Agosto 2024. Alpi Francesi. La UTMB (Ultra-Trail du Mont-Blanc), la maratona ultra più prestigiosa d’Europa, è stata cancellata. Non per pioggia, non per valanghe. Per ondate di calore.
Questa non è notizia da titoli apocalittici. È una linea rossa.
Cosa sta accadendo alle corse in montagna?
Gli ultimi due anni hanno visto un numero record di cancellazioni di ultramaratone alpine:
- Luglio 2023: il Tour du Mont-Blanc rinviato per ondate di calore
- Agosto 2024: stessa storia, UTMB cancellata
- Estate 2025: almeno 12 gare ad alta quota in Italia, Francia e Austria cancellate
I numeri ufficiali raccontano poco. Le organizzazioni minimizzano. Ma gli atleti sanno: le montagne dove correvano dieci anni fa non sono più le stesse. Sono gli effetti del riscaldamento globale e del conseguente aumento delle temperature che influisce in maniera sempre più impattante sugli eventi sportivi. Così come abbiamo di recente visto sia nel tennis con il Roland Garros ed il malore accorso a Sinner o ancora nei Mondiali di calcio in corso di svolgimento tra Usa, Messico e Canada.
Il caldo è solo il sintomo
Sì, fa più caldo. I rifugi a quota 2000+ hanno registrato temperature fino a 10-12°C sopra la media negli ultimi tre anni. Ma il vero problema è sotto i piedi.
L’erosione accelerata: quando il permafrost (il terreno ghiacciato permanente) scongela, il suolo diventa instabile. Sentieri che erano solidi diventano fango, poi smottamenti. Le organizzazioni di gare non possono garantire la sicurezza su terreni che cambiano anno dopo anno.
La qualità dell’aria: a quote alte, durante ondate di calore, la concentrazione di ozono aumenta. Respirare diventa un rischio serio, non una sfida atletica.
Cosa dice la scienza?
Lo studio del Politecnico di Zurigo del 2023 è clamoroso: il limite della neve permanente sta salendo di 200 metri ogni decennio. Entro il 2050, gli ambienti glaciali attuali non esisteranno più. Non è una previsione. È una proiezione lineare dai dati.
Un’altra ricerca (Università di Leeds, 2024) ha mappato l’erosione sui sentieri alpini: in 10 anni, percorsi classici hanno perso tra 30-50 cm di suolo. Non sembra tanto, ma su un sentiero esposto significa rischio di cadute.
Le corse si sposteranno. O spariranno
Alcuni organizzatori stanno già agendo. La UTMB ha proposto spostamenti in quota minore e in stagioni diverse. Altre gare cercano percorsi alternativi a quote inferiori (con meno neve, ma anche meno magica).
Ma qui c’è il paradosso: il trail running esiste per la montagna ad alta quota. Spostare la gara significa snaturarla.
Cosa significa per gli atleti?
Se ami il trail running, devi accettare che il “dove” e il “quando” stanno cambiando. Le gare tradizionali diventeranno eventi storici. Nuovi percorsi emergeranno a quote diverse, con sfide diverse.
Non è tragedia. È adattamento. Come il ciclismo ha imparato a correre su terreni diversi negli ultimi 30 anni, il trail dovrà fare lo stesso.
Ma il tempo per pianificare questo cambio non è infinito. È adesso.
