Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Blitz dei NAS in tutta Italia per Epatite A: i rischi per chi mangia pesce e verdura

Un maxi blitz dei NAS a livello nazionale ha riacceso i riflettori sulla sicurezza a tavola e sui rischi di contaminazione da Epatite A. Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha chiuso una vasta campagna di controlli che ha portato al sequestro di oltre 16 tonnellate di alimenti e alla sospensione di 44 aziende in tutta Italia.

L’operazione, che ha visto 1.104 ispezioni concentrate tra il 26 marzo e il 4 maggio, ha svelato uno scenario preoccupante: il 38% delle strutture controllate è risultato irregolare. Ma quali sono i rischi reali per i consumatori e quali cibi sono finiti nel mirino?

Il bilancio del blitz: sanzioni e aziende chiuse

L’intervento dei Carabinieri ha colpito duramente le attività che non rispettavano le normative igienico-sanitarie, con sanzioni e sequestri per un valore complessivo di 15 milioni di euro.

I dati complessivi dell’operazione registrano:

  • 44 attività sospese o chiuse immediatamente per gravi carenze igienico-strutturali.
  • 16 tonnellate di cibo sequestrate, destinate al mercato e alla ristorazione.
  • 638 infrazioni amministrative e 15 penali, con oltre 596mila euro di multe.

Epatite A a tavola: quali sono i cibi più a rischio?

Il virus dell’Epatite A si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati. Il blitz dei NAS si è concentrato strategicamente sui settori commerciali dove il livello di rischio è storicamente più elevato:

  • Molluschi e frutti di mare: Cozze, vongole e ostriche sono organismi filtratori. Se allevati in acque inquinate o non sottoposti a corretta depurazione, trattengono il virus. Consumarli crudi o poco cotti rappresenta il rischio maggiore.
  • Verdure fresche e ortaggi: Spesso commercializzati nei mercati rionali, possono essere contaminati da acque di irrigazione non conformi.
  • Frutti di bosco surgelati: Una categoria spesso associata a focolai di Epatite A a causa delle modalità di raccolta e lavaggio nei paesi d’origine.

Il consiglio utile: Il virus dell’Epatite A è molto resistente all’ambiente e sopravvive al congelamento domestico. L’unica vera barriera per azzerare i rischi è la cottura completa dell’alimento (almeno 5 minuti sopra i 100°C per i molluschi).

Le violazioni scoperte: dai piani HACCP alle frodi

I rischi per il consumatore aumentano quando saltano i protocolli di sicurezza interni alle aziende. Le criticità più frequenti rilevate dai NAS riguardano la mancata attuazione dei piani di autocontrollo HACCP e la totale assenza di tracciabilità. Senza tracciabilità, in caso di infezione, diventa impossibile per le autorità sanitarie isolare il lotto contaminato e bloccare il focolaio.

Sul fronte penale, le forze dell’ordine hanno accertato gravi episodi di cattivo stato di conservazione dei prodotti e frodi in commercio, con alimenti potenzialmente deteriorati o alterati pronti a essere serviti nei ristoranti o venduti nelle pescherie.

L’azione preventiva dei NAS ha evitato che queste 16 tonnellate di merce insicura raggiungessero i piatti degli italiani, confermando l’importanza di non abbassare mai la guardia sulla provenienza di ciò che acquistiamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *