Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Euribor, la Corte Ue: «Nessuna nullità automatica dei mutui». Ma resta aperta la tutela dei consumatori

La sentenza sul caso Livronsa chiarisce i limiti dell’effetto delle decisioni antitrust della Commissione europea. Assoutenti: «Ora saranno i giudici nazionali a valutare i singoli contratti»

Non c’è una nullità automatica dei mutui indicizzati all’Euribor per effetto delle decisioni europee sulla manipolazione del parametro. Ma la partita per i consumatori non è chiusa. È questo, in estrema sintesi, il punto centrale della sentenza pronunciata oggi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-60/25, Livronsa, nata da un rinvio pregiudiziale della Corte d’Appello di Cagliari.

La vicenda riguarda le possibili conseguenze sui contratti di mutuo delle decisioni con cui la Commissione europea ha accertato un’intesa anticoncorrenziale nel mercato dei derivati sui tassi di interesse in euro e le condotte di manipolazione dell’Euribor.

Nel procedimento è intervenuta anche Assoutenti, in rappresentanza dei consumatori.

La Corte Ue: l’infrazione non rende nullo automaticamente il mutuo

La Corte ha chiarito che l’articolo 101, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e l’articolo 16, paragrafo 1, del regolamento CE n. 1/2003 non comportano automaticamente la nullità di una clausola contrattuale che richiami l’Euribor.

Il principio è rilevante perché impedisce di estendere in modo automatico l’accertamento compiuto dalla Commissione europea a tutti i contratti di finanziamento che utilizzano il parametro.

Secondo la Corte, infatti, l’accertamento relativo alla manipolazione dell’Euribor in uno specifico mercato non può, da solo, determinare la nullità di una clausola contenuta in un contratto appartenente a un mercato diverso quando le parti di quel contratto sono estranee all’intesa anticoncorrenziale e il contratto non è stato concluso per attuare o dare effetto alla condotta illecita accertata.

In altre parole, non basta che un mutuo sia indicizzato all’Euribor perché la relativa clausola possa essere considerata automaticamente nulla sulla base del diritto antitrust europeo.

Le decisioni della Commissione vanno valutate nei loro limiti

Un altro passaggio importante della sentenza riguarda il valore degli accertamenti contenuti nelle decisioni della Commissione europea.

Il giudice nazionale deve tenerne conto, ma deve considerarne la natura e la portata sostanziale, personale, temporale e territoriale. L’accertamento di un’infrazione non può quindi essere esteso oltre ciò che la stessa decisione della Commissione ha effettivamente stabilito.

La distinzione è particolarmente importante nelle controversie sui mutui: i contratti sottoscritti dai consumatori non coincidono automaticamente con i rapporti giuridici e con il mercato oggetto dell’intesa anticoncorrenziale accertata a livello europeo.

Ma per i mutuatari la porta non è chiusa

La parte forse più importante della pronuncia, dal punto di vista dei consumatori, è però quella relativa al ruolo dei giudici nazionali.

La Corte di giustizia precisa infatti che, quando si tratta di rapporti contrattuali diversi da quelli direttamente interessati dall’intesa e conclusi tra soggetti estranei alla stessa, spetta ai giudici nazionali stabilire, sulla base del diritto interno, quali possano essere la portata e le conseguenze dell’eventuale violazione di norme nazionali sulle clausole contrattuali.

La sentenza, dunque, esclude l’automatismo fondato esclusivamente sull’articolo 101 TFUE e sulle decisioni della Commissione europea, ma non cancella gli eventuali strumenti di tutela previsti dall’ordinamento nazionale.

Saranno quindi le caratteristiche del singolo contratto, le circostanze della sua stipula e le prove disponibili a dover essere valutate caso per caso.

Assoutenti: «Ora spetta ai giudici valutare le singole situazioni»

«La Corte di giustizia ha escluso che dalla sola decisione della Commissione europea possa discendere automaticamente la nullità di tutti i mutui indicizzati all’Euribor. Ma questo non significa affatto che ogni questione relativa ai contratti interessati dalla manipolazione possa considerarsi definitivamente chiusa», afferma Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti.

La pronuncia, aggiunge, «delimita il campo di applicazione dell’articolo 101 TFUE e, nello stesso tempo, riconosce che spetta ai giudici nazionali valutare, secondo il diritto interno, la portata e le conseguenze sui rapporti contrattuali».

«È esattamente su questo terreno che dovranno essere verificate le singole situazioni», conclude Melluso.

Nessuna sanatoria generale delle clausole Euribor

Sul punto interviene anche l’avvocata Maria Laura Ficola, difensore costituito per Assoutenti davanti alla Corte di giustizia insieme all’avvocata Armida Dal Bo.

La sentenza, osserva Ficola, «esclude che la nullità antitrust si estenda automaticamente alle clausole dei mutui conclusi da soggetti estranei all’intesa e appartenenti a un mercato diverso».

Le decisioni relative al caso EIRD, dunque, «non determinano da sole l’invalidità della clausola né consentono di presumere effetti precisi sul tasso applicato».

Questo, però, «non equivale a una generale dichiarazione di validità delle clausole indicizzate all’Euribor». Restano infatti da valutare le eventuali questioni fondate su autonome disposizioni del diritto nazionale, che dovranno essere esaminate dai giudici «alla luce delle caratteristiche e delle prove relative al singolo contratto, nel rispetto del principio di trasparenza sostanziale».

Cosa cambia adesso per chi ha un mutuo Euribor

La conseguenza pratica della sentenza è quindi soprattutto una: non esiste una regola europea che consenta di dichiarare automaticamente nulli tutti i mutui indicizzati all’Euribor sulla base delle decisioni antitrust della Commissione.

Questo non significa, però, che ogni posizione sia identica o che non possano esistere profili di illegittimità da far valere davanti ai giudici nazionali.

La valutazione dovrà essere effettuata contratto per contratto, verificando le clausole, il contesto nel quale il finanziamento è stato sottoscritto, le condotte eventualmente rilevanti e le norme dell’ordinamento nazionale applicabili.

La sentenza della Corte di giustizia mette dunque un punto fermo sull’interpretazione del diritto europeo, ma lascia ai tribunali nazionali il compito di affrontare le eventuali conseguenze civilistiche sui singoli rapporti.

Per milioni di famiglie e imprese che negli anni hanno avuto finanziamenti legati all’Euribor, la vicenda non si chiude quindi con una pronuncia automatica di nullità — né con una generale dichiarazione di validità delle clausole. La prossima partita si giocherà nei singoli contratti e davanti ai giudici nazionali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *