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Perché la Terra trema così tanto in queste settimane? Dai Campi Flegrei al Giappone, cosa dicono i sismologi

Negli ultimi giorni le notizie di terremoti si sono susseguite a ritmo serrato. Una scossa a Pisa, uno sciame sismico ai Campi Flegrei, un sisma di magnitudo 6.8 in Giappone, un altro di 7.3 in Messico e proprio ieri un altro nelle Filippine (6.4) nell’area della cosiddetta “cintura di fuoco”. La sensazione è che la Terra stia tremando più del solito. Ma è davvero così, oppure ne parliamo solo di più?

Quanti terremoti ci sono davvero ogni giorno

La risposta, per quanto sorprendente, è che il pianeta trema costantemente. Ogni giorno si registrano oltre mille terremoti nel mondo, la stragrande maggioranza di magnitudo troppo bassa per essere avvertita. Quello che cambia non è la frequenza dei terremoti, ma la loro visibilità mediatica quando colpiscono zone abitate o raggiungono magnitudo significative.

Cos’è uno sciame sismico

Un concetto chiave per capire quello che sta succedendo è lo sciame sismico: una sequenza di scosse ravvicinate nel tempo e nello spazio, senza un evento “principale” seguito da repliche più deboli (come accade invece in una sequenza sismica classica). Gli sciami possono durare giorni o settimane e sono tipici di aree vulcaniche o di zone con accumulo lento di stress tettonico.

Ai Campi Flegrei, ad esempio, lo sciame in corso è legato al bradisismo: il lento sollevamento e abbassamento del suolo causato dai movimenti di magma e fluidi nel sottosuolo della caldera vulcanica. È un fenomeno diverso da quello di Pisa, dove le scosse nascono invece dal movimento di faglie tettoniche, fratture nella crosta terrestre lungo cui si accumula e si scarica energia.

Perché il Pacifico trema più di tutti

💡 Lo sapevi?

La differenza tra “sciame sismico” e “sequenza con scossa principale e repliche” sta nell’energia: nello sciame nessuna scossa domina nettamente sulle altre, mentre in una sequenza classica la prima scossa è quella più forte, seguita da repliche progressivamente più deboli.

Se guardiamo alla mappa mondiale dei terremoti recenti, dal Giappone al Messico, notiamo un pattern: si concentrano quasi tutti lungo il cosiddetto Anello di Fuoco del Pacifico, una fascia di oltre 40mila chilometri dove si scontrano diverse placche tettoniche. È la zona più sismicamente attiva del pianeta, responsabile di circa il 90% dei terremoti mondiali.

Quindi è un caso o no?

I sismologi sono piuttosto concordi: non esiste una connessione diretta tra un terremoto in Giappone e uno sciame ai Campi Flegrei. Sono fenomeni geologicamente indipendenti, legati a dinamiche locali diverse. Quello che li accomuna è semplicemente il fatto di verificarsi in un periodo di tempo ravvicinato, complice anche una maggiore attenzione mediatica quando gli eventi si susseguono.

Magnitudo 4.1 o 4.3? Perché le fonti danno numeri diversi

Se hai seguito le notizie su Pisa, avrai notato una cosa curiosa: alcune fonti parlano di magnitudo 4.1, altre di 4.3. Non è un errore di battitura. La magnitudo di un terremoto viene calcolata da più reti sismiche indipendenti (in Italia, principalmente l’INGV, ma anche istituti internazionali come l’INGV tedesco o americano), che usano dati e modelli leggermente diversi. Nelle prime ore dopo un evento, i valori vengono spesso rivisti man mano che arrivano più dati dalle stazioni di rilevamento. Ecco perché conviene sempre fare riferimento al valore definitivo pubblicato sul sito INGV, non alla prima stima diffusa a caldo.

C’è poi una distinzione tecnica importante: la scala Richter, quella più nota al pubblico, misura l’energia rilasciata dal terremoto. La scala Mercalli, invece, misura gli effetti percepiti su persone, edifici e territorio, e può variare da zona a zona per lo stesso evento: un terremoto di magnitudo 4 può essere “avvertito distintamente” a pochi chilometri dall’epicentro e passare quasi inosservato a 30 km di distanza.

Cosa fare (davvero) se senti una scossa

Al di là dell’istinto di scendere in strada, i sismologi raccomandano alcune regole semplici, valide sia in casa che in ufficio:

  • Se sei in un edificio, ripara sotto un tavolo robusto o vicino a un muro portante, lontano da finestre, specchi e mobili alti che potrebbero cadere. Non usare l’ascensore.
  • Se sei all’aperto, allontanati da edifici, alberi, lampioni e linee elettriche.
  • Se sei in auto, fermati in uno spazio aperto, lontano da ponti, gallerie e cavalcavia.
  • Dopo la scossa, evita di rientrare subito in edifici che potrebbero aver subito danni strutturali non visibili, anche se apparentemente intatti.

Questi comportamenti riducono in modo significativo il rischio di lesioni, che nella maggior parte dei casi non derivano dal crollo dell’edificio in sé, ma dalla caduta di oggetti o dal panico generato dalla fuga disorganizzata.

La Toscana è una zona sismica? Un po’ di storia

Molti restano sorpresi nello scoprire che la Toscana non è affatto estranea ai terremoti. La regione è attraversata da diverse faglie attive, formatesi nel corso di milioni di anni dai movimenti della crosta terrestre nell’Appennino settentrionale. Eventi come quello di Pisa non sono quindi un’anomalia isolata, ma si inseriscono in una storia sismica di lungo periodo che comprende anche terremoti più distruttivi nel passato della regione, come quello del Mugello nel 1919. La differenza, oggi, sta nella capacità di monitoraggio: reti sismiche capillari permettono di registrare in tempo reale anche le scosse più deboli, molte delle quali un tempo sarebbero passate del tutto inosservate.

Domande frequenti sui terremoti

Quanti terremoti ci sono al giorno nel mondo?
In media oltre 1.000, ma la stragrande maggioranza ha una magnitudo talmente bassa da non essere percepita dall’uomo.

Il bradisismo dei Campi Flegrei è pericoloso?
Il bradisismo in sé è un fenomeno naturale monitorato da decenni. Diventa un rischio quando genera sciami sismici con scosse di magnitudo elevata, come accaduto di recente, capaci di causare danni a edifici già fragili.

Si possono prevedere i terremoti?
No. Ad oggi non esiste un metodo scientifico in grado di prevedere con precisione dove e quando avverrà un terremoto. È invece possibile stimare le zone a maggior rischio sismico sulla base della storia geologica di un territorio.

Una scossa forte in un punto del mondo può “scatenarne” un’altra altrove?
Nella grande maggioranza dei casi no. Le interazioni a lunghissima distanza tra faglie diverse sono considerate dai sismologi un’ipotesi marginale, non un meccanismo dimostrato per eventi come quelli di queste settimane.

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