Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Italia sommersa da 172 milioni di tonnellate di rifiuti speciali: la sorpresa arriva dal riciclo nell’edilizia

L’apparato industriale e produttivo italiano continua a macinare volumi record di scarti, evidenziando un netto scollamento rispetto al ritmo di crescita dell’economia generale. Nel corso del 2024 la produzione complessiva di rifiuti speciali — la vasta categoria che comprende gli scarti derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, dal trattamento dei rifiuti stessi e dalle bonifiche — ha subito una decisa accelerazione. Come rivela il nuovo Rapporto Rifiuti Speciali pubblicato dall’ISPRA e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), il Paese ha superato la soglia dei 172 milioni di tonnellate, con un balzo in avanti del 4,6% rispetto all’anno precedente, traducibile in circa 7,6 milioni di tonnellate di scarti in più in soli dodici mesi. Si tratta di un’espansione decisamente più marcata rispetto al modesto +0,8% registrato dal Prodotto Interno Lordo e al +1,3% dei consumi nello stesso arco temporale.

Edilizia e cantieri: il motore primario della spazzatura speciale

Analizzando la mappa dei settori economici, è il comparto delle costruzioni e delle demolizioni a confermarsi come l’assoluto motore primario della produzione nazionale. L’edilizia genera da sola 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% dell’intero monte scarti italiano. Distanziati seguono il settore del trattamento rifiuti e del risanamento con il 23,1%, le attività manifatturiere con il 15,9% e le restanti attività economiche con l’8,5%. La netta maggioranza di questa immensa massa di scarti è composta da rifiuti non pericolosi, che rappresentano il 93,7% del totale e crescono del 4,5%. Tuttavia, la frazione dei rifiuti pericolosi, pur fermandosi a 10,8 milioni di tonnellate, fa registrare una crescita percentuale ancora più aggressiva, aumentando del 6% su base annua con 612 mila tonnellate aggiuntive.

La mappa industriale del Paese: il Nord produce oltre la metà dei rifiuti

La geografia della spazzatura industriale ricalca fedelmente la mappa delle grandi arterie produttive del Paese, mostrando una forte concentrazione nel Settentrione. Le regioni del Nord trainano la classifica generale generando da sole il 56% della produzione nazionale. La Lombardia si conferma il cuore battente di questo sistema, producendo 36,4 milioni di tonnellate da sola, cifra che corrisponde al 21,2% dell’intero dato italiano. Seguono a ruota il Veneto con 18 milioni di tonnellate, l’Emilia-Romagna con 15 milioni e il Piemonte con 13,9 milioni. Il Centro Italia si attesta a 31,3 milioni di tonnellate, pari al 18,2% del totale, con la Toscana in cima con 11,5 milioni precedendo di poco il Lazio a quota 11,2 milioni. Il Mezzogiorno esprime una produzione complessiva di 44,3 milioni di tonnellate (25,8% del totale nazionale), guidato dalla Campania con 11,7 milioni di tonnellate, seguita dalla Sicilia a 10,1 milioni e dalla Puglia a 9,3 milioni.

La svolta dell’economia circolare: crolla il ricorso alla discarica

Se sul fronte della produzione la spinta è forte, sul versante della gestione e dell’economia circolare l’Italia mostra un’inaspettata solidità. Complessivamente nel 2024 sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui quasi 178 milioni appartenenti alla categoria dei non pericolosi. L’aspetto più rilevante risiede nel progressivo abbandono delle discariche, il cui ricorso segna una flessione del 2% rispetto all’anno precedente e un crollo del 23,9% se paragonato ai dati del 2021. La strada maestra imboccata dal sistema Paese è ormai quella del recupero di materia, che copre da solo il 74,3% delle operazioni di gestione con 139,1 milioni di tonnellate e una crescita del 5,2% in un anno, confinando lo smaltimento puro a un marginale 13,9%. Sul fronte degli scambi con l’estero, l’Italia si conferma un importatore netto di materie seconde, acquistando 7 milioni di tonnellate di scarti prevalentemente costituiti da rottami metallici provenienti da Germania e Francia per alimentare le acciaierie nazionali, ed esportandone 5,1 milioni principalmente verso il territorio tedesco. A sostenere questo sforzo c’è una rete impiantistica capillare composta da 10.563 infrastrutture attive, un quinto delle quali concentrato in Lombardia.

Dalle demolizioni ai veicoli: dove l’Italia batte i target europei

In questo quadro complesso spiccano sia grandi successi di filiera sia pesanti nodi irrisolti. Il fiore all’occhiello dell’economia circolare italiana è rappresentato proprio dai cantieri: nel settore delle costruzioni e demolizioni si è raggiunto un tasso di riciclo dell’82,4% (al netto di terre, rocce e fanghi), polverizzando l’obiettivo minimo del 70% fissato dalle direttive europee. Buone notizie arrivano anche dai Veicoli Fuori Uso, dove il tasso di riciclaggio è salito all’86,7% superando il target continentale dell’85%, sebbene resti ancora lontano il traguardo del 95% di recupero totale a causa della carenza di impianti dedicati al termovalorizzazione energetica. Positiva anche la gestione dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), con 495 mila tonnellate gestite e un 85% avviato al recupero di materia, così come il comparto dei rifiuti tessili e conciari che cresce del 5,9% superando le 551 mila tonnellate guidate dagli scarti delle conce.

Le spine del sistema: l’emergenza amianto e il nodo dei rifiuti sanitari

Di contro, emergono forti criticità su altri flussi delicati. Preoccupa la gestione dell’amianto, dove pesa l’assenza di un piano sistematico di decontaminazione del territorio: le tonnellate di rifiuti contenenti la pericolosa fibra sono cresciute del 13,4% toccando quota 272 mila tonnellate. Resta complessa anche la situazione dei fanghi di depurazione, prodotti per 3,1 milioni di tonnellate, che pur calando del 3% finiscono ancora per oltre il 44% in operazioni di smaltimento anziché di recupero. Infine, i rifiuti sanitari crescono a 259 mila tonnellate, per la stragrande maggioranza pericolosi (226 mila tonnellate), la cui via di gestione principale rimane per oltre il 73% lo smaltimento diretto.

L’analisi di ISPRA: “Incentivare riutilizzo e competenze industriali”

Come evidenziato da Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA e SNPA, i dati del nuovo Rapporto dimostrano che affianco alle criticità legate all’alta produzione e alle difformità territoriali della rete impiantistica, l’Italia sta confermando la solidità del proprio percorso verso un modello sostenibile. L’incremento del recupero di materia e le prestazioni record nel riciclo dei cantieri testimoniano che l’innovazione tecnologica e la corretta gestione delle risorse possono trasformarsi in risultati industriali concreti. Per Gallone è fondamentale cogliere questi segnali per rafforzare le filiere, investire nelle competenze e proseguire lungo la strada della prevenzione e del riutilizzo.

Per consultare la documentazione integrale e le schede tecniche comparative è possibile accedere direttamente alla pagina ufficiale del Rapporto Rifiuti Speciali Edizione 2026 sul portale ISPRA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *