Dopo la sanzione da 2,675 milioni di euro a Bird, Dott e Lime per gli ostacoli alle corse gratuite riservate agli abbonati del trasporto pubblico romano, l’associazione dei consumatori annuncia possibili iniziative legali.
La multa dell’Antitrust potrebbe essere solo il primo capitolo della vicenda monopattini sharing a Roma. Dopo la sanzione complessiva da 2,675 milioni di euro inflitta a Bird, Dott e Lime per aver ostacolato, secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la fruizione dei pacchetti di corse gratuite destinati agli abbonati Metrebus, ora si apre il fronte dei possibili risarcimenti agli utenti.
A muoversi è il Codacons, che annuncia di stare valutando azioni legali a tutela degli abbonati al trasporto pubblico locale della Capitale che sarebbero stati danneggiati dalle pratiche contestate.
Il caso: corse gratuite promesse ma difficili da utilizzare
L’iniziativa era nata con un obiettivo preciso: incentivare l’utilizzo combinato di trasporto pubblico e micromobilità elettrica, offrendo agli abbonati Metrebus la possibilità di utilizzare gratuitamente alcuni servizi di monopattini ed e-bike sharing.
Secondo l’Antitrust, però, le procedure adottate dagli operatori avrebbero reso difficoltosa l’attivazione e l’utilizzo dei pass gratuiti, impedendo di fatto a una parte degli utenti di beneficiare dell’agevolazione prevista.
Una situazione che, secondo il Codacons, avrebbe provocato un danno economico agli utenti coinvolti.
Codacons: “Gli utenti devono essere indennizzati”
“Bene per il Codacons la sanzione inflitta dall’Antitrust alle società Bird, Dott e Lime per aver ostacolato la fruizione dei pacchetti di corse gratuite riservati agli abbonati al Trasporto Pubblico Locale di Roma”, afferma l’associazione.
Secondo il Codacons, gli abbonati Metrebus “sono stati ingiustamente privati della possibilità di fruire di corse gratuite sui mezzi in sharing messi a disposizione dai tre operatori”.
Per questo, dopo il provvedimento dell’Autorità, l’associazione sta valutando “le possibili azioni legali da intraprendere” per tutelare gli interessi degli utenti coinvolti.
La sfida della mobilità condivisa: il servizio deve essere davvero accessibile
La vicenda riporta al centro un tema più ampio: il ruolo della micromobilità elettrica nelle città.
Monopattini ed e-bike sharing sono stati pensati come strumenti per completare gli spostamenti urbani, soprattutto nei cosiddetti tragitti di ultimo miglio, collegando fermate metro, stazioni ferroviarie e destinazioni finali.
Ma perché questi servizi diventino una vera alternativa all’auto privata devono essere semplici da utilizzare, trasparenti e realmente accessibili.
Il caso romano evidenzia quindi una criticità: un incentivo alla mobilità sostenibile funziona solo se il cittadino riesce concretamente a usufruirne.
