L’associazione denuncia una vicenda che avrebbe coinvolto centinaia di aspiranti guardie giurate. Dopo la richiesta di archiviazione per prescrizione, chiede accertamenti sulla gestione del fascicolo da parte della Procura di Roma.
Una presunta truffa che avrebbe coinvolto centinaia di persone e che rischia di chiudersi senza un processo. È la vicenda denunciata dal Codacons, che ha presentato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo verifiche sulla gestione di un procedimento penale conclusosi con una richiesta di archiviazione per intervenuta prescrizione.
Secondo l’associazione, il decorso dei tempi avrebbe impedito di arrivare al dibattimento, con il risultato che le presunte vittime sarebbero rimaste senza una risposta giudiziaria nel merito.
La promessa di un lavoro in cambio di denaro
La vicenda risale al 2020.
Secondo quanto ricostruito dal Codacons, alcuni soggetti avrebbero promesso un impiego come guardia giurata chiedendo agli aspiranti candidati il versamento di somme comprese tra 500 e 2.500 euro, presentate come garanzia o spese necessarie per l’assunzione.
Sempre secondo la denuncia, sarebbero stati creati anche gruppi WhatsApp attraverso i quali venivano comunicate date di colloqui e presunti passaggi dell’iter di selezione, inducendo le persone coinvolte a ritenere reale l’offerta di lavoro.
Le indagini e lo stop del procedimento
Dopo la querela presentata dal Codacons per conto di numerosi cittadini, la Procura di Roma ha avviato le indagini, delegate alla Polizia giudiziaria.
L’associazione sostiene che gli accertamenti investigativi si sarebbero conclusi nel 2021 con l’acquisizione di elementi e tabulati telefonici. Successivamente, secondo quanto riportato nell’esposto, il fascicolo sarebbe rimasto sostanzialmente fermo per un lungo periodo.
L’8 giugno 2026 la Procura ha quindi formulato la richiesta di archiviazione, comunicata alle parti nel mese di luglio, motivandola con l’intervenuta prescrizione del reato.
Il Codacons: «Le vittime sono state doppiamente danneggiate»
Secondo il Codacons, dagli atti della conclusione delle indagini preliminari emergevano elementi accusatori tali da consentire il tempestivo esercizio dell’azione penale prima della scadenza dei termini.
Per questo motivo l’associazione sostiene che le persone coinvolte siano state «doppiamente danneggiate»: prima dalla presunta truffa e poi dall’impossibilità di arrivare a un processo a causa della prescrizione.
L’esposto al Csm e al Ministero
Nell’esposto trasmesso agli organi competenti, il Codacons chiede di accertare se vi siano stati ritardi nella gestione del procedimento e di verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità disciplinari o di altre irregolarità nella conduzione del fascicolo.
Saranno ora gli organi competenti a valutare la fondatezza delle richieste dell’associazione e l’eventuale apertura di verifiche ispettive.
Quando la prescrizione non decide sull’innocenza o sulla colpevolezza
La vicenda riporta al centro il tema della prescrizione dei reati.
La prescrizione non equivale infatti a una pronuncia di assoluzione né di condanna: comporta l’estinzione del reato per il decorso del tempo previsto dalla legge, impedendo la prosecuzione del procedimento penale nelle ipotesi previste dall’ordinamento.
È proprio su questo aspetto che il Codacons concentra la propria iniziativa, sostenendo che il procedimento avrebbe potuto arrivare a processo se i tempi fossero stati diversi.
