Il Rapporto CeDAP 2025 del Ministero della Salute fotografa un Paese che cambia: aumenta la quota di parti negli ospedali pubblici, cresce l’età delle donne al parto, una gravidanza su 22 ricorre alla procreazione medicalmente assistita. Il cesareo scende, ma resta ancora sopra i livelli raccomandati.
La nascita in Italia cambia volto. Le donne arrivano al parto sempre più tardi, cresce il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e il sistema sanitario pubblico resta il luogo principale dove vengono alla luce i bambini.
È quanto emerge dal Rapporto sull’evento nascita in Italia 2025, realizzato dall’Ufficio di Statistica del Ministero della Salute attraverso i dati del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP), la principale fonte nazionale di informazioni sanitarie ed epidemiologiche sulla nascita.
Il rapporto conferma alcune tendenze ormai consolidate: maternità posticipata, forte presenza del servizio pubblico e attenzione crescente alla sicurezza del percorso nascita.
Oltre 9 parti su 10 avvengono negli ospedali pubblici
Nel 2025 il 91,3% dei parti si è svolto in istituti di cura pubblici ed equiparati, in aumento rispetto al 90,7% del 2024.
Le case di cura private hanno registrato l’8,5% dei parti, mentre lo 0,11% è avvenuto in altre strutture o al domicilio.
Il dato conferma il ruolo centrale del sistema sanitario pubblico nell’assistenza alla gravidanza e al parto.
La fotografia della nascita in Italia nel 2025
- 91,3% dei parti in strutture pubbliche o equiparate.
- 33,4 anni l’età media delle madri italiane.
- 31,4 anni l’età media delle madri straniere.
- 29,8% i parti con taglio cesareo.
- 4,6 su 100 le gravidanze ottenute con tecniche di PMA.
Madri più grandi: la maternità si sposta sempre più avanti
Uno dei dati più evidenti riguarda l’età delle donne al momento del parto.
Nel 2025 l’età media della madre è stata:
- 33,4 anni per le cittadine italiane;
- 31,4 anni per le cittadine straniere.
La tendenza alla maternità più tardiva è legata a diversi fattori: percorsi di studio più lunghi, difficoltà economiche, precarietà lavorativa e cambiamenti sociali che portano molte coppie a rimandare la nascita del primo figlio.
Anche il ricorso alla procreazione medicalmente assistita si inserisce in questo scenario: il tempo biologico della fertilità diventa un elemento sempre più centrale nelle scelte riproduttive.
Una gravidanza ogni 22 ricorre alla procreazione assistita
Nel 2025 il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita è stato registrato in media nel 4,6% delle gravidanze.
Significa che circa una gravidanza ogni 22 è legata a un percorso di PMA.
Un dato che riflette sia l’aumento dell’età materna sia la maggiore diffusione delle tecniche di fecondazione assistita rispetto al passato.
Taglio cesareo in calo, ma l’Italia resta sopra la soglia ideale
Nel 2025 il 29,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo.
Il dato mostra una tendenza alla diminuzione rispetto agli anni precedenti, in linea con le indicazioni del Ministero della Salute sulla riduzione degli interventi chirurgici non necessari.
Tuttavia, il ricorso al cesareo resta ancora elevato, con importanti differenze regionali.
Secondo il Ministero, permane infatti un utilizzo superiore rispetto a quanto indicato dalle raccomandazioni sull’appropriatezza del percorso nascita.
Parto e assistenza: i dati principali
- 94,7% delle donne ha avuto accanto il padre del bambino al momento del parto (esclusi i cesarei).
- 29,8% dei parti è avvenuto con taglio cesareo.
- 93,8% delle gravidanze ha previsto più di 4 visite ostetriche.
- 76,9% delle gravidanze ha previsto almeno 3 ecografie.
Più controlli durante la gravidanza, attenzione crescente alla sicurezza
Il percorso di monitoraggio della gravidanza appare molto strutturato.
Nel 93,8% dei casi le donne hanno effettuato più di quattro visite ostetriche, mentre nel 76,9% delle gravidanze sono state eseguite almeno tre ecografie.
Le tecniche diagnostiche prenatali invasive, come l’amniocentesi, sono state effettuate in media in 1,7 casi ogni 100 parti.
Neonati prematuri e natimortalità: i numeri della fragilità
Il rapporto fotografa anche gli aspetti più delicati dell’evento nascita.
Lo 0,8% dei neonati ha avuto un peso inferiore ai 1.500 grammi, mentre il 6% è nato con un peso compreso tra 1.500 e 2.500 grammi.
Nel 2025 sono stati registrati:
- 784 nati morti;
- un tasso di natimortalità pari a 2,20 ogni mille nati;
- 3.151 casi di malformazioni diagnosticate alla nascita.
Dati che confermano l’importanza della rete di assistenza neonatale e dei controlli durante la gravidanza.
La nuova fotografia della maternità italiana
Il rapporto del Ministero della Salute racconta quindi una trasformazione profonda.
La nascita in Italia avviene sempre più spesso all’interno del sistema pubblico, con madri più adulte, percorsi sanitari più monitorati e un ruolo crescente della medicina riproduttiva.
Ma resta sullo sfondo la grande sfida demografica del Paese: in un’Italia dove nascono sempre meno bambini, ogni nascita diventa un evento sempre più complesso e medicalizzato.
