Un caso sospetto di peste bubbonica è stato segnalato nella provincia di Khovd, nella Mongolia occidentale. A comunicarlo è stato il Centro nazionale per le malattie zoonotiche (Nczd) del Paese, che ha avviato gli accertamenti per confermare la diagnosi attraverso un test PCR.
Secondo le prime informazioni, la persona coinvolta potrebbe aver contratto l’infezione dopo aver consumato carne di marmotta durante una visita nella zona di Ulaankhus, nella vicina provincia di Bayan-Ulgii.
Il caso è ancora in fase di verifica: gli esami molecolari dovranno stabilire se si tratti effettivamente di un’infezione da Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste.
Perché la marmotta è considerata un possibile veicolo
In Mongolia la peste bubbonica è una malattia legata soprattutto al rapporto tra uomo e fauna selvatica.
Le marmotte sono infatti tra gli animali che possono ospitare il batterio Yersinia pestis, trasmesso principalmente attraverso le pulci dei roditori selvatici.
Il contagio può avvenire in diversi modi:
- attraverso il morso di pulci infette;
- durante la manipolazione o la macellazione di animali contaminati;
- consumando carne cruda o poco cotta di animali infetti.
La caccia alle marmotte è vietata dalla legge in Mongolia, ma alcune comunità continuano a consumarne la carne, considerata una tradizione alimentare in alcune aree rurali.
La Mongolia resta un’area a rischio
Secondo le autorità sanitarie mongole, 17 delle 21 province del Paese sono considerate aree a rischio per la peste bubbonica.
Il periodo estivo rappresenta una fase particolarmente delicata perché aumenta il numero di persone che si spostano nelle zone rurali per turismo, attività all’aperto o visite familiari.
Negli anni passati diversi casi, alcuni anche mortali, sono stati registrati proprio durante i mesi estivi.
Che cos’è la peste bubbonica
La peste bubbonica è una forma di peste causata dal batterio Yersinia pestis.
Il nome deriva dai cosiddetti bubboni, cioè il rigonfiamento doloroso dei linfonodi che rappresenta uno dei sintomi caratteristici della malattia.
Tra gli altri segnali possono comparire:
- febbre alta;
- brividi;
- debolezza;
- dolori muscolari;
- malessere generale.
Se non trattata rapidamente con antibiotici, l’infezione può evolvere in forme gravi e potenzialmente letali.
La peste esiste ancora oggi?
Sì. Sebbene sia associata soprattutto alle epidemie medievali, la peste non è scomparsa.
Oggi però, nei Paesi dove sono disponibili diagnosi tempestive e terapie antibiotiche efficaci, i casi possono essere trattati con successo.
Ogni anno vengono ancora segnalati episodi in alcune aree del mondo, soprattutto dove esiste un contatto stretto tra popolazioni umane e animali selvatici portatori del batterio.
Gli episodi recenti ricordano il ruolo delle zoonosi, cioè delle malattie che possono passare dagli animali all’uomo, un fenomeno monitorato con crescente attenzione dopo la pandemia di Covid-19.
Non c’è un allarme internazionale
Il caso segnalato in Mongolia riguarda al momento una singola persona sospetta e non indica un’emergenza sanitaria globale.
Le autorità stanno procedendo con gli accertamenti necessari e con il monitoraggio dei possibili contatti.
La vicenda rappresenta però un nuovo esempio di come il confine tra salute umana, ambiente e animali selvatici sia sempre più importante nella prevenzione delle malattie infettive.
