L’Europa sta soffocando sotto una delle più intense ondate di calore degli ultimi anni. Dalla Penisola Iberica ai Balcani, passando per Italia, Francia e Germania, i termometri hanno superato in molte aree i 40 gradi. Ma la notizia più importante non è il caldo di questi giorni.
Secondo la World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina la meteorologia mondiale, ciò che stiamo vivendo non rappresenta un evento eccezionale destinato a rimanere isolato. Al contrario, potrebbe essere una delle prime manifestazioni del nuovo clima europeo. Le ondate di calore stanno diventando più frequenti, più intense e più durature, e il cambiamento climatico sta modificando in modo profondo la geografia del rischio nel continente.
Oltre 200 morti in Spagna
In Spagna almeno 212 decessi registrati tra domenica e mercoledì sono attribuibili all’ondata di caldo record. E’ quanto emerso da dati pubblicati dall’Instituto de Salud Carlos III di Madrid. Negli stessi giorni del 2025 alla medesima causa risultavano riconducibili 98 decessi.
Si tratta di stime basate su un sistema noto come ‘MoMo’ (Sistema de Monitorización de la Mortalidad Diaria), che raccoglie ogni giorno informazioni sul numero di decessi in Spagna, effettua calcoli sulla base del confronto con previsioni secondo dati storici e integra fattori come le temperature comunicate dall’Agenzia nazionale per la meteorologia per elaborare i dati.
Ieri l’Agenzia nazionale per la meteorologia (Aemet) ha reso noto che lunedì e martedì sono state le giornate più calde mai registrate a giugno in Spagna almeno dal 1950. Tra metà maggio e fine settembre 2025, 3.832 decessi erano stati attribuiti al caldo utilizzando lo stesso sistema ‘MoMo’.
Parigi vieta consumo alcol in pubblico per il collasso ospedali dovuto a caldo
Ai parigini sarà temporaneamente vietato consumare alcolici in pubblico, poiché gli ospedali della capitale sono al collasso a causa della micidiale ondata di calore che sta attanagliando la Francia e gran parte dell’Europa. “Stiamo raggiungendo il punto di saturazione delle strutture ospedaliere”, ha dichiarato ieri il capo della polizia di Parigi, Patrice Faure, citato dal Guardian, aggiungendo che le nuove misure, che includono il divieto di vendita di alcolici da asporto, sono necessarie per arginare l’aumento dei ricoveri ospedalieri.
“Devo assicurarmi che la pressione diminuisca”, ha aggiunto Faure. La ministra della Salute francese, Stéphanie Rist, ha dichiarato che il servizio di ambulanze di Parigi ha registrato un numero di arresti cardiaci quattro volte superiore alla norma nelle ultime 24 ore. Ha aggiunto che anche i giovani sono stati colpiti da arresti cardiaci. Il divieto di consumare alcolici in luoghi pubblici inizierà a mezzogiorno di oggi e durerà fino alle 7 di sabato, per poi ripetersi con gli stessi orari da sabato sera a domenica. Sono esclusi ristoranti e bar con posti a sedere al pubblico. La vendita di alcolici da asporto sarà vietata dalle 18 di venerdì alle 7 di sabato e nuovamente dalle 18 di sabato alle 7 di domenica.
In Francia, oltre 44 milioni di persone , su una popolazione totale di 67 milioni, sono state questa settimana sottoposte all’allerta rossa di livello più alto per il caldo. Ieri due reattori nucleari in Francia sono stati spenti per evitare lo scarico di troppa acqua calda nei fiumi, già in fase di riscaldamento a causa dell’ondata di caldo da record. All’inizio di questa settimana, le temperature elevatissime hanno causato la morte di centinaia di migliaia di volatili negli allevamenti avicoli della Bretagna e dei Paesi della Loira. In Francia si prevedono almeno altri giorni di caldo soffocante.
Il caldo estremo non è più un’anomalia
Per molti europei le temperature registrate nelle ultime settimane sembrano eccezionali. In realtà, gli scienziati osservano da tempo una tendenza chiara.
