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Italia penultima in Europa per giovani laureati: solo la Romania fa peggio

Secondo l’analisi di Openpolis, il nostro Paese continua a registrare uno dei livelli più bassi di laureati tra i 25 e i 34 anni nell’Unione europea. Un ritardo che pesa sulla competitività, sull’occupazione qualificata e sulla capacità di raggiungere gli obiettivi fissati da Bruxelles per il 2030.

L’Italia continua a rincorrere l’Europa sul fronte dell’istruzione universitaria. Secondo un’analisi di Openpolis basata sui dati Eurostat, il nostro Paese è penultimo nell’Unione europea per quota di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, davanti soltanto alla Romania.

Un dato che fotografa una fragilità strutturale e che rischia di avere effetti non solo sul sistema educativo, ma anche sul mercato del lavoro, sulla produttività e sulla capacità del Paese di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto.

Solo la Romania ha una percentuale più bassa di giovani laureati

Secondo i dati analizzati da Openpolis, l’Italia resta nelle ultime posizioni della classifica europea per percentuale di laureati nella fascia d’età 25-34 anni.

Il confronto con gli altri Paesi dell’Unione mostra un divario ancora significativo rispetto alla media europea e ai Paesi del Nord Europa, dove la quota di giovani con un titolo universitario è decisamente più elevata.

L’obiettivo fissato dall’Unione europea è raggiungere entro il 2030 il 45% di giovani laureati, un traguardo che per l’Italia appare ancora distante.

I numeri chiave

  • Penultima posizione per l’Italia tra i Paesi UE.
  • Solo la Romania registra una quota inferiore di giovani laureati.
  • Obiettivo UE: almeno il 45% dei 25-34enni laureati entro il 2030.

Perché il numero dei laureati conta per l’economia

Il livello di istruzione di una popolazione non rappresenta soltanto un indicatore culturale.

Una maggiore diffusione dei titoli universitari è infatti associata a:

  • occupazione più elevata;
  • salari medi più alti;
  • maggiore produttività;
  • più innovazione;
  • migliore capacità di attrarre imprese e investimenti.

Per questo motivo il ritardo italiano viene considerato una delle principali criticità strutturali del Paese.

Le differenze territoriali continuano a pesare

Il fenomeno non è uniforme.

Le regioni del Centro-Nord presentano generalmente percentuali di laureati più elevate rispetto a molte aree del Mezzogiorno, dove incidono fattori economici, sociali e una minore disponibilità di opportunità formative e lavorative.

Alle disuguaglianze territoriali si aggiungono il costo degli studi universitari, il fenomeno dell’abbandono e la migrazione di molti giovani verso l’estero.

Perché i giovani rinunciano all’università

  • Costi elevati per studiare fuori sede.
  • Difficoltà economiche delle famiglie.
  • Abbandono degli studi.
  • Divari territoriali nell’accesso all’istruzione.
  • Ingresso anticipato nel mercato del lavoro.

Il traguardo europeo del 2030 è ancora lontano

L’Unione europea considera l’aumento del numero dei laureati uno degli obiettivi strategici per rafforzare competitività e innovazione.

L’Italia, però, parte da una posizione di svantaggio e dovrà accelerare il ritmo di crescita per avvicinarsi al target del 45%.

Senza un incremento significativo del numero di giovani che completano un percorso universitario, il rischio è quello di ampliare ulteriormente il divario con gli altri Paesi europei.

Più laureati significa anche più opportunità di lavoro

I dati sul mercato del lavoro mostrano come il possesso di una laurea continui a rappresentare un vantaggio in termini di occupazione e retribuzione rispetto ai livelli di istruzione inferiori.

L’aumento del numero di laureati non riguarda quindi soltanto il sistema universitario, ma rappresenta un investimento sul capitale umano e sulla crescita economica del Paese.

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