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Toscana virus, cos’è l’infezione contratta da Tommaso Paradiso: sintomi, trasmissione, cure e dove è diffuso

Il cantante ha raccontato sui social di essere stato punto da un pappatacio che gli avrebbe trasmesso il Toscana virus. L’infezione è diffusa nel bacino del Mediterraneo e in Italia non riguarda soltanto la Toscana. Nella maggior parte dei casi è lieve o asintomatica, ma può provocare anche meningite e meningoencefalite

Una puntura di pappatacio e qualche giorno dopo febbre, mal di testa e malessere. È così che il Toscana virus, un arbovirus trasmesso da piccoli insetti simili alle zanzare, è tornato sotto i riflettori dopo che Tommaso Paradiso ha raccontato sui social di aver contratto l’infezione.

Il nome può però trarre in inganno. Il Toscana virus non è infatti una malattia esclusiva della Toscana e non è legato a un particolare alimento o ambiente della regione: il virus fu identificato per la prima volta proprio in Toscana nel 1971, da cui deriva la denominazione. Oggi è noto che circola in gran parte del bacino del Mediterraneo.

Cos’è il Toscana virus

Il Toscana virus è un arbovirus, cioè un virus trasmesso attraverso la puntura di un artropode. Appartiene al genere Phlebovirus e viene trasmesso principalmente dai flebotomi, comunemente chiamati pappataci.

Sono insetti di piccole dimensioni, simili alle zanzare ma generalmente più piccoli e caratterizzati dal fatto di non produrre il tipico ronzio durante il volo.

Il virus è stato isolato per la prima volta nel 1971 da pappataci raccolti in Toscana. Negli anni successivi è stata dimostrata la sua capacità di provocare nell’uomo soprattutto infezioni febbrili e, nei casi più importanti, forme neurologiche.

Come si trasmette

Il meccanismo di trasmissione è relativamente semplice: un pappatacio infetto punge una persona e inocula il virus.

Non è invece riconosciuta una trasmissione interumana ordinaria. Il Toscana virus, secondo l’ECDC, viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura di femmine infette di alcune specie di Phlebotomus.

Questo significa che non ci si contagia stando vicino a una persona infetta, attraverso tosse, starnuti o contatti quotidiani.

Il rischio è legato soprattutto alla presenza dei pappataci e aumenta durante la stagione calda. Nel Mediterraneo la loro attività si concentra indicativamente tra primavera e autunno, con un picco nei mesi più caldi, in particolare tra luglio e settembre.

Dopo quanto compaiono i sintomi

Il periodo di incubazione è generalmente di 3-7 giorni, anche se in alcuni casi può arrivare fino a circa due settimane.

La maggior parte delle infezioni passa inosservata oppure provoca sintomi lievi. Proprio per questo, secondo l’ECDC, il numero reale delle infezioni è probabilmente molto superiore a quello dei casi diagnosticati.

I sintomi più comuni

Quando l’infezione diventa sintomatica, l’esordio può essere improvviso.

Tra i disturbi più frequenti ci sono:

  • febbre, spesso elevata;
  • forte mal di testa;
  • nausea e vomito;
  • dolori muscolari;
  • malessere generale;
  • in alcuni casi eruzione cutanea.

Nelle forme non complicate la malattia tende a risolversi spontaneamente nel giro di circa una settimana. L’ISS sottolinea che molte infezioni sono asintomatiche o paucisintomatiche e quindi non arrivano nemmeno all’osservazione clinica.

Quando può diventare pericoloso

Il problema principale del Toscana virus riguarda le forme neuroinvasive.

In una parte dei pazienti il virus può interessare il sistema nervoso centrale e provocare meningite, meningoencefalite o encefalite.

In questi casi possono comparire sintomi neurologici importanti, tra cui rigidità del collo, alterazioni dello stato di coscienza e altri disturbi neurologici. L’ECDC segnala che le manifestazioni neuroinvasive possono essere severe, mentre il decesso rappresenta un evento raro.

