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Benzina oltre 2,1 euro in autostrada: è il terzo prezzo più alto di sempre

La benzina torna a sfondare una soglia simbolica e particolarmente pesante per gli automobilisti italiani: in autostrada il prezzo medio del self service ha superato i 2,1 euro al litro, arrivando a 2,104 euro secondo i dati richiamati dall’Unione Nazionale Consumatori. Un livello che riaccende il confronto con il picco raggiunto durante la crisi energetica del 2022.

A lanciare l’allarme sono Codacons e Unione Nazionale Consumatori, che fotografano una nuova escalation dei prezzi alla pompa e chiedono al Governo interventi anche sulla benzina, dopo le misure adottate sul gasolio.

Benzina oltre 2,1 euro: cosa sta succedendo

Secondo il Codacons, il prezzo della benzina al self service in autostrada ha raggiunto 2,104 euro al litro.

Per l’associazione si tratta di un livello particolarmente significativo, raggiunto in Italia soltanto in poche altre occasioni durante la fase più acuta della crisi dei carburanti del 2022.

L’Unione Nazionale Consumatori parla invece di un record nella serie dei prezzi medi giornalieri comunicati dal Mimit, serie che ha avuto inizio il 1° agosto 2023.

Il confronto con il 2022 richiede però cautela, perché le rilevazioni ministeriali utilizzate all’epoca avevano caratteristiche differenti.

Il precedente del marzo 2022

Per trovare valori superiori bisogna infatti tornare al periodo immediatamente successivo allo scoppio della guerra in Ucraina.

Secondo i dati richiamati dall’UNC, nella rilevazione del 21 marzo 2022 la benzina arrivò a 2,137 euro al litro, mentre il picco fu raggiunto nella rilevazione del 14 marzo 2022, con 2,185 euro al litro.

Numeri che avevano spinto il Governo Draghi a intervenire sulle accise, con un taglio che arrivò a 25 centesimi, pari a 30,5 centesimi considerando l’Iva al 22%.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’UNC, il prezzo attuale rappresenta quindi una sorta di “medaglia di bronzo” nella graduatoria dei valori più elevati.

In due mesi benzina cresciuta del 12%

Il problema, secondo il Codacons, non riguarda però soltanto il superamento della soglia psicologica dei 2 euro.

L’associazione evidenzia una crescita particolarmente rapida dei prezzi negli ultimi due mesi. Sulla rete ordinaria, il prezzo medio della benzina al self sarebbe aumentato del 12%, mentre sulle autostrade l’incremento dal 1° luglio sarebbe dell’11%.

Tradotto in una spesa concreta per gli automobilisti, un litro di benzina costa oggi 20,8 centesimi in più sulle autostrade rispetto a due mesi fa.

Per un pieno da 50 litri significa un esborso aggiuntivo di circa 10,4 euro.

Sulla rete ordinaria il rincaro indicato dal Codacons è ancora maggiore: 21,6 centesimi in più al litro, pari a quasi 11 euro aggiuntivi per un pieno da 50 litri.

Il conto per 17 milioni di automobilisti

L’aumento assume dimensioni ancora più rilevanti considerando la platea interessata.

Secondo il Codacons, sono circa 17 milioni gli automobilisti italiani che utilizzano vetture alimentate a benzina.

Per queste famiglie e per chi utilizza quotidianamente l’auto per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli o effettuare spostamenti necessari, l’aumento del prezzo alla pompa si traduce direttamente in una maggiore spesa mensile.

E il problema diventa ancora più evidente per chi percorre frequentemente le autostrade, dove il prezzo della benzina raggiunge livelli superiori rispetto alla rete ordinaria.

Codacons: «Non basta intervenire sul diesel»

Per il Codacons, l’emergenza carburanti non può più essere affrontata concentrandosi esclusivamente sul gasolio.

«Gli sconti sul diesel non bastano più», sostiene l’associazione, chiedendo al Governo di adottare misure urgenti anche per la benzina per contenere i prezzi alla pompa.

Il tema è particolarmente delicato perché il prezzo dei carburanti incide non soltanto direttamente sui bilanci degli automobilisti, ma anche sui costi di trasporto delle merci e, di conseguenza, sui prezzi finali di numerosi prodotti.

UNC: «Il Governo sulla benzina dorme da mesi»

Ancora più dura la posizione dell’Unione Nazionale Consumatori.

«Il Governo Meloni sulla benzina dorme da mesi, non fa nulla», accusa il presidente Massimiliano Dona, che critica anche l’ipotesi di eliminazione dello sconto sul gasolio.

Secondo l’UNC, sulla base dei prezzi attuali, il diesel potrebbe arrivare a costare 2,375 euro al litro nel caso venissero meno le misure attualmente in vigore.

Il nodo del bonus carburanti

L’UNC contesta inoltre l’ipotesi di utilizzare nuovamente il bonus carburanti per i lavoratori come risposta al caro benzina.

Per Dona si tratterebbe di una misura già sperimentata in precedenza e che, secondo l’associazione, non avrebbe prodotto risultati sufficienti.

«Si scarica sulle imprese il problema del caro carburanti», sostiene il presidente dell’UNC, definendo il provvedimento una risposta inefficace rispetto alla dimensione dell’emergenza.

La benzina torna protagonista del caro energia

Il dato di oggi riporta quindi la benzina al centro del dibattito sul costo della mobilità.

Dopo mesi nei quali l’attenzione si è concentrata soprattutto sul diesel, il superamento dei 2,1 euro al litro in autostrada evidenzia come la pressione sui prezzi riguardi ormai anche il carburante utilizzato da milioni di automobilisti.

Il confronto con il marzo 2022 mostra che i valori attuali non hanno ancora raggiunto il massimo assoluto di quella fase, ma si avvicinano a una soglia che non veniva più osservata con questa intensità.

Per le associazioni dei consumatori, dunque, il Governo deve intervenire prima che il caro carburanti finisca per trasformarsi in un nuovo fattore di pressione sui bilanci delle famiglie e sull’intera economia.

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