l benessere psicologico del personale scolastico torna al centro del dibattito istituzionale e sindacale. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) è intervenuto ufficialmente per analizzare le condizioni di salute mentale e lo stress occupazionale che colpiscono gli insegnanti italiani, sollecitando un approccio metodologico rigoroso e lontano da letture emergenziali. La riflessione muove dall’esame di alcune rilevazioni indipendenti destinate a far discutere l’opinione pubblica.
L’analisi dei dati sul disagio e i limiti epidemiologici
Il dibattito recente richiama i dati raccolti dal medico Vittorio Lodolo D’Oria, il quale, attraverso il monitoraggio di fonti pubbliche e cronache giornalistiche, ha censito 110 casi di suicidio tra il personale docente nel decennio 2014-2024, quantificando una media parziale di circa dieci o undici episodi all’anno. Rapportati a una platea complessiva di circa un milione e mezzo di cattedre, tali numeri delineerebbero una frequenza approssimativa di 7-8 casi ogni centomila insegnanti.
Il CNDDU precisa tuttavia che queste elaborazioni non costituiscono una statistica epidemiologica ufficiale, poiché i sistemi di rilevazione nazionale correnti non catalogano i suicidi in base all’appartenenza professionale. Non è quindi possibile determinare un’incidenza statisticamente superiore del comparto scuola rispetto ad altri settori lavorativi. Ciononostante, il presidente del Coordinamento, il professor Romano Pesavento, evidenzia che l’indicatore numerico, pur richiedendo estrema prudenza interpretativa, conferma l’esistenza di una diffusa sofferenza professionale all’interno delle mura scolastiche.
Le dimensioni del burnout secondo il modello di Maslach
La letteratura scientifica inquadra l’insegnamento tra le professioni ad alta intensità relazionale, caratterizzate da un elevato dispendio di energie cognitive ed emotive. Gli studi di psicologia del lavoro dimostrano una marcata esposizione della categoria al rischio di stress lavoro-correlato ed esaurimento psicofisico.
Le dinamiche del fenomeno trovano riscontro nel modello teorico di Christina Maslach, che articola la sindrome da burnout in tre dimensioni specifiche:
- L’esaurimento emotivo, identificabile come lo svuotamento progressivo delle risorse psicologiche individuali;
- La depersonalizzazione, che si traduce in un atteggiamento di distacco, freddezza e cinismo nelle relazioni quotidiane;
- La riduzione dell’efficacia personale, ovvero la progressiva perdita di fiducia nel valore sociale e didattico del proprio ruolo.
Questo processo si sviluppa in modo lento e spesso invisibile, amplificato dalle profonde trasformazioni che hanno investito la figura del docente. All’insegnamento tradizionale si sono sommate responsabilità complesse legate alla gestione del disagio giovanile, dell’inclusione, delle fragilità familiari e delle nuove vulnerabilità sociali. A questo quadro si aggiungono l’esplosione degli adempimenti burocratici, la costante pressione organizzativa e la percezione di un progressivo indebolimento del prestigio sociale della professione, accompagnato dall’aumento di episodi di delegittimazione e aggressione fisica o verbale da parte di contesti esterni alla scuola.
Le proposte del CNDDU per una strategia strutturale
Di fronte a quello che viene definito un indicatore dello stato di salute dell’intero sistema educativo, il CNDDU ritiene non più rinviabile l’adozione di tutele sistemiche basate sull’articolo 32 della Costituzione italiana e sui dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sotto il profilo socio-educativo, la richiesta punta all’attivazione stabile di presidi di supporto psicologico per il personale, percorsi di formazione continua sulla gestione dello stress e l’introduzione di modelli organizzativi cooperativi, con un occhio di riguardo per le cattedre operanti in contesti di elevata complessità o degrado territoriale.
Sul piano sindacale, la posizione espressa da Romano Pesavento invoca una revisione delle modalità di esercizio della professione. Le rivendicazioni del CNDDU includono la richiesta di una drastica semplificazione burocratica, una più equilibrata redistribuzione dei carichi di lavoro, l’introduzione di strumenti permanenti di monitoraggio dello stress lavoro-correlato specifici per il comparto scuola e misure di tutela legale contro le aggressioni. Secondo il Coordinamento, investire sul benessere degli insegnanti attraverso adeguate politiche contrattuali e il riconoscimento del loro ruolo rappresenta l’unico strumento per garantire la qualità dell’istruzione e la tenuta democratica del Paese.
