Il Mediterraneo sta vivendo una delle fasi di riscaldamento più intense mai osservate. In alcune aree la temperatura superficiale del mare è oltre 4°C superiore alla media degli ultimi quarant’anni, un’anomalia che, secondo gli esperti, potrebbe avere conseguenze profonde sugli ecosistemi marini e sul clima dell’intera area mediterranea.
L’allarme arriva da Fondazione Marevivo, che invita a non sottovalutare un fenomeno ormai sempre più frequente e che potrebbe raggiungere il suo picco proprio nelle prossime settimane.
Il rischio dei 30-31°C
Secondo il professor Roberto Danovaro, membro del Comitato Scientifico di Marevivo, il periodo più delicato deve ancora arrivare.
Tra la fine di luglio e agosto il Mediterraneo potrebbe infatti raggiungere 30-31°C, una soglia considerata critica per numerosi organismi marini come già evidenziato peraltro di recente dalla moria di vongole e cozze nel Mar Adriatico.
“Oltre questo limite si entra in una condizione di forte stress termico che può provocare morie diffuse della fauna marina”, spiega lo scienziato.
Uno scenario simile era già stato osservato nell’estate del 2024, quando il caldo eccezionale provocò la morte di granchi, piccoli crostacei, cozze, organismi bentonici e vaste porzioni di Posidonia oceanica.
Perché il Mediterraneo si scalda così rapidamente
Il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile perché è un mare quasi chiuso.
Le sue acque si riscaldano più velocemente rispetto agli oceani e trattengono più facilmente il calore accumulato durante l’estate.
Secondo Marevivo, il Mediterraneo rappresenta oggi uno dei principali laboratori naturali del cambiamento climatico, dove gli effetti del riscaldamento globale si manifestano prima che in altre aree del pianeta.
Posidonia, gorgonie e biodiversità sotto pressione
Le conseguenze sono già evidenti.
Le specie adattate alle acque più fredde stanno progressivamente diminuendo, mentre aumentano organismi tipici dei mari tropicali.
Tra le vittime del riscaldamento ci sono anche habitat fondamentali come:
- la Posidonia oceanica, che mostra fenomeni di sbiancamento dovuti allo stress termico;
- le gorgonie, particolarmente sensibili all’aumento delle temperature;
- le foreste marine di Cystoseira, considerate essenziali per la biodiversità del Mediterraneo.
Parallelamente cresce la presenza di specie aliene come il granchio blu, il pesce scorpione e i pesci coniglio, favorite dalle acque sempre più calde.
Più caldo significa anche più eventi estremi
Il riscaldamento del Mediterraneo non riguarda soltanto gli ecosistemi marini.
Il mare assorbe circa il 90% del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale e, aumentando l’evaporazione, contribuisce ad alimentare fenomeni meteorologici sempre più intensi.
Piogge torrenziali, nubifragi e alluvioni che seguono lunghi periodi di siccità sono sempre più spesso collegati anche all’aumento della temperatura del mare.
Gli esperti: “Il Mediterraneo è vicino a una soglia critica”
Il momento più delicato, però, potrebbe non essere ancora arrivato. Secondo Roberto Danovaro, membro del Comitato Scientifico di Marevivo, nelle prossime settimane il Mediterraneo potrebbe raggiungere temperature tali da mettere seriamente a rischio gli ecosistemi marini.
“Il riscaldamento così repentino del Mediterraneo si verifica perché si tratta di un bacino semichiuso. Il periodo più critico deve ancora arrivare. Tra luglio e agosto può ancora raggiungere o superare la soglia critica dei 30-31 °C. Oltre questo limite si entra in una condizione di forte stress termico che può innescare fenomeni di moria diffusa della fauna marina”, spiega Danovaro.
Lo scienziato ricorda inoltre che le ondate di calore marine rappresentano una minaccia anche per gli interventi di recupero degli habitat.
“Le operazioni di restauro ecologico devono essere accompagnate da adeguate strategie di conservazione preventiva e dall’individuazione dei cosiddetti rifugi climatici, dove le temperature si mantengono più equilibrate. È fondamentale preservare in laboratorio gli organismi destinati ai progetti di ripopolamento, così da proteggerli dagli eventi climatici estremi”, aggiunge.
La biodiversità cambia volto
Tra gli effetti più evidenti del riscaldamento c’è la progressiva trasformazione degli ecosistemi marini. Secondo Simonetta Fraschetti, membro del Comitato Scientifico di Marevivo, il cambiamento climatico sta accelerando fenomeni già in atto.
“Quando si parla di cambiamenti climatici si pensa soprattutto agli effetti più evidenti, ma si presta meno attenzione alle specie che sostengono il funzionamento degli ecosistemi. Nel Mediterraneo le foreste marine di Cystoseira stanno scomparendo, con gravi conseguenze per la biodiversità. Il cambiamento climatico è una delle cause principali, ma agisce insieme ad altre pressioni, come l’inquinamento, i pesticidi e il degrado degli habitat”, afferma la ricercatrice.
Fraschetti sottolinea anche il ruolo strategico del monitoraggio scientifico e delle Aree Marine Protette, che pur non potendo arrestare il cambiamento climatico contribuiscono ad aumentare la resilienza degli ecosistemi.
ISPRA: aumentano le specie tropicali nei mari italiani
I dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) confermano la tendenza.
“Nel 2025 la temperatura media annuale dei mari italiani ha raggiunto i 20 °C, con punte superiori ai 26 °C nei mesi estivi, oltre un grado sopra la media climatologica 1991-2020”, evidenzia Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA.
Secondo Gallone, il Mediterraneo sta diventando sempre più favorevole alla diffusione di specie non indigene, come granchio blu, pesce scorpione e pesci coniglio, con effetti sulla biodiversità e sulle attività economiche. Per questo, sottolinea, è necessario rafforzare monitoraggio, adattamento e ripristino degli ecosistemi.
CNR: “Non è più un fenomeno episodico”
Per Andrea Lenzi, presidente del CNR, il Mediterraneo rappresenta oggi uno dei principali osservatori mondiali degli effetti del cambiamento climatico.
“Questa evoluzione non può essere considerata episodica, ma evidenzia una trasformazione strutturale del nostro mare, con implicazioni profonde per gli ecosistemi, la biodiversità, le attività economiche e la sicurezza delle comunità costiere”, afferma Lenzi.
Il presidente del CNR sottolinea che la ricerca scientifica è fondamentale per orientare le politiche di adattamento e mitigazione, ma ribadisce anche la necessità di un cambiamento culturale che consenta di adottare decisioni rapide ed efficaci.
Marevivo: “Proteggere il Mediterraneo significa proteggere il nostro futuro”
In conclusione, Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo, invita a guardare oltre l’emergenza.
“Noi possiamo difenderci dal caldo raffrescando gli ambienti in cui viviamo, ma il Mediterraneo no. Quello che stiamo osservando non è un episodio sporadico, ma il segnale di un cambiamento strutturale. Proteggere il Mediterraneo significa proteggere la biodiversità, la salute delle persone, le economie costiere e il futuro delle nuove generazioni. Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze: servono politiche di prevenzione e una vera transizione ecologica“, conclude.
Crediti immagine: Copernicus Marine Service, Unione Europea – Programma Copernicus
