Le ondate di calore non mettono a rischio soltanto cuore, polmoni e sistema cardiovascolare. Le temperature elevate possono influenzare anche il metabolismo, alterando il controllo della glicemia, l’appetito e la funzionalità dell’apparato digerente, soprattutto nelle persone più vulnerabili. È un aspetto ancora poco conosciuto ma destinato a diventare sempre più rilevante con l’intensificarsi degli eventi climatici estremi.
Secondo il professor Giovanni Gasbarrini, Professore Emerito di Medicina Interna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il cambiamento climatico impone infatti una nuova prospettiva: considerare la salute metabolica come una delle principali vittime delle estati sempre più torride.
“Le ondate di calore che stanno interessando gran parte del Paese non sono solo un rischio per il sistema cardiovascolare o per l’equilibrio dell’idratazione”, sottolinea l’esperto. “Le temperature elevate e prolungate possono influenzare anche il metabolismo, il controllo della glicemia, l’appetito e la funzionalità dell’apparato digerente, soprattutto nelle persone più fragili.”
Un messaggio che assume particolare importanza in un Paese come l’Italia, dove il numero di persone affette da obesità, diabete, prediabete e sindrome metabolica continua a crescere mentre le ondate di calore diventano sempre più frequenti e intense.
Il caldo estremo è una nuova sfida per il metabolismo
Negli ultimi anni il dibattito sugli effetti sanitari della crisi climatica si è concentrato soprattutto sul rischio di colpi di calore, disidratazione e mortalità cardiovascolare. Tuttavia, la ricerca scientifica sta evidenziando come il caldo cronico possa avere ripercussioni anche sull’equilibrio metabolico.
L’organismo, quando è esposto a temperature elevate per periodi prolungati, attiva infatti una serie di meccanismi di adattamento che coinvolgono il sistema endocrino, l’apparato digerente e il metabolismo energetico.
La disidratazione può aumentare la concentrazione del glucosio nel sangue, mentre il caldo modifica la regolazione dell’appetito, altera il ritmo sonno-veglia e può favorire uno stato infiammatorio che incide negativamente sulla sensibilità all’insulina.
Per questo motivo, sottolinea Gasbarrini (nella foto), la prevenzione deve diventare parte integrante della gestione delle persone con fattori di rischio metabolico.

Cos’è l’insulino-resistenza e perché è così diffusa
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la diffusione dell’insulino-resistenza.
“Oggi oltre un adulto su tre presenta una qualche forma di insulino-resistenza”, osserva il professore.
Si tratta di una condizione nella quale muscoli, fegato e tessuto adiposo diventano progressivamente meno sensibili all’azione dell’insulina, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule e di essere utilizzato come fonte di energia.
Nelle fasi iniziali il pancreas riesce a compensare producendo una quantità maggiore di insulina. Con il passare del tempo, però, questo meccanismo si esaurisce e iniziano a comparire alterazioni della glicemia.
Le conseguenze possono essere numerose:
- aumento del grasso viscerale;
- incremento dei trigliceridi;
- steatosi epatica (fegato grasso);
- prediabete;
- diabete di tipo 2;
- aumento del rischio cardiovascolare.
Una malattia che coinvolge tutto l’organismo
L’insulino-resistenza non riguarda esclusivamente gli zuccheri nel sangue.
Come spiega Gasbarrini, rappresenta una condizione sistemica caratterizzata da infiammazione cronica di basso grado, alterazioni del metabolismo lipidico e disfunzione del tessuto adiposo.
Anche il cosiddetto asse intestino-microbiota-fegato svolge un ruolo determinante.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno infatti dimostrato che il microbiota intestinale contribuisce alla regolazione dell’infiammazione, della risposta immunitaria e del metabolismo energetico. Alterazioni della flora batterica possono favorire la comparsa dell’insulino-resistenza, mentre un’alimentazione ricca di fibre e alimenti vegetali contribuisce a preservarne l’equilibrio.
In questo scenario il caldo rappresenta un ulteriore fattore di stress per un organismo già metabolicamente vulnerabile.
