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Etna, nube vulcanica su Catania: come si forma e perché può fermare gli aerei

L’Etna continua la sua attività eruttiva e una nube vulcanica ha portato alla sospensione degli arrivi all’aeroporto di Catania. Ma cosa c’è davvero dentro quella nube? E perché la cenere può rappresentare un problema per gli aerei?

Una nube che sembra quasi una normale formazione atmosferica, ma che in realtà racconta quello che sta accadendo nelle profondità dell’Etna. È la nube vulcanica generata dall’attività eruttiva del vulcano siciliano, che nelle ultime ore ha provocato nuovi disagi al traffico aereo di Catania.

La società di gestione dell’aeroporto ha comunicato che gli arrivi sono sospesi fino alle ore 19 dell’11 agosto, mentre le partenze degli aerei già presenti nello scalo sono consentite dalla pista 08. Ai passeggeri è stato raccomandato di verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea prima di raggiungere l’aeroporto.

Ma perché una nube prodotta dall’Etna può arrivare a interessare un aeroporto distante diversi chilometri dal cratere?

La risposta sta nella combinazione di attività vulcanica, cenere e vento.

Non è una normale nube: dentro c’è cenere vulcanica

La prima cosa da chiarire è che quella visibile sopra l’Etna non è una semplice nube meteorologica.

Durante un’eruzione esplosiva, il magma che risale verso la superficie libera i gas disciolti al suo interno. L’espansione improvvisa dei gas può frammentare il magma e produrre una grande quantità di particelle solide estremamente piccole.

È la cosiddetta cenere vulcanica.

Il termine può però trarre in inganno: non si tratta della cenere prodotta dalla combustione di un materiale, come quella di un camino o di un incendio. È costituita soprattutto da frammenti molto fini di materiale vulcanico, compresi vetro vulcanico e minerali.

Quando queste particelle vengono trascinate verso l’alto insieme ai gas e agli altri prodotti dell’eruzione, si forma la colonna eruttiva. Una volta raggiunta una certa quota, la nube può essere trasportata dai venti anche molto lontano dal vulcano.

Ed è qui che entra in gioco l’aviazione.

Il ruolo del vento: la nube può spostarsi lontano dal cratere

La posizione della nube non dipende soltanto da dove si trova il vulcano.

Una volta emessa nell’atmosfera, la cenere viene trasportata dalle correnti d’aria. La direzione e la velocità del vento alle diverse quote determinano quindi dove si sposterà la nube e quanto rapidamente potrà allontanarsi dall’Etna.

Non è un fenomeno nuovo per il vulcano siciliano. Nei precedenti episodi eruttivi monitorati dall’INGV, le nubi di cenere generate dall’attività esplosiva hanno raggiunto diversi chilometri di altezza e sono state successivamente disperse dai venti, provocando anche ricadute di materiale sui centri abitati del versante dell’Etna.

Questo significa che non basta guardare l’altezza della nube dal suolo per capire quale sarà il suo impatto.

Una nube relativamente concentrata che viene trasportata verso una rotta aerea può rappresentare un problema molto più serio di una nube più spettacolare ma confinata sopra il vulcano.

Perché la cenere vulcanica è pericolosa per gli aerei

Il motivo per cui gli aeroporti intervengono rapidamente quando viene rilevata cenere vulcanica nell’area di interesse è legato soprattutto ai motori.

La cenere è composta da particelle molto fini e abrasive. Se entra in un motore a reazione può attraversare il sistema di aspirazione e raggiungere le zone dove le temperature sono estremamente elevate.

Alcune particelle possono fondersi e successivamente depositarsi sulle componenti interne del motore, alterandone il funzionamento.

Il rischio non riguarda soltanto i motori. La cenere può ridurre la visibilità, interferire con alcuni strumenti e sistemi dell’aeromobile e provocare fenomeni di abrasione sulle superfici esposte.

Per questo l’aviazione considera la presenza di cenere vulcanica un rischio specifico e utilizza sistemi di monitoraggio dedicati per individuare e seguire le nubi prodotte dalle eruzioni.

La conseguenza pratica è quella che si vede oggi a Catania: non serve che il vulcano sia direttamente sopra l’aeroporto perché il traffico aereo debba essere modificato.

Perché vengono sospesi gli arrivi ma non necessariamente tutte le partenze

La situazione dell’aeroporto di Catania mostra anche un altro aspetto interessante.

Lo scalo non viene necessariamente “chiuso” completamente.

Nell’aggiornamento diffuso oggi dalla SAC, gli arrivi sono sospesi fino alle 19, mentre le partenze degli aerei già presenti nello scalo possono essere effettuate dalla pista 08.

È una distinzione importante.

Un aeroporto può infatti continuare a gestire determinate operazioni anche quando le condizioni atmosferiche o vulcaniche rendono problematici gli arrivi. La gestione dipende dalle condizioni dello spazio aereo, dalla presenza della cenere, dalla direzione del vento, dalle procedure di sicurezza e dalle valutazioni degli organismi competenti.

