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Fuga di cloro in piscina, paura alle porte di Roma: bimbo di 5 anni in codice rosso. Cosa provoca l’inalazione

Una tranquilla domenica in piscina si è trasformata in pochi minuti in un’emergenza sanitaria. Nel pomeriggio del 19 luglio, in un centro sportivo di Mentana, alle porte di Roma, una fuga di cloro ha provocato l’intossicazione di otto persone, tra cui diversi bambini. Il caso più grave riguarda un bambino di 5 anni, trasportato in codice rosso all’ospedale Sant’Andrea della Capitale.

L’episodio riporta l’attenzione su un rischio poco frequente ma potenzialmente serio: l’inalazione di elevate concentrazioni di cloro. Se utilizzato correttamente il cloro è indispensabile per garantire l’igiene dell’acqua delle piscine, ma quando si disperde nell’aria in quantità elevate può irritare rapidamente occhi e apparato respiratorio.

⚠️ I sintomi da non ignorare dopo l’esposizione al cloro

  • Bruciore intenso agli occhi.
  • Irritazione di naso e gola.
  • Tosse persistente.
  • Difficoltà respiratoria o fiato corto.
  • Oppressione al petto.
  • Nausea o malessere generale nei casi più importanti.

Se i sintomi sono intensi o la respirazione diventa difficoltosa è necessario chiamare immediatamente il 118.

Cosa è successo nella piscina di Mentana

L’allarme è scattato intorno alle 15.30, quando alcuni bagnanti hanno iniziato ad accusare bruciore agli occhi e alla gola, tosse e difficoltà respiratorie.

Sul posto sono intervenuti Vigili del fuoco, 118 e Carabinieri. I soccorritori hanno rilevato una forte concentrazione di cloro nell’aria e disposto l’evacuazione dell’intero impianto, dove erano presenti circa 50 persone. Il centro sportivo è stato temporaneamente chiuso mentre sono in corso gli accertamenti per chiarire l’origine della fuga. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi sarebbe un guasto all’impianto che miscela il cloro con l’acqua della piscina.

Perché respirare cloro può essere pericoloso

Il cloro è uno dei principali disinfettanti utilizzati nelle piscine perché elimina batteri, virus e altri microrganismi.

Quando però viene rilasciato accidentalmente nell’aria in concentrazioni elevate, entra in contatto con le mucose degli occhi e delle vie respiratorie provocando un’immediata irritazione. Nei casi più lievi il fastidio tende a risolversi rapidamente dopo l’allontanamento dalla fonte di esposizione, mentre concentrazioni più elevate possono provocare difficoltà respiratorie che richiedono una valutazione medica urgente.

I bambini, gli anziani e le persone affette da asma o altre malattie respiratorie sono generalmente più vulnerabili agli effetti del gas.

Cosa fare in caso di inalazione di cloro

In presenza di una fuga di cloro è importante allontanarsi immediatamente dall’area contaminata e raggiungere un ambiente aperto o ben ventilato.

Se compaiono tosse persistente, fiato corto, forte irritazione o difficoltà respiratorie è fondamentale contattare il 118 o recarsi al Pronto soccorso.

È inoltre consigliabile evitare di riprendere subito l’attività fisica e seguire le indicazioni del personale sanitario.

Le indagini sulle cause

Gli accertamenti sono ora concentrati sull’impianto della piscina per capire che cosa abbia provocato la fuoriuscita del cloro.

L’obiettivo degli investigatori sarà verificare il funzionamento dei sistemi di dosaggio e di sicurezza, ricostruendo l’esatta dinamica dell’incidente.

Nel frattempo le condizioni delle persone coinvolte vengono monitorate dagli ospedali che le hanno prese in carico, mentre il circolo sportivo resta chiuso in attesa degli esiti delle verifiche tecniche.

I medici Sima: “Aumentano le intossicazioni da cloro nelle piscine italiane”

L’incidente avvenuto a Mentana, alle porte di Roma, non sarebbe un caso isolato. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), secondo cui negli ultimi anni si starebbe registrando un aumento dei casi di intossicazione legati all’utilizzo scorretto o alla fuoriuscita accidentale di sostanze chimiche impiegate per la disinfezione delle piscine.

«L’incidente di Roma è solo l’ultimo di una serie di gravi episodi che si stanno verificando con sempre più frequenza nelle piscine italiane», spiega il presidente Sima Alessandro Miani, sottolineando che i prodotti utilizzati normalmente per mantenere pulita l’acqua, come ipoclorito di sodio, ipoclorito di calcio e acido tricloroisocianurico, sono sostanze classificate come pericolose perché potenzialmente corrosive.

Il rischio maggiore si verifica quando alcuni composti a base di cloro entrano accidentalmente in contatto con sostanze utilizzate per correggere l’acidità dell’acqua, come acido solforico o acido cloridrico. In queste condizioni può liberarsi cloro gassoso, un gas tossico che, se inalato, può provocare intossicazioni acute anche molto gravi.

Secondo Sima, gli effetti non riguardano soltanto chi frequenta le piscine: maggiormente esposti sono anche i lavoratori che operano nella produzione di disinfettanti, nella potabilizzazione delle acque, nella metallurgia e in altri settori industriali dove queste sostanze vengono utilizzate.

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