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L’Amazzonia nasconde una civiltà perduta: sotto la foresta centinaia di misteriosi disegni costruiti 2.500 anni fa

Grazie ai laser LiDAR gli archeologi hanno individuato nuovi geoglifi nascosti dalla vegetazione: una scoperta che cambia il modo di vedere il passato della più grande foresta del pianeta.

Per secoli l’Amazzonia è stata raccontata come una foresta immensa e quasi incontaminata, dove la presenza umana era limitata a piccoli gruppi sparsi. Nuove scoperte archeologiche stanno però cambiando questa visione.

Sotto la fitta copertura degli alberi sono emerse centinaia di grandi strutture geometriche realizzate da antiche popolazioni indigene: enormi cerchi, quadrati e forme regolari scavate nel terreno, conosciute come geoglifi amazzonici.

I laser svelano ciò che la foresta nascondeva

La svolta è arrivata grazie alla tecnologia LiDAR, un sistema di scansione laser capace di attraversare la copertura vegetale e ricostruire la conformazione del terreno sottostante.

Le nuove analisi hanno portato all’individuazione di 396 nuovi geoglifi in un’area di circa 4.500 chilometri quadrati nella regione amazzonica brasiliana. Le strutture risalgono a un periodo compreso tra il 600 avanti Cristo e l’850 dopo Cristo e sono state attribuite alla civiltà Aquiry.

Cosa sono i geoglifi?

I geoglifi sono grandi disegni o forme realizzati direttamente sul terreno, spesso visibili soprattutto dall’alto. Possono essere creati scavando fossati, rimuovendo lo strato superficiale del suolo o accumulando materiali come pietre e terra.

I più famosi sono le Linee di Nazca in Perù, ma anche l’Amazzonia conserva centinaia di queste strutture: enormi cerchi, quadrati e figure geometriche costruite dalle popolazioni indigene precolombiane e rimaste nascoste per secoli sotto la vegetazione.

Una civiltà molto più complessa di quanto immaginato

La scoperta suggerisce l’esistenza di una società organizzata, capace di modificare il territorio, creare centri cerimoniali e sviluppare reti di collegamento.

Secondo gli studiosi, la popolazione dell’area potrebbe aver raggiunto dimensioni molto superiori rispetto a quanto ipotizzato in passato, con stime che arrivano fino a milioni di abitanti nel periodo di massima espansione.

I geoglifi non sembrano essere semplici decorazioni: potrebbero essere stati luoghi di incontro collettivo, cerimonie, attività politiche e rituali. Alcune strutture erano collegate da percorsi rettilinei che indicano un territorio organizzato e interconnesso.

La lezione nascosta della foresta: l’Amazzonia è stata modellata dall’uomo

La scoperta cambia anche il modo di interpretare il rapporto tra uomo e natura.

Gli archeologi hanno infatti dimostrato che alcune aree dell’Amazzonia non erano semplicemente ambienti selvaggi mai toccati dall’uomo, ma paesaggi trasformati e gestiti dalle popolazioni precolombiane attraverso agricoltura, uso delle risorse e modifiche del territorio.

Questo non significa che le antiche civiltà abbiano avuto un impatto paragonabile alla deforestazione moderna, ma che la storia della foresta è molto più complessa di quanto immaginato.

Una scoperta che apre nuove domande

Resta ancora un grande mistero: perché questa civiltà abbia abbandonato questi luoghi tra il IX e il X secolo.

Gli studiosi ipotizzano che il declino possa essere stato legato a trasformazioni ambientali e sociali che coinvolsero anche altre grandi civiltà precolombiane.

Ma una cosa è già chiara: sotto gli alberi dell’Amazzonia non c’era il vuoto. C’era una storia nascosta.

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