Il monitoraggio ISPRA aggiornato al 28 luglio: in Europa gli incendi accelerano a fine luglio. Spagna, Francia e Italia tra i Paesi più colpiti. In Sicilia il fronte più critico, con oltre 510 km² percorsi dalle fiamme
Gli incendi boschivi stanno lasciando un segno profondo sugli ecosistemi europei. Nelle ultime settimane il fuoco ha accelerato in molte aree del continente, con una crescita particolarmente significativa delle superfici bruciate nella seconda decade di luglio.
Secondo il monitoraggio dell’ISPRA aggiornato al 28 luglio 2026, in Europa nella seconda metà di luglio sono andati persi circa 225 km² di territorio al giorno, una superficie equivalente a circa due volte quella del Comune di Parigi ogni 24 ore.
A essere maggiormente colpiti sono soprattutto Spagna, Francia e Italia, Paesi dove gli incendi stanno anticipando il periodo dell’anno tradizionalmente più critico, compreso tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.
Spagna e Francia alle prese con i grandi incendi
Il più esteso incendio attualmente registrato in Europa si trova in Spagna, nella provincia di Ávila, a nord-ovest di Madrid: le fiamme hanno già interessato oltre 440 km² di territorio, una superficie superiore a quella di città come Barcellona e Valencia.
Un secondo grande fronte riguarda la provincia spagnola di Guadalajara, dove sono già bruciati circa 330 km², pari a circa metà della superficie del Comune di Madrid.
In Francia, invece, un vasto incendio nella provincia della Gironda, nei pressi dell’area di Bordeaux, ha interessato oltre 400 km², diventando il principale evento registrato nel Paese.

Distribuzione nazionale delle superfici percorse da incendio nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 28 luglio 2026. La gradazione cromatica dal giallo all’arancione rappresenta, per ciascuna regione, il valore cumulato delle superfici interessate da incendio. I punti neri indicano la localizzazione degli incendi rilevati. Elaborazione ISPRA – Centro Operativo Sorveglianza Ambientale.
Italia, oltre 1.000 grandi incendi da gennaio
Anche l’Italia registra un bilancio pesante. Dal 1° gennaio al 28 luglio 2026, i dati satellitari hanno individuato oltre 1.070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio nazionale.
La superficie complessivamente percorsa dal fuoco raggiunge circa 741 km², un’estensione paragonabile all’intera provincia di Lodi.
A essere colpiti non sono soltanto terreni agricoli e aree prative, ma anche ecosistemi forestali di grande valore: circa il 14% della superficie bruciata era infatti costituita da boschi.
Tra le aree forestali maggiormente interessate:
- 37 km² di boschi di latifoglie sempreverdi, come leccete e macchia mediterranea;
- 24 km² di boschi di conifere, tra pinete e abetaie.
Gli incendi hanno coinvolto anche circa 119 km² di aree agricole e 451 km² di prati permanenti, che rappresentano oltre il 60% della superficie totale bruciata.
Sicilia, Calabria e Puglia concentrano il 73% delle aree bruciate
La distribuzione geografica conferma una forte concentrazione degli incendi nel Mezzogiorno e nelle Isole maggiori.
La regione più colpita è la Sicilia, con circa 510 km² percorsi dal fuoco, seguita da Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²).
Insieme queste tre regioni rappresentano circa il 73% della superficie complessivamente bruciata in Italia.
In Sicilia, l’evento più rilevante ha interessato la provincia di Agrigento, dove diversi focolai hanno coinvolto più comuni arrivando a una superficie complessiva di circa 67 km², equivalente a oltre 9.400 campi da calcio regolamentari.
Il fuoco entra anche nelle aree protette
Gli incendi del luglio 2026 hanno interessato anche territori di particolare valore naturalistico.
Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra il 5 e il 7 luglio, un incendio nell’Alta Valle Soana ha percorso circa 2,38 km², colpendo soprattutto formazioni prative a rododendro.
Più esteso l’evento registrato tra il 20 e il 21 luglio nel versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, dove il fuoco ha interessato circa 14 km².
In questo caso le aree maggiormente colpite sono state quelle prative (circa 10 km²), ma sono stati danneggiati anche ecosistemi forestali, con oltre 1 km² di boschi misti di latifoglie e conifere e aree di lecceta.

Incendio nel Parco Nazionale del Pollino. Nel pannello (a) è riportata un’immagine in falsi colori derivata da dati Sentinel-2A acquisiti il 25/07/2026. La vegetazione è rappresentata nelle tonalità del verde, mentre le aree percorse da incendio sono evidenziate nelle tonalità del rosso scuro. Nel pannello (b) sono mostrate l’area percorsa da incendio (poligono nero) e il perimetro del Parco Nazionale del Pollino (poligono azzurro). La figura contiene dati Copernicus modificati per le elaborazioni ISPRA – Centro Operativo Sorveglianza Ambientale. @Crediti Immagini: Ufficio Stampa Ispra
Satelliti e monitoraggio per capire gli effetti del fuoco
Il quadro emerge dal sistema di monitoraggio degli effetti degli incendi boschivi sviluppato da ISPRA attraverso le immagini satellitari dei Copernicus Sentinel-2 e la banca dati europea EFFIS.
Gli strumenti satellitari permettono di misurare con maggiore precisione non solo l’estensione delle aree bruciate, ma anche la tipologia di ecosistemi coinvolti, informazioni fondamentali per pianificare interventi di ripristino e tutela.
“La conoscenza e il monitoraggio sono strumenti fondamentali per contrastare gli incendi boschivi, una delle principali minacce per il nostro patrimonio naturale”, sottolinea la presidente ISPRA e SNPA Maria Alessandra Gallone, evidenziando il ruolo della prevenzione e della responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità e cittadini.
Dopo il fuoco resta la sfida del recupero degli ecosistemi
Un incendio non termina quando si spengono le fiamme. Gli effetti possono proseguire per anni: perdita di biodiversità, erosione del suolo, alterazione del ciclo dell’acqua e maggiore vulnerabilità a nuovi fenomeni estremi.
Con l’aumento delle temperature e periodi di siccità sempre più frequenti, la gestione del rischio incendi diventa una delle grandi sfide ambientali del Mediterraneo.
La prevenzione, il monitoraggio e il ripristino delle aree colpite saranno elementi decisivi per evitare che le foreste diventino uno dei principali indicatori della crisi climatica in corso.