Non significa quindi che la nube stia necessariamente “coprendo la pista”.

Il problema può trovarsi nell’atmosfera attraversata dagli aerei durante le procedure di avvicinamento.

L’Etna può produrre nubi molto diverse tra loro

L’Etna è un vulcano particolarmente attivo e la sua attività può assumere forme differenti.

Ci possono essere episodi di degassamento, attività stromboliana, emissioni di cenere, fontane di lava e colate laviche.

Non tutti questi fenomeni producono necessariamente una nube capace di creare problemi all’aviazione.

La variabile decisiva è soprattutto la quantità di materiale immesso nell’atmosfera, la sua altezza e il modo in cui viene successivamente disperso dai venti.

In passato, per esempio, l’INGV ha documentato episodi nei quali una fontana di lava ha generato una nube eruttiva alta diversi chilometri, con dispersione della cenere e successiva ricaduta sui territori circostanti.

Cenere al suolo e cenere in quota sono due problemi diversi

Quando si parla di nube vulcanica bisogna quindi distinguere due fenomeni.

Il primo è la ricaduta della cenere al suolo.

In questo caso le particelle trasportate dal vento finiscono sulle strade, sulle auto, sui tetti e sui terreni. La quantità può variare molto in funzione dell’intensità dell’eruzione e della distanza dal vulcano.

Il secondo è la presenza della cenere in atmosfera.

Ed è questa la componente che interessa maggiormente l’aviazione.

Una nube può infatti essere poco evidente dal punto di vista visivo e continuare comunque a rappresentare un elemento di attenzione per gli aerei. Al contrario, una nube molto spettacolare osservata da terra non significa necessariamente che tutta la sua massa sia concentrata lungo le rotte degli aerei.

Per questo le autorità non si basano soltanto sulle immagini provenienti dal vulcano, ma utilizzano il monitoraggio dell’attività eruttiva e delle condizioni atmosferiche.

Il vulcano e il meteo lavorano insieme

C’è dunque una sorta di “staffetta” tra vulcano e atmosfera.

L’Etna produce il materiale. Il vento decide dove portarlo.

È questa combinazione a determinare l’impatto concreto della nube.

Se l’attività eruttiva aumenta ma i venti spingono la cenere lontano dalle principali rotte aeree, l’impatto sul traffico può essere limitato.

Se invece la nube viene trasportata verso lo spazio aereo utilizzato dagli aerei in arrivo o in partenza, possono essere introdotte restrizioni anche importanti.

È il motivo per cui la situazione può cambiare rapidamente: non basta sapere che l’Etna sta eruttando; bisogna sapere anche cosa sta emettendo e dove l’atmosfera sta trasportando quel materiale.

Quanto può durare la nube?

Non esiste una durata standard.

Dipende dall’intensità dell’emissione, dalla quantità di cenere prodotta, dalla quota raggiunta dalla nube e dalle condizioni meteorologiche.

Se l’emissione si interrompe, le particelle continuano comunque a essere trasportate e progressivamente diluite nell’atmosfera.

Se invece l’attività esplosiva prosegue, la nube può essere continuamente alimentata da nuovo materiale.

Per questo anche dopo una diminuzione dell’attività del vulcano possono essere necessarie ulteriori valutazioni prima di ripristinare completamente le operazioni aeree.

Perché l’Etna può bloccare Catania anche senza una grande “eruzione”

L’immagine televisiva dell’Etna porta spesso a pensare che per avere conseguenze sull’aeroporto sia necessario un evento eccezionale, con una gigantesca colonna di fumo e lava.

Non è così.

Dal punto di vista dell’aviazione, il problema può essere rappresentato anche da un’emissione di cenere più contenuta ma presente alle quote interessate dal traffico aereo.

La sicurezza non viene quindi valutata sulla base dello spettacolo dell’eruzione, ma sulla possibile presenza di particelle vulcaniche nello spazio aereo.

È anche per questo che le autorità aeroportuali possono decidere di sospendere gli arrivi in via precauzionale e aggiornare successivamente le restrizioni sulla base dell’evoluzione della nube.

Etna, cosa succede adesso

Al momento la situazione resta legata all’evoluzione dell’attività vulcanica e alla dispersione della nube.

L’aeroporto di Catania ha confermato lo stop agli arrivi fino alle 19 di oggi, 11 agosto, invitando i passeggeri a controllare direttamente con le compagnie lo stato dei voli prima di raggiungere lo scalo.

La lezione che arriva dall’Etna è però più ampia della singola giornata di disagi.

Quella nube che dall’esterno può sembrare una semplice macchia scura nel cielo è in realtà il risultato dell’interazione tra magma, gas, frammentazione del materiale vulcanico e dinamica atmosferica.

E quando quel materiale entra nello spazio aereo, anche a chilometri di distanza dal cratere, il vulcano smette di essere soltanto un fenomeno geologico e diventa un problema di sicurezza per l’aviazione.

L’Etna produce la nube. Il vento la trasporta. E gli aerei devono evitarla.

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