Dal 30 agosto 2026 è ufficialmente in vigore il Regolamento (UE) 2026/1818, il primo testo europeo dedicato interamente al benessere e alla tracciabilità di cani e gatti. Una notizia importante ma con una precisazione che vale la pena fare subito, prima ancora di entrare nel merito: “in vigore” non significa “già applicabile”. Anzi, per alcune regole specifiche bisognerà aspettare fino al 2041.
Perché una legge europea unica su cani e gatti non esisteva ancora
Fino ad oggi, la tutela di cani e gatti era affidata alle normative dei singoli Stati membri, quando esistevano. Questa frammentazione creava condizioni molto diverse da un Paese all’altro, e secondo la Commissione Europea ha finito per favorire il commercio illegale: nell’azione coordinata condotta dall’UE nel 2022-2023 contro il traffico di cani e gatti, sono state raccolte prove di documenti contraffatti e movimenti dissimulati da paesi terzi, con centinaia di segnalazioni di sospette frodi nel solo sistema di allerta europeo.
Il contesto sociale, del resto, giustifica l’attenzione: secondo un’indagine Eurobarometro del 2023, il 44% dei cittadini UE possiede un animale da compagnia, e il 74% ritiene che il loro benessere debba essere tutelato meglio di quanto avvenga oggi. Nel 2021 si stimavano 72,7 milioni di cani e 83,6 milioni di gatti nell’Unione.
Cosa prevede davvero il regolamento
Il testo, approvato il 17 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il 10 agosto, introduce requisiti minimi per allevatori, venditori e rifugi su alimentazione, spazi, igiene, salute e riproduzione. Tra le novità più concrete:
Vengono fissati limiti alla selezione di caratteristiche fisiche estreme quando compromettono il benessere dell’animale. Si tratta di un riferimento diretto ai problemi respiratori e di salute cronici legati ad alcune razze selezionate per tratti estetici. Vietata anche la riproduzione tra soggetti strettamente consanguinei, pratica che aumenta il rischio di gravi problemi genetici.
Il regolamento vieta inoltre il collare a strozzo, limita l’uso abituale di gabbie e contenitori, e proibisce gli interventi chirurgici estetici come il taglio di orecchie o coda, salvo giustificazione medica. Gli allevatori, in base all’articolo 7, non potranno affidare a una singola casa affidataria più di cinque cani o gatti, oppure un’intera cucciolata con la madre.
Sul fronte della tracciabilità, ogni animale dovrà avere un microchip leggibile, collegato a banche dati nazionali interoperabili tra loro. Gli annunci di vendita o adozione pubblicati online dovranno riportare un codice ufficiale di verifica, insieme a un’avvertenza sul possesso responsabile: una misura pensata proprio per rendere più difficile il commercio illegale che si nasconde dietro inserzioni apparentemente innocue.
Il paradosso del calendario: in vigore oggi, applicabile (quasi) tra due anni
Qui arriva il punto più interessante, e più frainteso, di questa storia. La gran parte delle disposizioni diventerà davvero applicabile solo dal 31 agosto 2028. E per alcune regole specifiche, i tempi sono ancora più lunghi: il divieto di lasciare un cane o un gatto legato per più di un’ora consecutiva, ad esempio, scatterà per allevatori e venditori dal 2030, per i proprietari privati di cani dal 2036, e per i proprietari di gatti addirittura dal 2041.
Un calendario così dilazionato non è raro nella legislazione europea – serve tempo per adeguare strutture, prassi e controlli su scala continentale – ma rende fondamentale non confondere l’annuncio di oggi con un cambiamento immediato nella vita quotidiana di chi possiede o alleva un animale.
La posizione dell’OIPA
Per l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), si tratta comunque di un risultato atteso da tempo. Il presidente OIPA Italia, Massimo Comparotto, ha definito il regolamento un passo avanti importante, sottolineando che per la prima volta cani e gatti sono al centro di una normativa europea specifica pensata per prevenire lo sfruttamento.
L’associazione, pur accogliendo con favore il provvedimento, invita a non confondere l’entrata in vigore con l’applicazione reale, ribadendo che la maggior parte delle disposizioni arriverà solo dal 2028. Per l’OIPA, inoltre, le nuove regole europee non bastano da sole: servono anche azioni nazionali complementari – su adozioni consapevoli, contrasto al randagismo e diffusione di una cultura di rispetto verso gli animali – per rendere davvero efficace la tutela che la normativa europea inizia oggi a delineare sulla carta.
