La leader di Europa+ aveva raccontato di aver superato dopo anni di cure un carcinoma polmonare a piccole cellule. È una delle forme meno frequenti ma più aggressive di tumore del polmone: cresce rapidamente, tende a diffondersi presto e può tornare anche dopo una risposta iniziale alle terapie
Emma Bonino aveva parlato della sua malattia senza nascondersi. Nel 2015 aveva annunciato di avere un tumore al polmone e aveva iniziato un lungo percorso di cure. Anni dopo, nel 2023, aveva raccontato di aver superato la malattia dopo otto anni di trattamento.
Oggi, con la morte della storica leader radicale a 78 anni, la sua vicenda torna inevitabilmente al centro dell’attenzione. Ma c’è un aspetto della sua storia che permette di capire meglio una delle forme più aggressive di tumore polmonare: il carcinoma polmonare a piccole cellule, conosciuto anche come microcitoma.
È importante, però, non confondere i piani: le informazioni disponibili sul suo ultimo ricovero non consentono di affermare che il microcitoma sia stato la causa della morte. La sua storia oncologica offre piuttosto l’occasione per spiegare che cos’è questa malattia e perché rappresenta ancora una sfida per l’oncologia.
Che cos’è il microcitoma
Quando si parla di tumore del polmone non si indica una sola malattia.
Le due grandi categorie sono il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), che comprende circa l’85% dei casi, e il carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC), meno frequente ma generalmente più aggressivo.
Il nome “a piccole cellule” deriva dall’aspetto delle cellule tumorali osservate al microscopio. Il microcitoma appartiene ai tumori neuroendocrini del polmone ed è caratterizzato da una particolare velocità di crescita e dalla capacità di diffondersi precocemente.
Ed è proprio questa combinazione a renderlo così difficile da trattare.
Perché cresce così velocemente
Il microcitoma ha una caratteristica biologica fondamentale: le cellule tumorali tendono a moltiplicarsi rapidamente.
Questo significa che, rispetto ad altre forme di tumore polmonare, la malattia può aumentare di volume in tempi relativamente brevi e raggiungere altri organi precocemente.
Quando viene diagnosticato, quindi, non è raro che il tumore non sia più confinato al polmone.
Questa è una delle ragioni per cui la chirurgia, che può avere un ruolo importante in alcune forme di tumore polmonare diagnosticate precocemente, nel microcitoma viene utilizzata molto più raramente.
Il problema delle metastasi
Il microcitoma non si limita facilmente alla sede in cui è comparso.
Può diffondersi attraverso il sangue e il sistema linfatico e raggiungere, tra gli altri, cervello, fegato, ossa e ghiandole surrenali.
Dal punto di vista clinico questo porta a distinguere soprattutto due grandi situazioni: malattia a stadio limitato, quando il tumore può essere rattato all’interno di un campo di radioterapia, e malattia estesa, quando la diffusione è maggiore.
La distinzione è importante perché cambia l’obiettivo e la combinazione delle terapie.
Perché la chemioterapia può funzionare molto bene all’inizio
C’è un paradosso del microcitoma.
È un tumore particolarmente aggressivo, ma proprio perché le sue cellule si dividono velocemente può essere inizialmente molto sensibile alla chemioterapia e alla radioterapia.
Questo spiega perché alcuni pazienti possono ottenere una riduzione molto significativa della malattia dopo i primi trattamenti.
Ma una risposta importante non significa necessariamente che tutte le cellule tumorali siano state eliminate.
Ed è qui che si trova uno dei problemi principali.
Il tumore può tornare
Il microcitoma presenta un’elevata probabilità di recidiva.
In altre parole, anche quando la malattia sembra aver risposto alle terapie, alcune cellule tumorali possono essere rimaste nell’organismo. Nel tempo possono diventare nuovamente rilevabili e dare origine a una recidiva.
È uno dei motivi per cui nel microcitoma il monitoraggio dopo le terapie assume un’importanza particolare.
Ed è anche ciò che rende clinicamente significativa la storia raccontata da Bonino: nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita dal carcinoma polmonare a piccole cellule dopo un percorso terapeutico durato otto anni.
La sua esperienza dimostra anche quanto sia importante distinguere tra risposta al trattamento, remissione e guarigione. Non sono necessariamente sinonimi e, in oncologia, il significato di ciascun termine dipende dalla malattia e dal contesto clinico.
