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Hantavirus sulla nave Hondius: USMAF attivata per il tracciamento dei contatti. Ecco cosa sta succedendo

È una vera e propria corsa contro il tempo quella che stanno conducendo le autorità sanitarie internazionali per contenere il focolaio di Hantavirus esploso a bordo della nave da crociera MV Hondius. La testata generalista Sky TG24 ha rilanciato la notizia della “caccia ai contatti” in diretta, ma per i professionisti del settore sanitario è fondamentale definire i contorni programmati di questa emergenza che, pur non coinvolgendo direttamente cittadini italiani, fa scattare i protocolli di biosicurezza del nostro Paese.

La Cronaca: dai decessi in mare all’allerta ECDC

La vicenda ha inizio ad aprile 2026, durante una spedizione della MV Hondius tra Ushuaia (Argentina) e le isole remote del Sud Atlantico. Secondo i report dell’OMS e dell’ECDC, il focolaio conta attualmente 5 casi confermati del pericoloso ceppo Andes e 3 casi sospetti, inclusi 3 decessi avvenuti tra passeggeri e personale di bordo.

Il virus ha un periodo di incubazione estremamente lungo (fino a 6 settimane), il che significa che il rischio di trasmissione è continuato anche dopo che alcuni passeggeri sono sbarcati a St. Helena il 24 aprile o sono rientrati nei loro paesi d’origine. Questa variabile temporale rende il tracciamento internazionale una priorità assoluta per l’OMS e l’ECDC.

Cosa succede in Italia: il ruolo degli USMAF

Nonostante il Ministero della Salute abbia confermato ufficialmente che “non risultano cittadini italiani tra i passeggeri attuali o tra i contatti stretti già identificati”, il sistema di sorveglianza nazionale è in stato di pre-allerta.

Il Ministero ha attivato gli USMAF (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) per monitorare eventuali viaggiatori provenienti da aree limitrofe o che abbiano avuto contatti indiretti con la rete del focolaio. Le procedure prevedono:

  • Allertamento dei punti di ingresso: Monitoraggio della salute dei passeggeri in arrivo da porti e aeroporti chiave.
  • Aggiornamento dei protocolli: Invio di note informative ai dipartimenti di prevenzione regionali e ai pronto soccorso per sensibilizzare sul sospetto clinico (piastrinopenia + dispnea) in pazienti con anamnesi di viaggio compatibile.

La gestione internazionale del focolaio

L’ECDC ha coordinato il trasferimento di un paziente in condizioni critiche a Città del Capo (Sud Africa), dove la diagnosi è stata confermata da test PCR. Attualmente, la nave Hondius è in viaggio verso le Isole Canarie (Spagna), dove è previsto un protocollo di quarantena totale, decontaminazione del vascello e screening di massa per tutto il personale e i passeggeri ancora a bordo.

La priorità per la sanità pubblica globale è impedire che il virus Andes, l’unico ceppo documentato per la trasmissione da uomo a uomo, riesca a stabilire cluster di contagio secondari sulla terraferma.