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Mare pulito, la classifica europea: Italia tra i migliori ma non sul podio

La qualità delle acque di balneazione in Europa resta complessivamente molto elevata, ma la nuova analisi 2025 pubblicata dall’European Environment Agency mostra un quadro più articolato di quanto suggerisca la semplice classifica generale.

Su oltre 22.000 siti monitorati in Europa, l’85% delle acque è classificato come “eccellente”, mentre il 96% rispetta almeno gli standard minimi di qualità previsti dalla normativa europea. Solo una quota pari a circa l’1,5% risulta di qualità scarsa .

Un dato che conferma un miglioramento strutturale delle acque europee nell’ultimo ventennio, ma anche una forte disomogeneità territoriale.

Il dato chiave: Europa divisa tra eccellenze e ritardi

La fotografia della EEA evidenzia una netta separazione geografica:

  • nei Paesi mediterranei e alpini la quota di acque eccellenti supera spesso il 90–95%
  • in alcuni Paesi dell’Europa nord-occidentale e orientale la percentuale scende anche sotto il 70%

In cima alla classifica si confermano:

  • Cipro
  • Grecia
  • Bulgaria

con oltre il 95% dei siti classificati come eccellenti.

Italia: tra i grandi “bacini puliti” d’Europa

L’Italia si colloca stabilmente nella fascia alta della classifica europea.

Secondo i dati EEA 2025:

  • circa l’87–90% delle acque di balneazione italiane è eccellente
  • il resto rientra per lo più nella categoria “buona” o “sufficiente”
  • la quota di acque “scarse” resta marginale

Il dato più rilevante non è solo il livello assoluto, ma la stabilità nel tempo: l’Italia mantiene da anni una performance costante sopra la media UE.

Costa vs acque interne: il divario strutturale

Uno degli elementi più significativi del report riguarda la differenza tra tipologie di acque.

Nel 2025:

  • 88% delle acque costiere è eccellente
  • contro 78% delle acque interne (laghi e fiumi)

Le acque fluviali risultano più vulnerabili perché:

  • risentono maggiormente delle piogge intense
  • sono più esposte a scarichi urbani e agricoli
  • hanno minore capacità di diluizione naturale

Il risultato è un divario strutturale che si ripete negli anni.

Il dato più delicato: ancora acque vietate o sconsigliate

Nonostante il miglioramento generale, circa:

  • 1,5% delle acque europee è classificato come “scarso”

Questi siti possono essere soggetti a:

  • divieti temporanei di balneazione
  • avvisi sanitari
  • interventi di bonifica

Le cause principali sono:

  • scarichi di acque reflue non trattate o insufficientemente depurate
  • eventi meteorologici intensi che sovraccaricano i sistemi fognari

Perché la qualità del mare è migliorata

Il miglioramento registrato negli ultimi decenni non è casuale.

Secondo l’EEA, è il risultato di tre fattori principali:

  • investimenti nelle reti di depurazione urbana
  • riduzione degli scarichi organici non trattati
  • applicazione della Direttiva UE sulle acque di balneazione

Questi interventi hanno ridotto in modo significativo la presenza di batteri indicatori di contaminazione come Escherichia coli ed enterococchi intestinali.

Un sistema che misura la sicurezza, non la chimica

Un elemento spesso poco noto è che la classificazione europea si basa esclusivamente su parametri microbiologici.

Il sistema valuta:

  • contaminazione fecale
  • rischio sanitario immediato per i bagnanti

Non include invece:

  • pesticidi
  • microplastiche
  • inquinanti chimici complessi

Questi aspetti sono monitorati da altre direttive ambientali dell’UE, ma non rientrano nella classifica delle acque di balneazione.

Un’Europa più pulita, ma non uniforme

Il quadro complessivo è quindi duplice:

Da un lato:

  • miglioramento storico della qualità delle acque
  • standard elevati diffusi nella maggior parte dei Paesi UE

Dall’altro:

  • forti differenze territoriali
  • criticità persistenti in alcuni bacini fluviali e costieri
  • vulnerabilità agli eventi meteorologici estremi

In sintesi

Il report EEA 2025 conferma che l’Europa dispone oggi di alcune delle acque di balneazione più pulite al mondo, ma evidenzia anche una realtà meno uniforme di quanto spesso percepito.

  • 85% acque eccellenti
  • 96% almeno conformi
  • 1,5% ancora critiche
  • Mediterraneo e area alpina ai vertici
  • fiumi e laghi più vulnerabili

Un sistema complessivamente virtuoso, ma ancora esposto a squilibri territoriali e pressioni ambientali crescenti.

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