Il senatore Luca De Carlo (FdI) propone quote di sicurezza per i principali bacini della provincia di Belluno: «La crisi dell’acqua non è più solo un problema della montagna»
La crisi idrica dei laghi bellunesi arriva in Parlamento. Il senatore bellunese di Fratelli d’Italia Luca De Carlo ha presentato un disegno di legge dal titolo “Disposizioni in materia di livelli minimi d’invaso dei laghi della Provincia di Belluno”, con l’obiettivo di fissare quote minime di sicurezza per i principali bacini idrici del territorio.
La proposta nasce dalla crescente preoccupazione per l’impoverimento delle riserve d’acqua e per gli effetti che siccità, cambiamento climatico, utilizzi idroelettrici e irrigui e riduzione della disponibilità idrica stanno producendo sugli ecosistemi montani.
«Con questa proposta, riporto la questione idrica bellunese e veneta sotto i riflettori nazionali», spiega De Carlo, sottolineando come la crisi dell’acqua non possa più essere considerata esclusivamente un problema della montagna.
Laghi sempre più poveri d’acqua
Nella relazione che accompagna il disegno di legge si parla di “vere e proprie emergenze”, in particolare per quanto riguarda il progressivo prosciugamento dei corpi idrici interni, con conseguenze potenzialmente rilevanti per gli ecosistemi e per le comunità locali.
L’attenzione si concentra sui principali laghi della provincia di Belluno, dove secondo il senatore si registra da tempo un costante impoverimento della portata.
Alla base del fenomeno ci sarebbe una combinazione di fattori: estati più siccitose, inverni miti, ritiro dei ghiacciai, prelievi per la produzione idroelettrica e per l’irrigazione e riduzione dell’acqua disponibile nei corsi d’acqua che alimentano i laghi.
Un caso emblematico è quello del fiume Piave, le cui acque vengono convogliate per circa 200 chilometri di condotte, con possibili ripercussioni sul deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua.
Le quote minime per i laghi
Il disegno di legge individua specifici livelli minimi d’invaso per i principali bacini della provincia.
Per il Lago di Centro Cadore, la quota minima sarebbe fissata a 673,5 metri sul livello del mare, con un innalzamento a 678 metri durante il periodo estivo, da giugno a settembre.
Per il Lago di Santa Croce, la soglia sarebbe di 378 metri, che diventerebbero 382 metri nei mesi estivi.
Per il Lago del Corlo, invece, il livello minimo sarebbe fissato a 256 metri, con una quota estiva di 262 metri.
Per il Lago del Mis, il riferimento sarebbe rappresentato dalle quote previste dalle norme di attuazione del Piano per il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Per i bacini lacustri minori viene invece stabilito un criterio generale: il livello dell’acqua non dovrebbe mai scendere al di sotto dei due terzi della quota di massimo invaso.
«Non è una contrapposizione tra montagna e pianura»
La proposta non riguarda soltanto la tutela dei laghi. De Carlo chiede infatti una revisione complessiva della gestione della risorsa idrica, coinvolgendo Regione Veneto, Autorità di bacino e territori.
«Non si tratta quindi di una contrapposizione tra montagna e pianura – sottolinea – ma della consapevolezza che stiamo affrontando una questione che richiede la partecipazione di tutti i territori e di tutte le parti in causa».
Tra le misure indicate c’è anche una riduzione dei prelievi dal Piave, insieme a una revisione del bilancio idrico regionale e alla realizzazione in pianura di bacini destinati alla raccolta dell’acqua piovana.
Livelli aggiornabili se il clima cambia
Uno degli aspetti più interessanti del provvedimento riguarda la possibilità di aggiornare le quote minime qualora i cambiamenti climatici rendano insufficienti i valori stabiliti.
Il ddl prevede infatti che i parametri possano essere rivisti in presenza di fenomeni climatici particolarmente avversi, proprio per evitare che le soglie individuate diventino rapidamente inadeguate rispetto a una disponibilità d’acqua sempre più variabile.
L’obiettivo dichiarato è garantire che i laghi mantengano una riserva minima di sicurezza, tutelando contemporaneamente l’equilibrio ecologico, il territorio e le attività economiche che dipendono dalla risorsa idrica.
«L’acqua è una risorsa fondamentale e irrinunciabile per assicurare qualità di vita e sviluppo economico delle comunità bellunesi», conclude De Carlo. La sfida, ora, è trasformare questa proposta in una strategia più ampia per affrontare una crisi idrica che, con il cambiamento climatico, riguarda sempre più l’intero Paese.