Oggi le cure non sono più quelle di vent’anni fa
Il trattamento del microcitoma è cambiato negli ultimi anni.
La terapia dipende dallo stadio della malattia, dalle condizioni del paziente e da altri fattori clinici, ma può comprendere chemioterapia, radioterapia e immunoterapia.
L’arrivo degli immunoterapici ha aggiunto nuove possibilità soprattutto nella malattia estesa. Farmaci che agiscono sul sistema immunitario possono essere associati alla chemioterapia per cercare di prolungare il controllo della malattia.
Non significa che il microcitoma sia diventato facilmente curabile. Significa però che l’arsenale terapeutico oggi è più ampio rispetto al passato.
Il fumo resta il principale fattore di rischio
C’è poi un elemento che non può essere ignorato.
Il fumo di tabacco è il principale fattore di rischio per il tumore del polmone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il carcinoma polmonare a piccole cellule è meno frequente rispetto alle forme non a piccole cellule, ma appartiene alle forme generalmente più aggressive della malattia.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) indica il tabacco come il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, responsabile di circa l’85% dei casi a livello globale. Tra gli altri fattori di rischio ci sono il fumo passivo, l’inquinamento atmosferico, il radon, alcune esposizioni professionali e l’amianto.
Il dato sul fumo è particolarmente importante proprio quando si parla di microcitoma: il legame con il tabagismo è molto forte.
Non significa che chi fuma svilupperà un tumore
Il rapporto tra fumo e tumore non deve però essere interpretato in modo deterministico.
Non significa che ogni persona che fuma svilupperà un tumore del polmone e, al contrario, non tutti i tumori polmonari si verificano in fumatori.
Il punto è epidemiologico: il fumo aumenta enormemente il rischio.
Il CDC considera infatti il fumo di sigaretta il principale fattore di rischio per il cancro del polmone e ricorda che il fumo di tabacco contiene migliaia di sostanze chimiche, molte delle quali tossiche e almeno 70 note per essere cancerogene.
E smettere di fumare rimane utile anche dopo una diagnosi: l’IARC riporta che interrompere il fumo dopo la diagnosi di tumore polmonare è associato a una migliore sopravvivenza e a una riduzione del rischio di progressione della malattia.
I sintomi possono sembrare comuni
Un altro problema del tumore del polmone è che i primi segnali non sono sempre specifici.
Tosse persistente, fiato corto, dolore toracico, perdita di peso non intenzionale, stanchezza o presenza di sangue nell’espettorato possono avere molte cause diverse e non significano automaticamente avere un tumore.
Proprio per questo, quando un sintomo respiratorio persiste o cambia nel tempo, soprattutto in presenza di fattori di rischio, è importante rivolgersi al medico.
Non esiste però un singolo sintomo che permetta di riconoscere autonomamente un microcitoma.
Perché il caso Bonino è anche una storia di prevenzione
La vicenda di Emma Bonino riporta quindi al centro una domanda molto più ampia della sua storia personale.
Quanto possiamo fare per ridurre il rischio di tumore al polmone?
La risposta più importante rimane la prevenzione del tabagismo. Ma non è l’unica.
La qualità dell’aria, l’esposizione professionale a sostanze cancerogene e la presenza di radon negli ambienti chiusi sono altri elementi che possono contribuire al rischio.
Il radon, in particolare, è un gas radioattivo naturale che può accumularsi negli edifici. L’OMS lo considera una delle principali cause di tumore polmonare dopo il fumo e sottolinea che il rischio aumenta ulteriormente nelle persone che fumano.
Una malattia che oggi si può combattere, ma che resta difficile
Il microcitoma non è più una malattia contro la quale la medicina dispone di una sola arma.
Chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e una gestione sempre più personalizzata hanno migliorato le possibilità di controllo della malattia.
Ma la sua biologia rimane particolarmente aggressiva: crescita rapida, diffusione precoce e frequenti recidive continuano a rappresentare le principali difficoltà.
La storia di Emma Bonino, al di là della sua vicenda politica e personale, mostra proprio questo paradosso: una diagnosi oncologica può aprire un percorso terapeutico lungo anni e una risposta alle cure può essere possibile anche davanti a una forma particolarmente aggressiva.
Ma il messaggio più importante, dal punto di vista della salute pubblica, rimane un altro.
Il tumore del polmone è uno dei tumori nei quali la prevenzione può fare una differenza enorme. E il principale fattore di rischio è ancora oggi qualcosa su cui è possibile intervenire: il fumo.
