Mentre l’Unione Europea accelera sui decreti per la decarbonizzazione, a livello locale la transizione si scontra con il muro della burocrazia e delle autorizzazioni frammentate. Il caso della Toscana è emblematico: alla regione mancano oltre 200 MegaWatt (MW) di potenza installata da fonti pulite per rispettare la tabella di marcia. A lanciare l’allarme è l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze, che chiede un cambio radicale di rotta: stop alla valutazione caotica dei singoli progetti locali e via libera a una governance strategica unica.
Il rischio concreto, senza un’inversione di tendenza nei prossimi mesi, è un ritardo strutturale nei target di indipendenza fossile e di stabilità dei prezzi dell’energia per imprese e cittadini.
I numeri del divario: l’analisi dei dati Terna
Potenza Rinnovabile in Toscana (MW)
Per comprendere l’entità del rallentamento della transizione energetica Toscana, è necessario analizzare i dati ufficiali di Terna (la società che gestisce la rete elettrica nazionale) citati dalla Commissione Ambiente e Energia dell’Ordine. La discrepanza tra la potenza pianificata e quella effettivamente allacciata alla rete evidenzia un collo di bottiglia autorizzativo, non una mancanza di iniziativa da parte degli investitori.
- Installato reale (2021-2026): 900 MegaWatt complessivi.
- Obiettivo intermedio mancato: 1125 MegaWatt (un deficit reale di oltre 200 MW).
- Target di fine anno: La quota da raggiungere per rimanere in linea con i patti europei è di 1400 MW.
Il paradosso strutturale risiede nel fatto che il territorio non soffre di carenza di proposte. Nei cassetti degli uffici tecnici della Regione vi sono richieste di istruttoria e valutazione pendenti per ben 3500 MegaWatt. Si tratta di una quantità di energia pulita teorica sufficiente non solo a coprire le necessità immediate, ma a ipotecare con largo anticipo gli obiettivi comunitari fissati per il 2030.
La “politica della margherita” e la tutela del territorio
Secondo Stefano Corsi, coordinatore della commissione energia degli ingegneri fiorentini, il punto debole risiede nell’affrontare il tema normativo come una “margherita da sfogliare via via”, ovvero analizzando un singolo impianto alla volta senza una visione d’insieme. Questo metodo genera incertezza per le aziende e alimenta le storiche contrapposizioni con i comitati locali, preoccupati per l’impatto visivo delle energie rinnovabili Toscana sui paesaggi di pregio e sulle aree agricole.
La soluzione ingegneristica proposta prevede un dialogo preventivo con le comunità, supportato da una pianificazione tecnica trasparente che stabilisca a monte dove e come costruire. L’autonomia energetica regionale e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili sono passaggi obbligati per garantire la stabilità economica del sistema industriale toscano a lungo termine.
