Il Sud Italia continua a essere l’area più colpita dagli incendi boschivi. Da inizio 2026 al 15 luglio, secondo i nuovi dati diffusi da Legambiente, nel Mezzogiorno sono stati registrati 547 roghi che hanno mandato in fumo 13.640 ettari di territorio, una superficie equivalente a circa 18.407 campi da calcio.
Un bilancio che rappresenta il 78% delle aree percorse dal fuoco in tutta Italia nello stesso periodo.
A lanciare l’allarme è stata Goletta Verde, arrivata sulle coste di Maratea, in Basilicata, dove ha esposto in mare lo striscione “Ora basta” per chiedere più controlli, monitoraggi e pene più severe contro chi appicca gli incendi.
Il flash mob di Goletta Verde: “Ora basta” contro la stagione dei roghi
A bordo di Goletta Verde, Legambiente ha scelto un gesto simbolico per accendere i riflettori sull’emergenza incendi: durante la navigazione davanti alle coste di Maratea è stato srotolato lo striscione con la scritta “Ora basta”.
Il flash mob vuole rappresentare un atto di denuncia contro una stagione dei roghi che, anno dopo anno, continua a devastare aree naturali, boschi e territori agricoli del Paese. Un messaggio rivolto non solo a chi appicca gli incendi, ma anche alle istituzioni, chiamate secondo Legambiente a rafforzare prevenzione, controlli e strumenti di monitoraggio.
La scelta di Maratea ha un valore simbolico particolare: nelle settimane scorse le fiamme hanno colpito il Monte San Biagio, arrivando a lambire la zona della statua del Cristo Redentore, uno dei simboli più riconoscibili della Basilicata.
Con il flash mob, Goletta Verde ha voluto ribadire che gli incendi non rappresentano soltanto una perdita ambientale, ma una ferita al patrimonio paesaggistico, alla biodiversità e all’economia dei territori colpiti.
🔥 Incendi 2026: i numeri dell’emergenza al Sud
- 547 roghi registrati nel Mezzogiorno dal 1° gennaio al 15 luglio.
- 13.640 ettari bruciati, pari al 78% del totale nazionale.
- 18.407 campi da calcio di territorio perso.
- La fase più critica coincide con caldo, siccità e aumento delle temperature.
Maratea sotto assedio: le fiamme hanno sfiorato il Cristo Redentore
La scelta di Maratea come tappa della campagna di Goletta Verde non è casuale.
Nei giorni scorsi le fiamme hanno colpito duramente il territorio lucano, interessando anche il Monte San Biagio, la montagna simbolo della città, dove si trova la statua del Cristo Redentore.
Secondo Legambiente, gli incendi boschivi sono spesso legati alla mano dell’uomo e in alcuni casi a interessi criminali o speculativi.
«È ora di dire basta e fermare questi ladri di futuro», hanno dichiarato Alice De Marco, portavoce di Goletta Verde, e Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, sottolineando la necessità di rafforzare prevenzione, controlli e sistemi di monitoraggio.
Basilicata, 8 roghi nel 2026 e cresce la pressione della crisi climatica
Anche la Basilicata è stata coinvolta dall’emergenza.
Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 8 incendi, con 57 ettari bruciati. Di questi, 32 ettari sono andati distrutti soltanto nell’ultimo mese, coincidente con l’avvio della stagione antincendio boschivo.
Ma gli incendi non sono l’unico fronte aperto.
La regione deve fare i conti anche con gli effetti della crisi climatica lungo la costa: erosione, eventi meteorologici estremi e aumento della vulnerabilità dei territori.
Dal fuoco alle coste: la doppia emergenza climatica della Basilicata
Secondo il nuovo rapporto sulle spiagge di Legambiente, dal 2010 a maggio 2026 sono stati censiti 11 eventi meteorologici estremi che hanno colpito i comuni costieri lucani.
Tra questi anche il ciclone Harry, che nel gennaio scorso ha interessato gran parte del territorio regionale causando danni soprattutto nelle aree di Rotondella, Scanzano e Metaponto.
Il problema riguarda anche l’erosione costiera: secondo gli ultimi dati Istat disponibili, tra il 2006 e il 2020 il 51% della costa lucana risulta in erosione.
Uno dei casi più evidenti è quello del litorale di Metaponto, dove il mare continua ad avanzare mettendo sotto pressione spiagge e infrastrutture.
Perché gli incendi aumentano: caldo estremo e terreni più vulnerabili
Gli incendi non sono causati direttamente dal cambiamento climatico, ma la crisi climatica crea condizioni sempre più favorevoli alla loro propagazione.
Temperature elevate, periodi di siccità prolungati e vegetazione più secca trasformano vaste aree in potenziali combustibili.
Negli ultimi anni la stagione degli incendi si è inoltre allungata: non riguarda più soltanto il cuore dell’estate, ma periodi sempre più ampi dell’anno.
Più prevenzione e meno emergenze: la richiesta di Legambiente
Per Legambiente la risposta non può limitarsi all’intervento quando il fuoco è già divampato.
Servono:
- monitoraggi più capillari del territorio;
- maggiori controlli nelle aree a rischio;
- sostegno ai Comuni nella prevenzione;
- sistemi di previsione e allerta più efficaci;
- una gestione forestale più attenta.
Sul fronte costiero, invece, l’associazione chiede di superare gli interventi emergenziali basati solo su barriere e opere rigide, puntando su soluzioni di adattamento climatico come il ripristino delle dune e interventi studiati sulla dinamica naturale delle coste.
