Cosa faresti se la temperatura globale continuasse a salire – come in questi giorni – nonostante gli impegni per ridurre le emissioni? La risposta di alcuni ricercatori è radicale: usare la tecnologia per bloccare il sole.
Nel 2021, un team di scienziati dell’Università di Harvard stava per lanciare un esperimento dalla Svezia con un nome che suona come un romanzo di fantascienza: SCoPEx, Stratospheric Controlled Perturbation Experiment, un progetto per testare un metodo capace di raffreddare artificialmente la Terra. Ma una nuvola di polemiche ha fermato tutto prima del decollo.
Il piano di Harvard: nanuvole riflettenti a 20 chilometri di altezza
Immagina un pallone sonda gigante che sale fino alla stratosfera -più alto di un aereo commerciale – e rilascia una piccolissima nuvola di polvere. L’idea era lanciare un pallone sonda per raggiungere la stratosfera e rilasciare una piccola nube di carbonato di calcio, capace di creare un’area lunga un chilometro dove le particelle avrebbero filtrato i raggi solari e rispedito la radiazione nello spazio, come accade durante le grandi eruzioni vulcaniche.
Il ragionamento scientifico c’è. Le informazioni raccolte sul comportamento dell’aerosol e sulle interazioni chimiche con l’atmosfera sarebbero state preziose per migliorare le conoscenze sulla fattibilità di interventi di questo tipo. In teoria, il progetto era un “semplice” test. In pratica, ha scatenato una tempesta di critiche.
Quando la scienza incontra la resistenza: 2021, Svezia, stop
Nel marzo 2021, la Swedish Space Corporation ha annullato il volo di prova a causa delle crescenti preoccupazioni sui possibili effetti dannosi dello strato di ozono e dell’ecosistema. Le contestazioni sono arrivate da ambientalisti e leader indigeni, che si sono riversati sul campo per bloccare fisicamente il lancio.
Il motivo della rivolta? I rischi potenziali riguardano le interazioni chimiche indesiderate con l’ozono e gli effetti nocivi a lungo termine di una riduzione costante dell’irraggiamento solare sulla produzione agricola, sull’energia da fotovoltaico, sui modelli di vento e pioggia.
Harvard non ha abbandonato del tutto il progetto: il professore David Keith dell’Università di Harvard, finanziato anche da Bill Gates, ha suggerito che il progetto potrebbe trasferirsi negli Stati Uniti, ma nel 2024, a seguito delle polemiche, l’università di Harvard ha bloccato il suo progetto SCoPEx.
Mentre Harvard si fermava, arrivò Make Sunsets: la startup che vende “crediti di raffreddamento”
Nel frattempo, un’altra storia stava prendendo forma a migliaia di chilometri di distanza.
Nel 2022, la startup americana Make Sunsets, fondata a ottobre, ha condotto voli di prova non autorizzati con palloni meteorologici a elio e particelle di zolfo da Reno (Nevada) e dalla California, compresa la zona di Ventana vicino alla Baja California in Messico. Nel gennaio 2023, un mese dopo che gli esperimenti in Messico sono diventati di dominio pubblico, il governo messicano ha vietato gli esperimenti di solar radiation management sul suo territorio.
Ma Make Sunsets ha continuato. L’azienda sta già vendendo “crediti di raffreddamento” per futuri voli con palloni aerostatici al prezzo di 10 dollari ciascuno, affermando che un grammo delle loro “nuvole” di zolfo nella stratosfera compensa l’effetto di riscaldamento di una tonnellata di anidride carbonica per un anno.
È una frazione di grammo. Eppure ha un prezzo. E una promessa.
La provocazione dichiarata: attivismo climatico o follia?
Il cofondatore e amministratore delegato di Make Sunsets, Luke Iseman, riconosce che lo sforzo è in parte imprenditoriale e in parte provocatorio—”un’azione di attivismo geoingegneristico” stimolato dalla gravità della crisi climatica che richiederebbe “azioni radicali”.
Gli scienziati non sono d’accordo. Il MIT Technology Review ha intervistato ricercatori che hanno condannato la commercializzazione in questa fase iniziale: alcuni potenziali investitori affermano che non si tratti di uno sforzo scientifico serio o di un business credibile, piuttosto di un tentativo per catturare l’attenzione.
Perfino chi è favorevole alla ricerca prende le distanze. David Keith, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di geoingegneria solare, evidenzia che “la quantità di materiale in questione—meno di 10 grammi di zolfo per volo—non rappresenta alcun reale pericolo ambientale”, mentre Shuchi Talati, studioso di geoingegneria presso l’American University, sottolinea che “nessuno può vendere in modo credibile crediti che pretendono di rappresentare un risultato così specifico”.
💡 Lo sapevi?
Nel 1883, l’eruzione del vulcano Krakatoa in Indonesia iniettò tanta cenere nella stratosfera che le temperature globali calarono di 1,2°C nei quattro anni seguenti. È questo “effetto vulcano” che gli scienziati della geo-ingegneria solare cercano di replicare artificialmente—rilasciando particelle di zolfo a 20 chilometri di altitudine per riflettere i raggi solari. Il problema? Nessuno sa ancora se possiamo controllarlo, e cosa accadrebbe davvero agli ecosistemi se lo facessimo.
Il vero problema: chi decide di modificare il clima di tutti?
Frank Biermann, esperto di governance globale presso l’Università di Utrecht, è preoccupato dal fatto che la geoingegneria solare potrebbe allentare gli sforzi per ridurre le emissioni, garantendo una copertura per le aziende fossili. È il timore peggiore di molti climatologi: che lo “scudo solare” diventi una scusa per non decarbonizzare.
Il SAI modificherebbe l’equilibrio radiativo della Terra e è associato a rischi potenziali significativi, come l’impatto su eventi meteorologici estremi, ecosistemi, modelli di pioggia, raccolti agricoli, chimica dell’ozono, produzione di energia solare, salute umana. Non è solo scienza. È governance globale. È geopolitica.
Perché se una nazione lancia zolfo nella stratosfera, l’atmosfera di tutti ne risente. Le piogge in uno Stato potrebbero diminuire. I raccolti in un altro potrebbero soffrire. E non c’è un “undo” atmosferico.
Conclusione: innovazione o azzardo?
A cinque anni da quando Harvard ha dovuto abbandonare il suo esperimento, e quattro da quando il Messico ha vietato Make Sunsets, la domanda rimane sospesa: possiamo permetterci di non esplorare la geo-ingegneria solare se la decarbonizzazione non accelera? Oppure l’esplorazione stessa diventa l’alibi per non decarbonizzare?
La risposta non è ancora stata scritta. Ma la stratosfera continua a salire di temperatura.
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