È proprio la possibilità di provocare meningite a rendere il Toscana virus uno degli arbovirus di maggiore interesse sanitario nell’area mediterranea.

In Italia, uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità sui casi neuroinvasivi diagnosticati tra il 2016 e il 2021 ha documentato la presenza dell’infezione in diverse regioni italiane.

Dove è diffuso in Italia

Il Toscana virus non è confinato alla Toscana.

L’analisi dell’ISS relativa ai casi neuroinvasivi del periodo 2016-2021 ha documentato casi in Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto.

L’Emilia-Romagna ha rappresentato la quota maggiore dei casi osservati nello studio, seguita dalla Toscana.

Questo non significa che il rischio sia uniforme sul territorio nazionale: la presenza del virus è strettamente legata alla distribuzione dei suoi vettori e alle condizioni ambientali che ne favoriscono la presenza.

Non solo Italia: il virus circola nel Mediterraneo

Il Toscana virus è presente in numerosi Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo.

L’ECDC ne documenta la circolazione in Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Malta, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Grecia, Cipro e Turchia, oltre che in alcune aree del Nord Africa, tra cui Marocco, Tunisia e Algeria.

La sua distribuzione geografica è strettamente collegata a quella dei flebotomi che possono trasmetterlo.

L’ECDC considera inoltre possibile che il cambiamento delle condizioni climatiche e l’aumento delle temperature medie possano contribuire all’espansione dell’habitat dei pappataci e, di conseguenza, modificare nel tempo l’area di circolazione del virus.

Esiste una cura?

Al momento non esiste una terapia antivirale specifica contro il Toscana virus e non esiste un vaccino autorizzato.

Per le forme lievi il trattamento è quindi principalmente sintomatico, con riposo, idratazione e farmaci destinati a controllare febbre e dolore secondo le indicazioni del medico.

Le forme neurologiche più severe possono invece richiedere il ricovero ospedaliero e, nei casi più gravi, il trattamento in terapia intensiva.

La diagnosi non può essere stabilita semplicemente sulla base dei sintomi, che possono essere comuni a numerose altre infezioni. La conferma richiede quindi specifici test di laboratorio, attraverso la ricerca del materiale genetico virale o degli anticorpi.

Come proteggersi dai pappataci

Non essendoci un vaccino, la prevenzione passa soprattutto dalla riduzione del rischio di puntura.

Le principali precauzioni indicate dalle autorità sanitarie comprendono:

  • utilizzare repellenti sulla pelle esposta;
  • indossare abiti lunghi che coprano braccia e gambe;
  • utilizzare zanzariere e sistemi di protezione delle abitazioni;
  • quando possibile, soggiornare in ambienti schermati o climatizzati;
  • prestare particolare attenzione nelle ore in cui i flebotomi sono maggiormente attivi.

I pappataci sono inoltre molto piccoli e possono riuscire a passare attraverso alcune normali barriere utilizzate contro le zanzare, rendendo importante una protezione complessiva dell’ambiente domestico.

Il caso di Tommaso Paradiso riporta l’attenzione su un virus poco conosciuto

Il racconto di Tommaso Paradiso ha contribuito a portare all’attenzione del grande pubblico un’infezione che in realtà circola da decenni nell’area mediterranea.

Il Toscana virus non rappresenta una nuova emergenza sanitaria e non si trasmette tra persone nei normali contatti quotidiani. Per la maggior parte degli individui l’infezione decorre senza sintomi o con manifestazioni relativamente lievi.

Il rischio più importante riguarda le rare forme neuroinvasive, che possono portare a meningite o encefalite.

In un’estate caratterizzata da temperature elevate e dalla crescente attenzione verso le malattie trasmesse da vettori, il caso ricorda però l’importanza di una precauzione molto semplice: quando si trascorre tempo all’aperto nelle aree mediterranee, soprattutto durante la stagione dei pappataci, proteggersi dalle punture resta la misura più efficace.

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