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El Niño sarà devastante come si dice? Ecco cosa può succedere davvero. Anche in Italia

Negli ultimi giorni si parla molto degli effetti “devastanti” che El Niño potrebbe scatenare tra fine 2026 e inizio 2027. È uno di quei casi in cui i titoli allarmistici, per una volta, non sono lontani dai numeri reali. Ma i numeri, da soli, raccontano una storia più precisa e più interessante di un generico “attenzione, arriva El Niño”. Proviamo ad andare oltre l’allarme e a capire concretamente cosa potrebbe succedere, dove, e con quanta certezza.

Il fenomeno, in breve

El Niño è la fase calda dell’oscillazione ENSO (El Niño-Southern Oscillation): un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale, che si alterna irregolarmente a una fase fredda (La Niña) e a condizioni neutre. Si verifica normalmente ogni 2-7 anni e dura in genere 9-12 mesi. Quello attuale, però, potrebbe protrarsi più a lungo del solito, fino alla primavera 2027.

I numeri che rendono questo evento diverso dal solito

Secondo l’aggiornamento del Climate Prediction Center (NOAA) del 24 agosto 2026, la probabilità che El Niño raggiunga un’intensità “molto forte” supera il 90% in tre trimestri consecutivi: settembre-novembre, ottobre-dicembre e novembre-gennaio.

Più delicata, e per questo va spiegata con attenzione, è la stima sulla possibilità di un evento “senza precedenti” nelle rilevazioni iniziate nel 1950: le fonti che abbiamo verificato riportano stime che oscillano tra il 69% e il 97%, un intervallo ampio che riflette l’incertezza intrinseca di una previsione a diversi mesi di distanza, non un dato univoco su cui costruire titoli definitivi.

Sotto la superficie dell’oceano sono state osservate anomalie termiche fino a +10°C. Il picco d’intensità è atteso tra ottobre e dicembre 2026. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, in una dichiarazione del 3 settembre, prevede una maggiore probabilità di temperature sopra la media in quasi tutte le aree terrestri del pianeta tra settembre e novembre.

La mappa di chi rischia cosa

È qui che vale la pena essere concreti, distinguendo tra pattern storici ben documentati (cosa è successo nei precedenti El Niño forti) e proiezioni specifiche per questo evento.

Zone a rischio siccità e incendi. Australia, Indonesia, Filippine, Malesia, Thailandia, Sudafrica, India, Amazzonia settentrionale e Brasile nord-orientale sono le aree storicamente più vulnerabili. In India, El Niño è spesso associato a un monsone più debole, con conseguenti crisi idriche. In Australia il fenomeno tende ad aumentare il rischio di bushfire di grande portata.

Zone a rischio alluvioni e frane. Perù, Ecuador e parte del Cile possono ricevere precipitazioni eccezionalmente abbondanti. Anche gli Stati Uniti meridionali e la California tendono a diventare più piovosi, con un aumento delle tempeste invernali legato allo spostamento della corrente a getto del Pacifico. Al contrario, gli Stati Uniti settentrionali, fino ai Grandi Laghi, tendono verso condizioni più calde e secche.

Uragani e cicloni. Nell’Atlantico il segnale prevalente è una riduzione di numero e intensità degli uragani, perché El Niño aumenta il wind shear verticale (un fattore che ostacola la formazione dei sistemi tropicali). Nel Pacifico centro-orientale vale l’opposto: le acque più calde possono favorire una maggiore attività ciclonica.

Pesca. Lungo le coste di Perù ed Ecuador, il blocco dell’upwelling -la risalita di acque fredde e ricche di nutrienti che alimenta il plancton alla base della catena alimentare – può causare il collasso degli stock di acciuga, una specie cruciale per l’economia locale e per l’industria mangimistica globale (viene usata nell’acquacoltura in tutto il mondo). Non è un’ipotesi astratta: il Perù ha già imposto limiti alla pesca dell’acciuga quest’anno, con i prezzi in forte aumento.

Ecosistemi marini: nel Pacifico, ondate di calore marino più frequenti possono danneggiare coralli, plancton e popolazioni ittiche, con rischio di sbiancamento diffuso delle barriere coralline. Si tratta di un fenomeno già osservato nei precedenti eventi di forte intensità.

L’effetto sui raccolti e sui prezzi alimentari

Gli impatti non restano confinati alle mappe meteorologiche. La siccità attesa in Asia sud-orientale, Australia e India rischia di ridurre i raccolti di riso, grano e mais, con una pressione al rialzo sui prezzi alimentari globali. In Sud America vale lo schema opposto. Le piogge eccessive possono infatti danneggiare alcune colture, pur portando benefici locali in altre aree, tipicamente quelle più aride in condizioni normali.

💡 Lo sapevi?

El Niño e La Niña non sono eventi isolati, ma le due fasi opposte dello stesso ciclo naturale (ENSO). Dopo un Super El Niño molto intenso, non è raro che il Pacifico “rimbalzi” verso una fase di La Niña altrettanto marcata nell’arco di uno o due anni — un pattern osservato, ad esempio, dopo l’evento del 1997-98.

Un possibile record di temperatura globale

Sommandosi al riscaldamento climatico di fondo, un Super El Niño di questa intensità potrebbe contribuire a un nuovo record di temperatura media globale: secondo alcune stime, l’aggiunta potrebbe essere di circa 0,2°C, sufficiente perché il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato. Vale la pena ricordare che l’evento El Niño 1997-98, tra i più forti mai osservati, contribuì proprio in questo modo ai record di temperatura globale di fine anni ’90.

E l’Italia? Qui serve onestà, non allarmismo

È la parte in cui conviene resistere alla tentazione di riempire il vuoto con proiezioni che non esistono ancora. L’Italia e l’Europa sentono gli effetti di El Niño in modo meno diretto rispetto alle zone tropicali affacciate sul Pacifico. Per l’estate 2026, le proiezioni avevano indicato temperature superiori alla media in tutta Italia, con anomalie fino a 2°C, insieme a fasi di tempo instabile alternate a caldo intenso: uno schema che, di fatto, si è visto nelle ondate di calore delle ultime settimane.

Per quanto riguarda l’inverno 2026-2027, però, le fonti meteorologiche più rigorose sono chiare: è ancora troppo presto per previsioni affidabili. L’andamento del tempo europeo dipende in misura maggiore da altri due indici — la NAO (North Atlantic Oscillation) e l’AO (Arctic Oscillation), legata al vortice polare rispetto alla sola influenza di El Niño. Il prossimo aggiornamento utile del Climate Prediction Center è atteso per il 10 settembre 2026, con un quadro più completo previsto solo a inizio ottobre.

Non è la prima volta, ma potrebbe essere la più forte

Ad oggi la storia climatica recente registra cinque “Super El Niño” conclamati, oltre a eventi più antichi identificati dai paleoclimatologi come “Mega-Niños”. Il caso più noto resta quello del 1997-98: alluvioni devastanti in Cina (220 milioni di persone coinvolte), gravi siccità in diverse aree tropicali, danni economici ingenti su scala globale. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha definito l’evento 2026-2027 in grado di spingere il pianeta in una “zona di pericolo estremo” — un giudizio che riflette la severità delle proiezioni attuali, più che una certezza già verificata sul campo.

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