I ghiacciai alpini tornano sotto osservazione. Da lunedì 17 agosto prende il via la settima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna internazionale di Legambiente realizzata in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana. Fino al 3 settembre, la Carovana attraverserà l’arco alpino italiano e francese per fotografare lo stato di salute dei ghiacciai e raccontare gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica sulle montagne.
Dopo l’anteprima sull’Adamello, la prima tappa del 2026 porterà gli esperti oltre i confini italiani, sul ghiacciaio della Grande Motte, nel cuore delle Alpi della Vanoise, all’interno del Parco nazionale della Vanoise.
La scelta non è casuale. Le alte temperature stanno modificando rapidamente gli ambienti d’alta quota e il ritiro dei ghiacci non rappresenta soltanto una questione paesaggistica: coinvolge la disponibilità d’acqua, la stabilità dei versanti, gli ecosistemi alpini e la sicurezza delle comunità che vivono a valle.
La prima tappa sul ghiacciaio della Grande Motte
Il viaggio della Carovana inizierà in Francia e proseguirà fino al 20 agosto.
Il primo appuntamento operativo è fissato per martedì 18 agosto alle ore 9, con ritrovo presso la funicolare Perce-Neige. Gli esperti saliranno verso il ghiacciaio della Grande Motte per osservare direttamente le morfologie glaciali e documentarne l’evoluzione.
All’escursione parteciperanno Giulia Mazzotti, idrologa dell’Institut des Géosciences de l’Environnement, Emmanuel Thibert, glaciologo dello stesso istituto, Philip Deline, geomorfologo dell’Université Savoie Mont Blanc, e Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università di Torino.
Il rischio nascosto nei laghi glaciali
Uno dei temi centrali della prima tappa sarà il rapporto tra la fusione dei ghiacci e la formazione e l’evoluzione dei laghi glaciali.
L’attenzione sarà rivolta in particolare al Lac de Rosolin, associato al ghiacciaio della Grande Motte, e al rischio rappresentato dalle cosiddette GLOF (Glacial Lake Outburst Floods), ovvero le improvvise fuoriuscite d’acqua dai laghi glaciali che possono generare vere e proprie onde di piena verso valle.
È un fenomeno che assume particolare rilevanza in un contesto di rapido cambiamento dell’ambiente alpino. La fusione del ghiaccio può infatti modificare l’equilibrio dei bacini e dei versanti, mentre il progressivo degrado del permafrost può contribuire all’instabilità delle pareti rocciose.
«Le Alpi sono sempre più fragili e instabili a causa delle alte temperature e della crisi climatica», sottolinea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e della campagna Carovana dei ghiacciai.
Secondo Bonardo, già dall’inizio dell’estate si sono verificati diversi crolli e frane mentre «accelera la fusione dei ghiacciai». La campagna, spiega, vuole quindi richiamare l’attenzione anche sui rischi legati ai laghi glaciali, al degrado del permafrost e all’instabilità dei versanti.

Il Parco della Vanoise e il progetto Waterwise
Mercoledì 19 agosto, alle ore 14, la Carovana incontrerà il Parco nazionale della Vanoise presso l’ingresso della Riserva naturale Gran Sassière, nell’ambito del progetto Interreg Alpine Space Waterwise.
Il Parco nazionale della Vanoise è stato istituito nel 1963, in risposta alla progressiva riduzione degli ambienti naturali alpini. Con i suoi 1.250 chilometri quadrati, rappresenta una delle principali aree protette dell’arco alpino e la più grande dell’Europa occidentale secondo quanto riportato da Legambiente.
L’incontro servirà a mettere a confronto monitoraggio dei ghiacciai, gestione delle risorse idriche e adattamento ai cambiamenti climatici in un ambiente montano sottoposto a trasformazioni sempre più rapide.
Giovedì la conferenza sullo stato di salute del ghiacciaio
La prima tappa si concluderà giovedì 20 agosto, con la conferenza stampa sullo stato di salute del ghiacciaio.
L’appuntamento è alle 10 nella sala conferenze del Comune di Tignes, in 238 boucle du Rosset.
Sarà l’occasione per fare il punto sulle osservazioni effettuate nei giorni precedenti e riportare l’attenzione sulle trasformazioni che stanno interessando l’alta montagna.
Dal Monte Bianco al Monviso: cinque tappe per seguire la trasformazione delle Alpi
Dopo la Francia, la Carovana proseguirà il proprio percorso lungo l’arco alpino.
La seconda tappa sarà in Valle d’Aosta, dal 20 al 24 agosto, con un focus sui ghiacciai del Monte Bianco. Dal 24 al 26 agosto il viaggio si sposterà in Lombardia, sul ghiacciaio dei Forni.
Successivamente sarà la volta del Friuli Venezia Giulia, dal 26 al 29 agosto, con il ghiacciaio del Montasio. L’ultima tappa si svolgerà infine in Piemonte, dal 31 agosto al 3 settembre, sul ghiacciaio di Coolidge, nel massiccio del Monviso.
Cinque tappe per osservare ambienti diversi ma accomunati dalla stessa trasformazione: la progressiva riduzione della massa glaciale e il cambiamento degli equilibri dell’alta montagna.
Dai ghiacciai alla governance delle Alpi
Il monitoraggio scientifico sarà affiancato da una riflessione più ampia sulle politiche necessarie per affrontare la trasformazione delle montagne.
Il filo conduttore della Carovana 2026 sarà infatti il Manifesto per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse, promosso da CAI, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e Legambiente e sottoscritto da oltre 90 organizzazioni.
A ogni tappa verrà inoltre presentata la piattaforma politico-culturale “Governare le Alpi che cambiano”, dedicata al futuro dei ghiacciai, delle terre emergenti e delle comunità montane.
L’obiettivo indicato dagli organizzatori è arrivare a una maggiore cooperazione a livello europeo, con politiche di mitigazione e adattamento e con il riconoscimento dei ghiacciai come beni comuni, inseriti all’interno di sistemi ecologici, idrologici e territoriali strettamente interdipendenti.
La Carovana, insomma, non vuole soltanto raccontare quanto si stanno ritirando i ghiacci. Vuole fotografare come sta cambiando l’intero sistema alpino e quali conseguenze questo cambiamento potrebbe avere molto oltre le quote più alte delle montagne.
