Una nuova ondata di caldo è pronta a investire l’Italia e buona parte dell’Europa occidentale. Dopo una breve tregua in alcune aree del Paese, da lunedì l’anticiclone tornerà a rafforzarsi grazie all’arrivo di masse d’aria molto calde provenienti dal Nord Africa. Ma questa volta gli esperti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) puntano l’attenzione su un fenomeno atmosferico poco conosciuto dal grande pubblico e fondamentale per capire perché le temperature estreme possano durare così a lungo: la cosiddetta “configurazione a omega”.
Secondo il Cnr, proprio questa particolare disposizione delle aree di alta e bassa pressione favorirà una fase di caldo intenso su gran parte dell’Europa, con valori che in Italia potrebbero raggiungere e superare i 40 gradi nelle zone più esposte.
Cos’è la configurazione a omega
Il nome deriva dalla forma che assumono le correnti atmosferiche osservate in quota. Se viste sulle mappe meteorologiche, le aree di alta e bassa pressione disegnano infatti una figura molto simile alla lettera greca Ω (omega).
Al centro della configurazione si trova un robusto anticiclone, mentre ai suoi lati si sviluppano due aree di bassa pressione. Questo assetto rende l’alta pressione particolarmente stabile e difficile da spostare, bloccando per diversi giorni, o addirittura settimane, l’evoluzione del tempo.
In pratica, invece del normale alternarsi tra perturbazioni e fasi più stabili, il sistema atmosferico rimane “congelato”, favorendo condizioni persistenti di caldo e siccità.
Perché l’anticiclone resta fermo
Il Cnr spiega che, da lunedì, una depressione sull’Atlantico occidentale, in prossimità della Penisola Iberica, richiamerà aria molto calda di origine desertica verso il Mediterraneo.
Contemporaneamente un’altra area di bassa pressione si consoliderà tra l’Europa orientale e il Mar Nero.
L’anticiclone rimarrà così “incastrato” tra questi due sistemi depressionari, formando il caratteristico blocco atmosferico della configurazione a omega.
Quando questo accade, l’alta pressione tende a permanere sulla stessa area per molti giorni, impedendo l’arrivo delle perturbazioni atlantiche che normalmente portano aria più fresca.
Perché sotto l’anticiclone fa così caldo
Un anticiclone non porta semplicemente il sole.
All’interno dell’alta pressione l’aria tende infatti a scendere verso il basso. Durante questa discesa viene compressa e, proprio come accade quando si comprime un gas, la sua temperatura aumenta.
Questo processo provoca un ulteriore riscaldamento dell’aria già calda proveniente dal Sahara.
Inoltre, la presenza dell’anticiclone impedisce la formazione di nuvole e lascia che la radiazione solare raggiunga direttamente il suolo per molte ore consecutive, facendo aumentare ulteriormente le temperature durante il giorno.
Da lunedì torna il caldo africano
Secondo le previsioni del Cnr, la nuova ondata di calore interesserà progressivamente tutta la penisola.
Il cuore dell’anticiclone sarà infatti posizionato più a est rispetto alle settimane precedenti e coinvolgerà anche molte regioni del Sud Italia che finora erano rimaste relativamente meno colpite.
Già lunedì si prevedono:
- temperature tra 37 e 39 °C in Sardegna;
- valori compresi tra 36 e 38 °C nelle aree interne della penisola.
Da martedì il caldo potrebbe intensificarsi ulteriormente.
Le temperature massime potrebbero infatti raggiungere o superare i 40 °C in Sardegna, Sicilia e nelle zone interne del Centro Italia.
Il cambiamento climatico rende questi blocchi più intensi
La configurazione a omega non rappresenta di per sé un fenomeno nuovo.
Quello che sta cambiando, spiegano gli esperti del Cnr, è l’intensità delle masse d’aria coinvolte.
Con il riscaldamento globale, l’aria subtropicale che risale dall’Africa è mediamente più calda rispetto al passato. Di conseguenza anche gli anticicloni risultano più potenti e riescono a spingersi verso latitudini sempre più settentrionali.
Negli ultimi anni episodi di caldo eccezionale hanno interessato non soltanto l’Italia e la Spagna, ma anche il nord della Francia, il Regno Unito e perfino la Scandinavia, aree storicamente poco abituate a temperature così elevate.
In questo modo, anche una configurazione atmosferica relativamente normale può produrre effetti molto più estremi rispetto a qualche decennio fa.
Il ruolo del Mediterraneo sempre più caldo
A rendere ancora più intenso il fenomeno contribuisce anche il riscaldamento del mare.
Secondo il Cnr, in questi giorni il Mar Ligure, il Golfo del Leone e il Mar di Corsica registrano temperature superficiali comprese tra 28 e 29 gradi, fino a 7-8 °C superiori alla media stagionale.
Anche lungo le coste italiane il mare presenta valori di circa 4-5 °C oltre la norma.
Questo eccesso di calore alimenta ulteriormente l’atmosfera sovrastante, creando una sorta di circolo vizioso: aria molto calda riscalda il mare, che a sua volta restituisce energia all’atmosfera, contribuendo a mantenere elevate le temperature.
Perché dopo il caldo possono arrivare temporali violenti
Il mare eccezionalmente caldo non produce soltanto ondate di calore più persistenti.
Quando l’anticiclone inizierà a indebolirsi e riusciranno a entrare correnti più fresche, tutta l’energia accumulata nell’atmosfera potrà favorire la formazione di temporali particolarmente intensi.
L’acqua marina più calda aumenta infatti l’evaporazione e fornisce maggiore umidità alle perturbazioni.
Il risultato può tradursi in nubifragi, grandinate, raffiche di vento molto forti e precipitazioni concentrate in poche ore, fenomeni sempre più frequenti durante le estati mediterranee.
Quando finirà questa nuova ondata di caldo?
Al momento è ancora presto per indicare una data precisa.
Gli esperti spiegano che una configurazione a omega tende a dissolversi soltanto quando una perturbazione sufficientemente intensa riesce a rompere il blocco anticiclonico.
Tuttavia, in un’atmosfera sempre più calda, anche le correnti fresche provenienti dall’Atlantico faticano maggiormente a scalzare l’alta pressione.
È proprio questa maggiore persistenza degli anticicloni uno degli aspetti che, secondo molti climatologi, caratterizza le estati degli ultimi anni: periodi di caldo intenso e prolungato, intervallati da brevi ma violenti episodi di maltempo.
Per i prossimi giorni, quindi, l’attenzione resterà puntata sull’evoluzione della configurazione a omega e sulla sua durata. Se il blocco atmosferico dovesse mantenersi stabile, gran parte dell’Italia potrebbe affrontare un’altra settimana di temperature ben superiori alle medie stagionali, con picchi vicini o superiori ai 40 gradi nelle aree più esposte.
