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Caldo e siccità mettono in crisi l’agricoltura: “Servono prevenzione e un piano per l’acqua”

Le ondate di calore sempre più intense e la siccità stanno mettendo sotto pressione l’agricoltura italiana. A rischio ci sono raccolti, allevamenti e redditività delle aziende agricole, con un fenomeno che secondo gli operatori del settore non può più essere considerato un’emergenza temporanea, ma una condizione destinata a diventare strutturale.

L’allarme arriva da Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei, che chiede un cambio di strategia: meno interventi straordinari dopo gli eventi estremi e più investimenti nella prevenzione, nella gestione delle risorse idriche e nell’adattamento ai cambiamenti climatici.

“Le ondate di fortissimo caldo e l’allarme siccità stanno mettendo a dura prova l’agricoltura italiana. Raccolti, allevamenti ed economie delle imprese agricole sono sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico”, ha dichiarato Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro.

Secondo l’organizzazione, non si tratta più soltanto di affrontare annate difficili, ma di prepararsi a uno scenario in cui temperature elevate e carenza d’acqua potrebbero diventare sempre più frequenti.

Caldo estremo, quali sono i rischi per i raccolti

Le alte temperature possono compromettere diverse colture agricole attraverso una serie di effetti combinati: maggiore evaporazione dell’acqua dal terreno, stress idrico delle piante, riduzione della produttività e peggioramento della qualità dei prodotti.

La siccità prolungata può inoltre ridurre la disponibilità di acqua per l’irrigazione, creando difficoltà soprattutto nelle aree dove le infrastrutture idriche sono meno efficienti.

A essere coinvolti non sono soltanto i campi coltivati. Anche gli allevamenti risentono delle temperature estreme: il caldo può provocare stress negli animali, ridurre la produzione e aumentare i costi necessari per garantire condizioni adeguate nelle strutture.

Dalla siccità del Sud alla crisi del bacino del Po

Secondo Confeuro, la gestione dell’acqua rappresenta uno dei nodi principali da affrontare.

“La necessità più urgente è dare finalmente attuazione a un grande piano infrastrutturale per la gestione delle risorse idriche”, spiega Tiso, sottolineando l’importanza di una rete capace di raccogliere, conservare e distribuire l’acqua in modo più efficiente.

Il problema riguarda storicamente molte aree del Mezzogiorno, dove la scarsità di precipitazioni e i lunghi periodi senza pioggia hanno aggravato la situazione negli ultimi anni.

Ma la crisi idrica non è più soltanto un problema del Sud. Anche il Nord Italia ha sperimentato periodi di forte difficoltà, come dimostrato dalle criticità registrate nel bacino del Po, uno dei territori agricoli più importanti del Paese.

“Il sistema assicurativo non basta”

Un altro punto sollevato da Confeuro riguarda la protezione economica delle imprese agricole.

Secondo l’associazione, gli strumenti assicurativi oggi disponibili intervengono soprattutto nelle situazioni più gravi, senza garantire una vera tutela del reddito soprattutto per le piccole e medie aziende.

“È necessario ripensare gli strumenti di tutela del comparto agricolo”, sostiene Tiso, chiedendo una strategia condivisa anche a livello europeo.

Il cambiamento climatico, infatti, non riguarda soltanto l’Italia ma l’intero settore agricolo europeo, rendendo necessarie politiche comuni per sostenere gli agricoltori e favorire investimenti di lungo periodo.

Agroecologia e suoli più resistenti al caldo

Tra le soluzioni indicate c’è anche un maggiore investimento nelle pratiche agroecologiche, con l’obiettivo di aumentare la capacità dei terreni di trattenere acqua e resistere agli eventi climatici estremi.

La qualità del suolo diventa quindi un elemento centrale: terreni più ricchi di sostanza organica riescono generalmente a conservare meglio l’umidità e a sostenere le coltivazioni anche durante periodi di stress idrico.

Per Confeuro la sfida è quindi cambiare approccio: non intervenire soltanto quando il danno è già avvenuto, ma costruire sistemi agricoli più resilienti.

Il futuro dell’agricoltura passa dall’adattamento climatico

“Occorre cambiare approccio: meno logica dell’emergenza e più cultura della prevenzione”, conclude Andrea Tiso.

Il settore agricolo è tra quelli maggiormente esposti agli effetti del riscaldamento globale: temperature più elevate, eventi estremi e maggiore irregolarità delle precipitazioni stanno modificando le condizioni in cui vengono prodotte molte delle eccellenze italiane.

Per tutelare raccolti e aziende, secondo gli agricoltori, serviranno quindi investimenti in infrastrutture, innovazione tecnologica, gestione dell’acqua e nuove pratiche produttive.

La partita non riguarda soltanto gli agricoltori: la capacità di adattarsi al nuovo clima avrà effetti anche sulla disponibilità e sul costo degli alimenti nei prossimi anni.

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