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PFAS, sono a rischio anche cani e gatti: allarme dei medici ambientali Isde

Le sostanze perfluoroalchiliche, note comunemente come PFAS, continuano a rivelare nuovi canali di diffusione negli ambienti antropizzati. Secondo scientifici analizzati dal portale medico-scientifico Alcmeon e analizzati da Isde, l’associazione dei Medici per l’Ambiente , i ricercatori hanno riscontrato concentrazioni significative di questi composti chimici nel sangue e nel pelo di cani e gatti domestici. Lo studio scientifico evidenzia come gli animali da compagnia, a causa delle loro abitudini di vita e del contatto prolungato con le superfici della casa, accumulino queste sostanze in quantità spesso superiori rispetto agli esseri umani.”

Le vie di esposizione nelle mura domestiche

I PFAS sono utilizzati da decenni a livello industriale per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, trovando applicazione in tessuti antimacchia, tappeti, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. Le analisi evidenziano che gli animali domestici sono esposti a queste sostanze attraverso dinamiche sovrapponibili a quelle umane, ma amplificate da comportamenti specifici della specie.

Il contatto prolungato con pavimenti trattati con detergenti specifici, il rosicchiamento di giochi in plastica o tessuti sintetici impermeabilizzati e, non da ultimo, la composizione del cibo per animali rappresentano le principali vie di ingresso dei contaminanti. Alcuni imballaggi di crocchette e alimenti umidi utilizzano infatti rivestimenti interni trattati con sostanze perfluoroalchiliche per impedire la fuoriuscita di grassi, facilitando la migrazione dei composti chimici direttamente nel nutrimento quotidiano di cani e gatti.

Le ripercussioni sulla salute dei pet e la prevenzione

Le ripercussioni di questa contaminazione sul benessere animale sono al centro di approfondimenti veterinari ed epidemiologici. Nei mammiferi, l’accumulo di PFAS è associato a potenziali alterazioni del sistema endocrino, disfunzioni immunitarie e problematiche a carico del fegato e dei reni. Poiché gli animali domestici condividono lo stesso habitat degli esseri umani e mostrano cicli biologici più rapidi, la comparsa di patologie in cani e gatti viene considerata dai medici ambientali di ISDE come un indicatore precoce dei rischi legati all’esposizione domestica ai microinquinanti.

Dal punto di vista pratico, questo scenario richiede una revisione delle abitudini d’acquisto da parte dei proprietari. Gli esperti suggeriscono di privilegiare alimenti conservati in imballaggi certificati come privi di PFAS, di evitare l’uso di tappeti o cucce con trattamenti chimici antimacchia e di monitorare la qualità dell’acqua potabile somministrata nelle ciotole, specialmente nelle aree geografiche già storicamente interessate dalla contaminazione delle falde acquifere. La gestione del rischio si sposta così sulla consapevolezza dei consumatori e sulla trasparenza delle filiere del settore pet food e della cura degli animali.

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