Cresce l’attenzione in Argentina sulla febbre emorragica argentina, una malattia virale grave provocata dal virus Junín. L’incremento dei casi registrato nel 2026 ha spinto le autorità sanitarie a rafforzare le attività di prevenzione e a rinnovare l’invito alla vaccinazione nelle aree considerate a rischio.
Non si tratta di un virus nuovo né di una malattia comparsa recentemente. Il Junín è infatti endemico in alcune aree della regione della Pampa, dove il contatto con i roditori selvatici rappresenta il principale fattore di rischio.
Cos’è il virus Junín
Il virus Junín appartiene al gruppo degli arenavirus ed è responsabile della febbre emorragica argentina, conosciuta anche come mal de los rastrojos.
Il principale serbatoio naturale è un piccolo roditore selvatico, il Calomys musculinus, noto anche come ratto o topo delle coltivazioni. Gli animali infetti possono eliminare il virus attraverso urine, saliva e feci. Le persone possono entrare in contatto con il patogeno soprattutto respirando particelle contaminate o attraverso piccole lesioni della pelle e delle mucose.
Il rischio è quindi particolarmente elevato per chi vive o lavora nelle aree rurali dove il virus è presente.
I casi aumentano in Argentina
Nel 2026 l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla provincia di Córdoba.
Secondo le autorità sanitarie provinciali, nel corso dell’anno sono stati confermati sei casi di febbre emorragica argentina, con cinque diagnosi concentrate nel mese di maggio. Le autorità hanno quindi rafforzato le attività informative e la campagna di vaccinazione nelle aree interessate.
I casi non sono però limitati a Córdoba. La sorveglianza riguarda infatti diverse aree della Pampa umida argentina, comprendendo parti delle province di Buenos Aires, Santa Fe, Córdoba e La Pampa.
Come si trasmette
Il virus Junín non si diffonde come un normale virus respiratorio tra la popolazione.
Il principale meccanismo di trasmissione è il contatto con materiale contaminato dai roditori infetti. Il rischio può quindi aumentare durante attività agricole o quando si entra in ambienti rurali dove sono presenti roditori.
Questa caratteristica rende particolarmente importante il controllo della popolazione dei roditori e la prevenzione dell’esposizione nelle aree endemiche.
I sintomi della febbre emorragica argentina
La malattia può iniziare con sintomi relativamente aspecifici.
Tra le manifestazioni iniziali possono comparire:
- febbre;
- stanchezza e debolezza;
- mal di testa;
- perdita dell’appetito;
- dolori muscolari e articolari.
Con la progressione dell’infezione possono comparire nausea, vomito, dolore addominale, vertigini e altri disturbi sistemici. Nei casi più gravi la malattia può provocare alterazioni vascolari, ematologiche, renali e neurologiche.
È proprio la possibile evoluzione grave a rendere fondamentale una diagnosi tempestiva.
La vaccinazione è la principale arma di prevenzione
La buona notizia è che contro la febbre emorragica argentina esiste un vaccino specifico: Candid #1.
La vaccinazione rappresenta la principale misura preventiva per le persone che vivono o lavorano nelle aree considerate a rischio. Le autorità sanitarie argentine hanno ribadito l’importanza dell’immunizzazione proprio alla luce dei nuovi casi registrati nel 2026.
Alla vaccinazione si affiancano le normali misure per ridurre il contatto con i roditori e con materiali potenzialmente contaminati.
Perché il virus Junín resta sotto sorveglianza
La febbre emorragica argentina è un esempio di come le malattie zoonotiche possano mantenere una presenza stabile in determinati territori e tornare a registrare aumenti periodici.
Il problema non riguarda soltanto la presenza del virus, ma anche il rapporto tra ambiente, attività umane e popolazioni di animali selvatici. Per questo la sorveglianza epidemiologica e ambientale rimane fondamentale nelle aree endemiche.
L’aumento dei casi registrato in Argentina non significa dunque che il virus Junín stia provocando un’emergenza sanitaria globale, ma conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione nelle zone in cui il patogeno è endemico e di proteggere soprattutto le persone maggiormente esposte.
