Il legame tra ciò che accade nella nostra pancia e la salute del nostro cervello è sempre più stretto, e l’ultima scoperta scientifica potrebbe letteralmente cambiare la storia della neurologia. Un importante studio internazionale ha infatti individuato una correlazione decisiva tra le alterazioni del microbiota intestinale e il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.
La ricerca, che vanta un fondamentale contributo della scienza italiana, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine e ha ricevuto il sostegno economico della Michael J. Fox Foundation (la fondazione nata nel 2000 per volere dell’attore di “Ritorno al Futuro”) e di Aligning Science Across Parkinson’s.
Il ruolo della ricerca italiana nel progetto internazionale
Il progetto, denominato “Parkinson Microbioma”, è stato coordinato a livello globale dal professor Anthony H. V. Schapira dell’University College London. Tuttavia, l’Italia ha giocato un ruolo di primissimo piano.I centri di riferimento nel nostro Paese sono stati la Fondazione IRCCS Mondino di Pavia e la Neurologia dell’IRCCS di Reggio Emilia
A dare ulteriore lustro al nostro panorama scientifico è la firma della prima autrice dello studio: Elisa Menozzi, ricercatrice reggiana che opera presso il Queen Square Institute of Neurology di Londra.
Come il microbiota può “predire” il Parkinson
Ma in cosa consiste, nel concreto, questa scoperta? I ricercatori si sono concentrati sul microbioma, ovvero il patrimonio genetico dei miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino.
Dall’analisi dei dati è emerso che specifiche anomalie e alterazioni di questa flora batterica non sono semplici “effetti collaterali” della malattia, ma veri e propri indicatori precoci. In parole semplici: le alterazioni del microbiota intestinale permettono di identificare i soggetti a rischio ancora prima che compaiano i classici sintomi motori del Parkinson (come i tremori o la rigidità).
L’asse intestino-cervello: cosa dice la letteratura scientifica?
Questo studio su Nature Medicine si inserisce in un filone di ricerca in fortissima crescita. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha accumulato prove schiaccianti sull’asse intestino-cervello (gut-brain axis). Molti studi recenti presenti in letteratura confermano che il sistema nervoso enterico comunica costantemente con il sistema nervoso centrale. Diverse ricerche ipotizzano che il Parkinson possa addirittura “nascere” nell’intestino a causa del ripiegamento anomalo della proteina alfa-sinucleina, che viaggerebbe poi fino al cervello attraverso il nervo vago. Un microbiota alterato (disbiosi) favorisce uno stato infiammatorio permanente che indebolisce le barriere protettive dell’organismo.
Verso una nuova era di prevenzione e benessere
Questa scoperta non è solo un successo da laboratorio, ma ha un impatto potenziale enorme sulla nostra salute quotidiana. Curare il benessere intestinale attraverso una corretta alimentazione, l’uso mirato di probiotici e uno stile di vita sano non è più solo una buona abitudine per la digestione, ma diventa una vera e propria strategia di neuroprotezione.
La strada verso una cura definitiva è ancora lunga, ma grazie al lavoro di ricercatori straordinari e all’eccellenza italiana, oggi sappiamo che il futuro della medicina neurologica passa anche dalla salute del nostro intestino.
