Nel sito di S’Aliderru, nel Sassarese, la Società Sarda di Bentonite ha sostituito i forni alimentati a combustibili fossili con l’essiccazione naturale. Legambiente inserisce l’impianto nella campagna “Cantieri della Transizione Ecologica”
A S’Aliderru, nel Sassarese, è il sole a fare il lavoro che un tempo spettava ai forni. La bentonite esce dalla miniera, viene lavorata e poi stesa nei piazzali per asciugarsi all’aria aperta, sfruttando il caldo e il vento della Sardegna. Un processo industriale che, almeno in questa fase della filiera, ha mandato in pensione i combustibili fossili.
È qui, nel cuore della Città metropolitana di Sassari, che la Società Sarda di Bentonite (Ssb), parte del gruppo Clariant, ha costruito il proprio modello di essiccazione naturale. Un’esperienza che Legambiente ha scelto come protagonista della 43esima tappa dei “Cantieri della Transizione Ecologica”, la campagna con cui l’associazione racconta progetti e innovazioni legati alla riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi.
I numeri forniti per lo stabilimento raccontano la portata della trasformazione: nel 2022 il passaggio all’essiccazione solare avrebbe consentito di evitare 14.253 tonnellate di CO₂, ridurre del 79% le emissioni dirette e eliminare l’utilizzo di circa 4.200 tonnellate di olio combustibile. A cambiare è stata anche la logistica: trattare la bentonite direttamente vicino alla miniera avrebbe ridotto del 95% le emissioni legate al trasporto, evitando oltre 8.500 viaggi su strada.
Cos’è la bentonite?
È un’argilla naturale di origine vulcanica, particolarmente ricca di minerali capaci di assorbire acqua e gonfiarsi. Proprio questa caratteristica la rende una materia prima utilizzata in numerosi settori industriali, dalla fonderia all’ingegneria civile, fino all’industria cartaria e ai processi di filtrazione. A S’Aliderru viene estratta in una miniera a cielo aperto e poi lavorata direttamente sul posto: è qui che entra in gioco il sistema di essiccazione naturale, con l’argilla stesa nei piazzali e asciugata sfruttando sole e vento.
Dalla miniera ai piazzali
La bentonite viene estratta nella vicina miniera a cielo aperto di Case S’Aliderru. Una volta portata nell’impianto, viene frantumata, attivata con carbonato di sodio e distribuita nei piazzali in strati uniformi.
A quel punto entrano in gioco sole e vento. Il materiale viene rivoltato continuamente con mezzi agricoli per favorire l’essiccazione e, una volta raggiunto il livello necessario, viene raccolto e stoccato all’aperto. Secondo la società, con le prime piogge sulla bentonite si forma una crosta naturale impermeabile che protegge il materiale sottostante.
Nel 2022 la produzione di bentonite essiccata al sole ha raggiunto le 227 mila tonnellate. Dal 2020, inoltre, lo stabilimento dichiara di utilizzare esclusivamente energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.
L’esperimento anche d’inverno
Il problema, naturalmente, arriva quando il sole si fa più debole e le temperature scendono. Per questo dal 2024 il sito ha sviluppato il progetto “Winter Drying”, con l’obiettivo di prolungare l’essiccazione naturale anche durante i mesi invernali.
Sono state introdotte tecniche di gestione dei terreni, tra cui la compattazione controllata e l’aratura a solchi alternati. Secondo i dati dell’azienda, il sistema ha permesso di anticipare di un mese il primo raccolto e di aggiungere un terzo ciclo produttivo annuale.
La produttività per superficie sarebbe così cresciuta di quasi il 10% rispetto al 2023, mentre il ricorso residuo ai forni termici sarebbe stato azzerato.
Il caso studiato da Legambiente
Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, l’esperienza di S’Aliderru dimostra che anche un comparto tradizionalmente considerato ad alto impatto, come quello estrattivo, può intervenire sui propri processi produttivi.
Il punto, secondo l’associazione, è proprio la possibilità di far coincidere riduzione delle emissioni e competitività industriale. Nel caso sardo, il passaggio all’essiccazione naturale ha riguardato non soltanto l’energia utilizzata nello stabilimento, ma anche la movimentazione del materiale e quindi il numero di trasporti su strada.
Fabio Granitzio, responsabile dei siti Clariant in Sardegna, rivendica invece il lavoro svolto dai tecnici dello stabilimento per ampliare la capacità di essiccazione naturale e ridurre l’impronta ambientale della produzione.
Una filiera da oltre 230 mila tonnellate
La Società Sarda di Bentonite produce ogni anno oltre 230 mila tonnellate di argille bentonitiche, utilizzate in diversi settori industriali, dalla fonderia alla produzione della carta fino all’ingegneria civile.
La società fa parte del gruppo Clariant dal 2012 e gestisce una filiera che comprende la miniera di Case S’Aliderru e il polo di Santa Giusta, un tempo utilizzato per l’essiccazione termica e oggi destinato alla logistica e alle spedizioni internazionali.
Il sito sardo diventa così uno dei casi inseriti nel percorso dei “Cantieri della Transizione Ecologica”: non una trasformazione dell’intero comparto minerario, ma un esempio concreto di come un processo industriale possa essere ripensato sfruttando una risorsa che, in Sardegna, non manca: il sole.
I “Cantieri della Transizione Ecologica”?
La campagna di Legambiente è partita nel maggio 2023 con l’obiettivo di raccontare, attraverso esempi concreti, come imprese, comunità e amministrazioni stanno affrontando la transizione ecologica in Italia. Il progetto raccoglie esperienze legate alla riduzione delle emissioni, alle energie rinnovabili, all’economia circolare, all’innovazione e all’uso più efficiente delle risorse. Quella di S’Aliderru è la 43esima tappa del percorso: l’associazione ha scelto lo stabilimento sardo per mostrare come anche un’attività estrattiva possa intervenire sui propri processi produttivi per ridurre consumi energetici, trasporti e impatto climatico.