Perché le ondate di calore possono peggiorare la glicemia
Durante le giornate molto calde l’organismo perde grandi quantità di liquidi attraverso la sudorazione.
Se questa perdita non viene compensata adeguatamente, la riduzione del volume plasmatico può determinare una maggiore concentrazione del glucosio nel sangue.
Inoltre il caldo intenso può:
- modificare il senso della fame;
- alterare gli orari dei pasti;
- ridurre l’attività fisica;
- compromettere la qualità del sonno;
- aumentare lo stress fisiologico.
Tutti questi elementi possono influenzare il controllo glicemico e peggiorare la sensibilità all’insulina, soprattutto nelle persone già predisposte.
La dieta mediterranea resta la migliore alleata
Per affrontare le estati sempre più calde, Gasbarrini suggerisce di seguire un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea.
Durante l’estate è consigliabile privilegiare alimenti freschi, poco processati e ricchi di nutrienti.
Frutta e verdura di stagione garantiscono contemporaneamente:
- acqua;
- fibre;
- vitamine;
- sali minerali;
- antiossidanti e altri composti bioattivi.
Accanto a questi alimenti è opportuno consumare regolarmente:
- cereali integrali;
- legumi;
- pesce;
- olio extravergine di oliva;
- proteine magre.
Al contrario, andrebbero limitati gli alimenti ultraprocessati, particolarmente ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e sale, che possono favorire sia l’infiammazione sia il peggioramento del profilo metabolico.
Pasti più leggeri e idratazione costante
Anche il modo in cui si mangia può fare la differenza.
Consumare pasti moderati e distribuiti nell’arco della giornata aiuta infatti a ridurre il carico metabolico post-prandiale e favorisce un migliore controllo della glicemia.
Nelle ore più calde è preferibile evitare pranzi molto abbondanti o ricchi di grassi, che richiedono una digestione più impegnativa e aumentano ulteriormente la produzione di calore da parte dell’organismo.
Tra gli strumenti più efficaci resta comunque una corretta idratazione.
Bere regolarmente, anche prima di avvertire lo stimolo della sete, permette di compensare le perdite di liquidi dovute alla sudorazione e contribuisce a mantenere stabile il funzionamento del metabolismo.
Anche l’attività fisica va adattata al clima
L’esercizio fisico rimane uno dei trattamenti non farmacologici più efficaci contro l’insulino-resistenza.
Il movimento aumenta infatti la sensibilità dei tessuti all’insulina e favorisce l’utilizzo del glucosio da parte dei muscoli.
Durante le ondate di calore, però, è necessario adattare le abitudini.
Gli esperti consigliano di praticare attività fisica nelle prime ore del mattino oppure in serata, evitando gli orari centrali della giornata e privilegiando ambienti ombreggiati o climatizzati.
Anche una semplice camminata quotidiana, se svolta nelle condizioni corrette, può contribuire a mantenere sotto controllo il metabolismo.
La medicina del clima sarà la nuova frontiera della prevenzione
Secondo Gasbarrini, il rapporto tra cambiamento climatico e salute metabolica è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nella medicina dei prossimi anni.
“La sfida sarà integrare la medicina del clima con la medicina della prevenzione”, osserva il professore, sottolineando come fattori ambientali e metabolismo siano ormai strettamente collegati.
In questa prospettiva, proteggere il metabolismo durante l’estate non significa soltanto seguire una dieta equilibrata, ma adottare uno stile di vita capace di rispondere alle nuove condizioni climatiche. Idratazione, alimentazione mediterranea, attività fisica adeguata, sonno di qualità e monitoraggio clinico rappresentano strumenti semplici, ma sostenuti da solide evidenze scientifiche.
Con estati sempre più lunghe e temperature record sempre più frequenti, imparare a difendere il metabolismo dal caldo diventa una componente essenziale della prevenzione. Una sfida che riguarda milioni di italiani e che conferma come la crisi climatica non sia soltanto una questione ambientale, ma anche una crescente emergenza per la salute pubblica.