Negli ultimi decenni il continente europeo si è riscaldato più rapidamente rispetto alla media globale. Ogni nuova estate sembra battere il record precedente e gli episodi di caldo estremo che una volta si verificavano raramente stanno diventando sempre più frequenti.
La WMO sottolinea che il cambiamento climatico provocato dalle emissioni di gas serra sta aumentando la probabilità di eventi estremi e sta rendendo le ondate di calore più persistenti rispetto al passato.
Non si tratta quindi soltanto di una stagione particolarmente calda. È un fenomeno che si inserisce in una trasformazione climatica di lungo periodo.
Il vero pericolo arriva dopo il tramonto
Quando si parla di caldo, l’attenzione si concentra spesso sulle temperature massime registrate durante il giorno. Eppure gli esperti mettono in guardia da un rischio meno visibile ma altrettanto pericoloso: le notti tropicali.
Si definiscono così le notti in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi. In molte città europee, e italiane in particolare, il termometro rimane ormai ben al di sopra di questa soglia fino alle prime ore del mattino.
Il problema è che il corpo umano ha bisogno di raffreddarsi durante la notte per recuperare lo stress accumulato durante il giorno. Quando questo non accade, il rischio per la salute aumenta sensibilmente.
Anziani, bambini, persone fragili, pazienti con malattie cardiovascolari o respiratorie e donne in gravidanza sono tra le categorie più esposte.
Secondo gli esperti, una notte afosa e senza refrigerio può risultare più pericolosa di una temperatura diurna particolarmente elevata.
Le città diventano trappole di calore
L’allarme della WMO riguarda soprattutto le aree urbane. Le città tendono ad accumulare calore durante il giorno attraverso asfalto, cemento e superfici artificiali. Quando il sole tramonta, questa energia viene rilasciata lentamente, mantenendo temperature elevate anche durante la notte. È il fenomeno conosciuto come “isola di calore urbana”.
In alcune metropoli europee la differenza tra il centro cittadino e le campagne circostanti può raggiungere diversi gradi. Questo significa che milioni di persone vivono in ambienti che amplificano ulteriormente gli effetti delle ondate di calore.
La scarsità di alberi, la riduzione delle aree verdi e la forte impermeabilizzazione del suolo contribuiscono ad aggravare il problema.
Un’emergenza sanitaria sottovalutata
Il caldo estremo non è soltanto una questione di disagio. Secondo numerosi studi scientifici, le temperature elevate aumentano la mortalità e i ricoveri ospedalieri, soprattutto tra le persone più vulnerabili.
Gli effetti possono manifestarsi in diverse forme: colpi di calore, disidratazione, problemi cardiovascolari, aggravamento di malattie respiratorie e peggioramento di condizioni croniche preesistenti.
Per questo motivo le agenzie internazionali invitano governi e amministrazioni locali a rafforzare i sistemi di allerta precoce e i piani di protezione della popolazione.
L’Europa del futuro potrebbe assomigliare a questa
L’aspetto più significativo del messaggio lanciato dalla WMO è forse il più inquietante. L’organizzazione non descrive l’attuale ondata di calore come un episodio isolato, ma come una possibile anticipazione delle condizioni climatiche che potrebbero diventare sempre più comuni nei prossimi decenni.
In altre parole, ciò che oggi viene percepito come eccezionale potrebbe trasformarsi gradualmente nella normalità.
Temperature elevate per settimane consecutive, notti tropicali sempre più frequenti, città surriscaldate e una crescente pressione sui sistemi sanitari potrebbero diventare caratteristiche permanenti delle estati europee.
La sfida non riguarda solo il clima
L’ondata di calore che sta investendo l’Europa non rappresenta soltanto una sfida ambientale.
È anche una questione economica, sanitaria e sociale. Significa ripensare le città, aumentare il verde urbano, adattare gli edifici, proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione e preparare infrastrutture capaci di resistere a temperature che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.
Il messaggio della WMO è chiaro: il caldo record che sta colpendo l’Europa non è soltanto la notizia dell’estate 2026. Potrebbe essere un’anticipazione del clima con cui dovremo convivere negli anni a venire.
