Mentre il contatore dei casi in Italia resta fermo a zero, il Ministero della Salute accelera sulla prevenzione. Una nuova circolare tecnica stabilisce le “regole d’ingaggio” per medici e ospedali: dai dispositivi di protezione individuale al ruolo dello Spallanzani. Ecco il piano per blindare il Paese.
Non è un allarme, ma una prova di forza del sistema di prevenzione nazionale. Il Ministero della Salute ha emanato nelle scorse ore una nuova circolare, firmata dal capo dipartimento della Prevenzione Maria Rosaria Campitiello e dal direttore generale Sergio Iavicoli, per definire le indicazioni operative sulla gestione dei possibili casi sospetti di Hantavirus.
Il documento nasce dalla necessità di fornire risposte univoche alle Regioni e alle Province autonome, ancora scosse dal focolaio internazionale legato alla nave da crociera MV Hondius. L’approccio scelto è quello della “massima precauzione”: un’architettura di difesa che si attiva ben prima che il virus varchi i confini nazionali.
L’anamnesi del rischio: il “link epidemiologico”
Il protocollo parte da un punto fermo: la valutazione clinica. Il personale sanitario è chiamato a una raccolta anamnestica minuziosa. Non basta la sintomatologia compatibile; è fondamentale accertare il cosiddetto link epidemiologico (viaggi recenti in zone endemiche o contatto con passeggeri della MV Hondius).
Questa prima barriera consente di filtrare le segnalazioni ed evitare che il sistema sanitario venga intasato da falsi allarmi, orientando tempestivamente le misure di sanità pubblica solo dove il rischio è concreto.
Le 7 tappe del protocollo di sicurezza
Se un paziente risponde alla definizione di “caso sospetto”, la macchina dei soccorsi segue una sequenza millimetrica, codificata nella circolare:
- Protezione immediata: Fornitura al paziente di mascherina Ffp2 e guanti monouso.
- Isolamento istantaneo: Il paziente viene isolato nel luogo in cui si trova al momento della segnalazione.
- Diagnostica regionale: Prelievo dei campioni per la ricerca del virus Andes e invio ai laboratori regionali di riferimento.
- Ospedalizzazione dedicata: I casi confermati devono essere ricoverati in strutture con idonee misure di contenimento.
- Il ruolo dello Spallanzani: In assenza di centri regionali adeguati, il punto di riferimento nazionale resta l’Istituto “L. Spallanzani” di Roma.
- Trasporto in sicurezza: Attivazione del 118 con misure aggiuntive “da contatto e da droplet”.
- Tracciamento: Avvio immediato dell’identificazione dei contatti da parte del Dipartimento di Prevenzione.
Medici e infermieri: la barriera dei DPI
La circolare dedica ampio spazio alla protezione degli operatori. Durante la presa in carico e il trasporto, il personale deve indossare una dotazione completa di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).
In caso di manovre che generano aerosol (come l’intubazione o la ventilazione), il livello di protezione sale: è obbligatorio l’uso di facciali filtranti Ffp3 e il posizionamento in stanze a pressione negativa. Il Ministero ricorda che il fattore critico non è solo indossare i dispositivi, ma la loro corretta rimozione, fase in cui il rischio di contaminazione è più elevato.
La rete dei centri di riferimento
Entro quarantotto ore, le Regioni dovranno inviare al Ministero l’elenco aggiornato delle strutture sanitarie provviste di misure di contenimento. È la prova che il Piano Pandemico 2025-2029 non è un documento statico, ma un organismo vivo che si adatta alla minaccia.
“I cittadini devono stare tranquilli”, aveva dichiarato il Ministro Schillaci. Questa circolare è la traduzione tecnica di quella tranquillità: la dimostrazione che, pur in assenza di casi, l’Italia dispone di un libretto d’istruzioni dettagliato per impedire che una scintilla diventi incendio.
