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L’amianto è davvero un ricordo del passato? La verità medica dietro un’emergenza che fa ancora vittime

A più di trent’anni dal bando della legge 257/1992, l’analisi della Dott.ssa Maria Frega per la rubrica “Dottore ma è vero che…?” della Federazione dei Medici fa luce su una minaccia invisibile: i lunghi tempi di latenza e le tonnellate di materiale ancora da bonificare.

Nell’immaginario collettivo, il rischio legato all’amianto si è concluso nel 1992, l’anno in cui l’Italia si impose come uno dei primi Paesi europei a vietarne per legge l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione. Tuttavia, a smentire la percezione di un pericolo ormai azzerato sono gli stessi medici. Attravero un’accurata analisi pubblicata su DMEVC (“Dottore, ma è vero che…?”), la rubrica di riferimento contro le fake news della FNOMCEO (la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), viene sollevato il velo su una realtà epidemiologica e ambientale ancora drammatica.

La ragione principale di questa persistenza silenziosa, come evidenziato nel contributo scientifico firmato dalla Dott.ssa Maria Frega, risiede nella natura biologica del patogeno e nelle sue tempistiche di azione. Le fibre microscopiche di amianto, se inalate a causa dello sfaldamento dei vecchi manufatti, provocano gravi patologie polmonari come l’asbestosi, il tumore al polmone e il mesotelioma pleurico (un grave tumore della membrana che riveste i polmoni).

Il mesotelioma presenta un tempo di latenza estremamente lungo, compreso tra i 30 e i 50 anni dall’esposizione iniziale. Questo significa che la curva dei casi e dei decessi sta toccando il suo picco massimo proprio in questo decennio, nonostante l’esposizione professionale primaria nelle fabbriche sia cessata da tempo.

I numeri della crisi: lo studio epidemiologico

I dati istituzionali rilanciati dalla FNOMCEO stimano che in Italia si registrino ancora circa 3.000 decessi all’anno riconducibili alle conseguenze dell’esposizione alla fibra killer. Il monitoraggio scientifico evidenzia come i settori più colpiti storicamente siano stati l’edilizia, la cantieristica navale, l’industria pesante e il comparto ferroviario.

Accanto al dato clinico, l’indagine della Dott.ssa Frega mette in luce un imponente problema logistico legato alla mancata rimozione del materiale sul territorio:

  • Tonnellate residue: Rimangono ancora milioni di tonnellate di manufatti contenenti amianto da mappare e bonificare nelle diverse regioni.
  • Contesti insospettabili: La presenza di coperture in fibro-cemento, tubature, cassoni per l’acqua e coibentazioni interessa vecchi insediamenti industriali dismessi, ma anche strutture residenziali private ed edifici pubblici.
  • Il pericolo del friabile: Il vero rischio attuale è costituito dall’amianto friabile o dai manufatti in cemento-amianto (comunemente noto come Eternit) che, giunti alla fine del loro ciclo vitale, si degradano sotto l’azione delle intemperie, liberando fibre volatili nell’aria.

Gestione del rischio e soluzioni di bonifica certificate

La normativa vigente prevede l’obbligo di controllo e di valutazione dello stato di conservazione dei siti contaminati. Come spiegano i medici sul portale DMEVC della FNOMCEO, la presenza di amianto in un edificio non comporta automaticamente la sua rimozione immediata: se il materiale è compatto, integro e non presenta danni strutturali, il proprietario può optare per un programma di manutenzione e custodia periodica.

Quando invece viene riscontrato un principio di sfaldamento o degrado delle superfici, le procedure di sicurezza convalidate prevedono tre opzioni di intervento:

Tecnica di BonificaCome FunzionaQuando si Utilizza
IncapsulamentoTrattamento con prodotti penetranti o coprenti che inglobano le fibre, impedendone il rilascio nell’aria.Per materiali compatti ancora in buono stato che non richiedono rimozione immediata.
ConfinazioneInstallazione di una barriera fisica a tenuta stagna che isola l’area contaminata dal resto dell’edificio.Adatto per aree circoscritte non soggette a sollecitazioni meccaniche.
Rimozione e SmaltimentoSmontaggio completo del manufatto e trasferimento in discariche autorizzate per rifiuti pericolosi.L’unica soluzione definitiva. Deve essere eseguita esclusivamente da ditte iscritte all’Albo Gestori Ambientali.

Il monitoraggio medico: La FNOMCEO ricorda che la prevenzione primaria – ovvero l’azzeramento dell’esposizione ambientale e professionale – resta l’unica vera arma per sconfiggere le patologie asbesto-correlate, per le quali la diagnosi precoce rappresenta una sfida scientifica ancora aperta.

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