzo era arrivato a 2,137 euro.

UNC: “Il Governo deve tagliare le accise”

Di fronte alla nuova accelerazione dei prezzi, l’Unione Nazionale Consumatori torna a chiedere un intervento sulle accise.

“Il Governo Meloni deve tagliare le accise per tutti e sia per il gasolio che per la benzina”, sostiene Dona, secondo cui non sarebbe sufficiente intervenire soltanto a favore di alcune categorie produttive.

L’associazione cita in particolare autotrasportatori, agricoltori, tassisti e pescatori, categorie che hanno beneficiato di misure specifiche per fronteggiare l’aumento dei costi energetici. Secondo UNC, però, resterebbero escluse altre attività che utilizzano quotidianamente i veicoli per lavorare, dagli artigiani alle imprese che trasportano merci senza rientrare nella categoria degli autotrasportatori.

Il timore dell’associazione è che l’aumento del costo dei carburanti finisca per trasferirsi sui prezzi di beni e servizi, alimentando ulteriormente l’inflazione.

Il nodo del bonus carburanti

Nel mirino di UNC finisce anche il bonus carburanti destinato ai lavoratori, che Dona definisce una misura inefficace.

Secondo il presidente dell’associazione, il provvedimento avrebbe fallito per tre volte perché sarebbe stato utilizzato da un numero limitato di imprese, soprattutto grandi aziende, come alternativa a un premio o a un aumento salariale.

La ragione, sostiene UNC, sarebbe anche di natura fiscale: i 200 euro riconosciuti attraverso il bonus risultavano particolarmente convenienti per le aziende rispetto a un incremento equivalente della retribuzione, che avrebbe comportato ulteriori costi contributivi e fiscali.

Per il lavoratore, però, la differenza sarebbe sostanziale: i 200 euro del bonus possono essere utilizzati esclusivamente per acquistare carburante, mentre un aumento in busta paga o un premio monetario garantirebbe una maggiore libertà di utilizzo.

Carburanti, il peso sui bilanci delle famiglie

Il tema dei prezzi alla pompa torna così a pesare sui bilanci degli italiani proprio mentre gli aumenti dei carburanti rischiano di produrre effetti che vanno oltre il semplice costo del rifornimento.

Benzina e diesel rappresentano infatti una componente importante dei costi di mobilità delle famiglie, ma anche delle spese sostenute dalle imprese per trasportare persone e merci.

Quando il prezzo del carburante aumenta, una parte del maggiore costo può essere assorbita direttamente dall’automobilista, mentre un’altra può finire incorporata nei prezzi finali dei prodotti e dei servizi.

Per questo, conclude UNC, la questione non riguarda soltanto chi fa rifornimento, ma può avere ripercussioni più ampie sull’economia e sull’inflazione.

Il confronto con i livelli raggiunti nel 2022 rende inoltre particolarmente sensibile il tema: allora il caro-carburanti spinse il governo a intervenire con un taglio delle accise. Oggi, secondo l’Unione Nazionale Consumatori, sarebbe necessario un nuovo intervento generalizzato che riguardi sia benzina sia gasolio.

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