Gli incendi boschivi che devastano i versanti naturali durante la stagione estiva non si limitano a distruggere la biodiversità e il patrimonio forestale. Svolgono un ruolo invisibile e devastante: preparano il terreno all’innesco delle frane che puntualmente si presentano con l’arrivo delle prime piogge autunnali. A lanciare l’allarme è la Società Geologica Italiana attraverso le parole di Salvatore Martino, docente di Geologia Applicata presso la Sapienza Università di Roma ed esperto del PNRR-RETURN.
Come il fuoco cambia il terreno: gli effetti a breve e lungo termine
La relazione tra roghi estivi e cedimenti del terreno è scientificamente dimostrata. La combustione, anche se parziale, delle radici degli alberi altera la resistenza meccanica del suolo, mentre la scomparsa della vegetazione ne cambia la capacità di assorbire l’acqua.
Secondo gli studi condotti dai geologi, gli effetti del fuoco sul suolo si dividono in due fasi temporali distinte:
- Nel breve periodo (Effetto idrofobico): Il calore crea uno strato impermeabile sul terreno. L’acqua piovana non riesce a penetrare, scorre in superficie con violenza (ruscellamento) ed erode le coltri di detriti creando veri e propri solchi.
- Nel lungo periodo (Perdita di resistenza): La distruzione delle radici e delle piante riduce drasticamente la tenuta del terreno. Questo status richiede tempi molto lunghi per tornare alle condizioni originarie.
La trappola autunnale: roghi dolosi e prime piogge intense
Questa combinazione crea una vera e propria bomba ad orologeria per il territorio. I roghi estivi, nella maggior parte dei casi di origine dolosa, indeboliscono i versanti. Quando in autunno si verificano le prime precipitazioni intense o eventuali scosse sismiche, i terreni già compromessi crollano.
“Queste variazioni nella predisposizione al dissesto gravitativo sono transitorie, ma determinano un temporaneo incremento della vulnerabilità dei versanti. Riducono le condizioni di stabilità al presentarsi di azioni innescanti come le intense precipitazioni” — Salvatore Martino, Società Geologica Italiana.
L’intelligenza artificiale contro il dissesto idrogeologico
Per prevedere ed evitare queste catastrofi, la ricerca scientifica sta mettendo in campo strumenti tecnologici all’avanguardia. Nell’ambito del progetto PNRR-RETURN (Multi-risk science for resilient communities under a changing climate), i ricercatori hanno sviluppato sofisticati algoritmi di machine learning.
Questi modelli di intelligenza artificiale, addestrati su simulazioni numeriche, sono in grado di restituire scenari altamente affidabili sull’innesco delle frane post-incendio al verificarsi di piogge estreme o terremoti. L’uso dell’IA si è reso necessario poiché in Italia manca ancora un inventario nazionale completo e aggiornato delle frane direttamente causate dagli incendi.
