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Italia in fumo, quasi 10mila ettari bruciati prima dell’estate: gli incendi non aspettano più agosto

Il nuovo report di Legambiente lancia l’allarme: crisi climatica e temperature record stanno allungando la stagione dei roghi. Dal Piemonte alla Sicilia cambia anche la geografia degli incendi: quasi 500 focolai già registrati nei primi mesi del 2026.

Gli incendi boschivi in Italia non sono più un fenomeno concentrato soltanto nei mesi più caldi dell’estate. La stagione dei roghi si sta allungando e i primi dati del 2026 mostrano una situazione sempre più complessa: focolai importanti sono stati registrati già in primavera e in inverno, prima ancora dell’avvio ufficiale della stagione nazionale dell’Antincendio Boschivo (AIB).

A lanciare l’allarme è il nuovo rapporto di Legambiente “Italia in Fumo 2026”, che fotografa l’evoluzione degli incendi nel nostro Paese e propone 14 interventi rivolti al Governo per rafforzare prevenzione e gestione del rischio.

Secondo l’analisi dell’associazione ambientalista, basata sui dati dell’European Forest Fire Information System (EFFIS), dal 1° gennaio al 15 giugno 2026 sono stati registrati 469 incendi, il 36,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i roghi erano stati 344.

In totale sono andati distrutti 9.545 ettari di territorio, una superficie equivalente a circa 13.368 campi da calcio.

Un dato particolarmente significativo perché riguarda mesi considerati tradizionalmente meno critici rispetto al periodo estivo.

Perché gli incendi iniziano prima: il ruolo della crisi climatica

Temperature più elevate, periodi più lunghi senza precipitazioni e vegetazione sempre più secca stanno modificando il rischio incendi in Italia.

Il cambiamento climatico non provoca direttamente ogni singolo rogo, ma crea condizioni ambientali più favorevoli alla propagazione delle fiamme: terreni aridi, stress idrico delle piante e ondate di calore aumentano la probabilità che un incendio diventi difficile da controllare.

Secondo Legambiente, il problema non è più soltanto l’arrivo dell’estate, ma una progressiva trasformazione del calendario del rischio.

La stagione AIB nazionale nel 2026 è prevista dal 15 giugno al 15 ottobre, ma per l’associazione sarebbe necessario anticiparla almeno al 15 maggio, proprio perché molti territori sono già esposti settimane prima.

Dal Piemonte alla Sicilia: cambia la mappa degli incendi in Italia

Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda la nuova distribuzione geografica dei roghi.

Alcune regioni che fino a pochi anni fa non erano considerate tra quelle maggiormente esposte stanno registrando un aumento degli incendi.

Al Nord, ad esempio, il Piemonte nei primi mesi del 2026 ha visto bruciare 355 ettari, contro i 23 dello stesso periodo del 2025.

Anche la Liguria ha registrato un incremento significativo, con 386 ettari bruciati e 10 incendi.

Al Centro preoccupa soprattutto la Toscana, dove nel solo mese di maggio un incendio in provincia di Lucca ha distrutto 623 ettari.

Nel Lazio, tra gennaio e metà giugno, le fiamme hanno interessato 131 ettari, mentre in Abruzzo e Umbria sono stati registrati rispettivamente 21 e 24 ettari bruciati.

Sicilia e Calabria restano le regioni più colpite

Il Mezzogiorno continua però a rappresentare l’area maggiormente colpita.

La Sicilia registra il bilancio più pesante con:

  • 4.769 ettari bruciati
  • 175 incendi

Segue la Calabria, con:

  • 1.543 ettari
  • 156 roghi

Tra le altre regioni colpite figurano Campania (715 ettari), Puglia (367 ettari) e Sardegna (270 ettari).

La Sicilia detiene anche il triste primato per superficie bruciata all’interno dei siti della rete Natura 2000, aree considerate di particolare valore ambientale: sono 1.800 gli ettari distrutti dalle fiamme.

Dieci comuni dove gli incendi si ripetono sempre negli stessi luoghi

Una delle novità del rapporto Legambiente è l’introduzione dell’indice di recidività comunale, uno strumento pensato per individuare i territori dove gli incendi tendono a ripresentarsi con maggiore frequenza.

Dall’analisi emerge che i comuni con il maggior numero di roghi nei primi mesi del 2026 si trovano tutti tra Sicilia e Calabria.

Tra quelli più colpiti figurano:

  • Montalbano Elicona (Messina)
  • Reggio Calabria
  • Papasidero (Cosenza)

Secondo Legambiente, la concentrazione degli incendi negli stessi territori indica la necessità di passare da una gestione basata sull’emergenza a una strategia di prevenzione mirata.

Il bilancio del 2025: quasi 100mila ettari bruciati

Il rapporto contiene anche il bilancio dell’anno precedente, definito da Legambiente un vero e proprio annus horribilis.

Nel 2025 in Italia sono andati distrutti 96.517 ettari di territorio, quasi il doppio rispetto ai 50.525 ettari del 2024.

Gli incendi hanno coinvolto:

  • 637 comuni
  • 16 regioni
  • la provincia autonoma di Bolzano

L’87% delle aree bruciate si è concentrato nel Mezzogiorno, con Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e Sardegna tra le regioni più colpite.

Particolarmente vulnerabili sono stati i piccoli comuni: oltre la metà delle superfici percorse dal fuoco riguarda amministrazioni con meno di 15mila abitanti.

Legambiente: “La prevenzione è l’unica difesa efficace”

Per Legambiente la risposta non può limitarsi allo spegnimento degli incendi, ma deve concentrarsi sulla prevenzione.

Tra le 14 proposte rivolte al Governo ci sono:

  • anticipare la stagione dell’Antincendio Boschivo al 15 maggio;
  • rafforzare il coordinamento nazionale della Protezione civile;
  • aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco;
  • aumentare monitoraggio e trasparenza sui dati;
  • integrare i piani antincendio con quelli di adattamento climatico;
  • rafforzare i controlli nelle aree protette.

Secondo l’associazione, l’Italia sconta ancora un ritardo nella pianificazione forestale: oggi solo il 21% della superficie boscata sarebbe sottoposto a strumenti di pianificazione.

Dagli incendi alla prevenzione: perché il bosco è la prima difesa

La lotta agli incendi non riguarda soltanto l’intervento quando le fiamme sono già sviluppate.

La gestione del territorio, la manutenzione delle aree rurali, la cura dei boschi e il monitoraggio delle zone più vulnerabili sono elementi fondamentali per ridurre il rischio.

Come sottolinea Legambiente, con una crisi climatica che rende più frequenti caldo estremo e periodi siccitosi, il fuoco rischia di diventare sempre più un fenomeno strutturale e non più un’emergenza eccezionale.

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