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Donna morta dopo il morso di una zecca: cos’è la Tbe, l’encefalite che preoccupa il Nord Italia

Una passeggiata in un’area verde si è trasformata in una tragedia. Una donna trentina di 76 anni è morta dopo aver contratto una encefalite da zecca (Tbe), una grave infezione virale trasmessa dal morso di una zecca infetta. Il decesso, avvenuto circa un mese dopo il contagio, riporta l’attenzione su una malattia ancora poco conosciuta ma potenzialmente molto grave, soprattutto nelle aree dove il virus è presente.

La Tbe colpisce il sistema nervoso centrale e, nei casi più severi, può provocare complicanze neurologiche importanti. In Italia i focolai sono concentrati soprattutto nel Nord-Est, tra Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, ma il fenomeno delle malattie trasmesse da vettori è diventato negli ultimi anni un tema sempre più rilevante per la salute pubblica.

Secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, la Tbe è una “grave infezione virale” che in Italia presenta focolai soprattutto nelle regioni del Nord-Est.

Cos’è la Tbe, l’encefalite trasmessa dalle zecche

La Tick-Borne Encephalitis è una malattia virale causata dal virus Tbe, appartenente alla famiglia dei Flavivirus, la stessa a cui appartengono altri patogeni trasmessi da insetti e artropodi.

Il contagio avviene principalmente attraverso il morso di una zecca infetta, che durante il pasto può trasmettere il virus attraverso la saliva.

In alcuni casi l’infezione può avvenire anche attraverso il consumo di latte crudo non pastorizzato proveniente da animali infetti.

La maggior parte delle persone infettate può sviluppare sintomi lievi o assenti, ma in una percentuale di casi la malattia può evolvere coinvolgendo il sistema nervoso.

Dove si trovano le zecche più a rischio in Italia

Nel nostro Paese i principali focolai di Tbe si concentrano soprattutto nel Nord-Est, in particolare:

  • Trentino-Alto Adige;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Veneto, soprattutto nella provincia di Belluno.

Sono aree caratterizzate dalla presenza di ambienti favorevoli alle zecche: boschi, prati, zone umide e aree frequentate da animali selvatici.

Negli ultimi anni l’attenzione degli esperti è aumentata anche per la possibile espansione geografica delle zecche, favorita da diversi fattori ambientali, tra cui l’aumento delle temperature e cambiamenti negli ecosistemi.

Perché il caldo favorisce la diffusione delle zecche

Le zecche sono organismi estremamente sensibili alle condizioni ambientali.

Temperature più elevate e stagioni più lunghe possono modificare il loro ciclo biologico, aumentando il periodo dell’anno in cui possono essere attive.

Anche la trasformazione degli habitat naturali, l’aumento degli spostamenti nelle aree verdi e la presenza di animali selvatici contribuiscono a creare condizioni favorevoli alla loro diffusione.

Per questo motivo le malattie trasmesse dalle zecche sono diventate negli ultimi anni un tema sempre più importante per la sanità pubblica.

Come prevenire il morso di zecca

La prevenzione resta lo strumento principale per ridurre il rischio.

Gli esperti consigliano alcune semplici precauzioni:

  • indossare durante le escursioni pantaloni lunghi, scarpe chiuse e abiti chiari, che rendono più facile individuare eventuali zecche;
  • utilizzare repellenti specifici sulla pelle o sugli indumenti;
  • controllare il corpo dopo essere stati in aree verdi, soprattutto gambe, inguine, ascelle e cuoio capelluto.

Per chi vive o frequenta abitualmente zone dove la Tbe è presente, può essere indicata la vaccinazione, disponibile e considerata efficace nella prevenzione dell’infezione.

Cosa fare se si viene punti da una zecca

Se si trova una zecca attaccata alla pelle, la rimozione deve avvenire il prima possibile.

La procedura consigliata è:

  1. utilizzare una pinzetta;
  2. afferrare la zecca vicino alla superficie della pelle;
  3. tirare con decisione senza schiacciare il corpo dell’animale;
  4. disinfettare la zona dopo la rimozione.

Dopo un morso è importante osservare eventuali sintomi nei giorni successivi, come febbre, mal di testa, stanchezza intensa o disturbi neurologici.

Zecche e cambiamento climatico: un problema emergente

Il caso della Tbe richiama un fenomeno più ampio: la crescente attenzione verso le malattie trasmesse da vettori, cioè organismi come zecche, zanzare e altri artropodi capaci di trasmettere agenti infettivi.

L’aumento delle temperature medie, l’allungamento delle stagioni calde e la modifica degli ecosistemi possono influenzare la distribuzione geografica di questi animali.

La prevenzione, insieme alla sorveglianza epidemiologica, diventa quindi uno degli strumenti fondamentali per affrontare un rischio sanitario sempre più legato anche ai cambiamenti ambientali.

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