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Ancora troppo plastica nello sport: medici e società scientifiche al Coni per abbattere i rischi

Presentato il progetto patrocinato dal CONI: secondo le società mediche, l’uso di materiali plastici e l’esposizione a microplastiche possono influire negativamente sui tempi di recupero e sulla salute respiratoria degli atleti.

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), insieme alla Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA) e a diverse società scientifiche mediche, ha dato il via ufficiale al progetto “La plastica non fa sport”. L’iniziativa, che si inserisce nella Campagna Nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, punta a ridefinire le abitudini di consumo e l’organizzazione degli eventi sportivi in Italia.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e del CIP (Comitato Italiano Paralimpico – Regione Toscana), registrando l’adesione immediata di importanti federazioni nazionali tra cui FISE (Sport Equestri), FCI (Ciclismo), FIGS (Squash) e FISPIC (Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi), oltre all’ASD Pentathlon Modena.

L’analisi dei promotori: i rischi per la salute e la performance sportiva

Il documento programmatico diffuso dalle sigle mediche evidenzia come il comparto sportivo sia fortemente dipendente dai materiali plastici: dalle classiche borracce e bottigliette monouso fino ai tessuti tecnici in poliestere, ai gadget e agli integratori in confezioni monodose. Per dare una dimensione del fenomeno, il comunicato cita uno studio condotto nel Regno Unito secondo cui una singola partita di calcio europea genera in media tra 1,82 e 6,81 kg di rifiuti plastici per spettatore, per un totale stimato di 750.000 tonnellate annue a livello continentale.

Al di là dell’impatto ambientale, l’accento dei medici si concentra sugli effetti biologici per chi pratica attività fisica. Secondo i dati scientifici riportati da ISDE, l’esposizione a micro- e nano-plastiche e alle sostanze chimiche correlate durante l’esercizio fisico può determinare:

  • Un incremento dei tempi di recupero post-esercizio.
  • Un aumento dell’incidenza di asma e compromissione respiratoria.
  • Lo sviluppo di infiammazioni croniche di basso grado, fattori che i medici indicano come direttamente penalizzanti per la performance atletica.

Gli obiettivi della campagna e il Decalogo per gli eventi

Il progetto si propone di agire sia sul piano della consapevolezza individuale che su quello organizzativo attraverso linee guida concrete. I promotori intendono:

  1. Sensibilizzare il settore sull’impatto della plastica sulla risposta fisica agli stimoli dell’allenamento.
  2. Identificare soluzioni pratiche per ridurre la contaminazione ambientale e l’esposizione dei singoli atleti.
  3. Diffondere un apposito Decalogo per l’abbattimento dell’uso di plastica monouso nelle manifestazioni sportive, rivolto a club, federazioni e organizzatori di eventi.

“Lo sport ha sempre avuto il potere di ispirare cambiamenti sociali profondi” – ha dichiarato Flavia Del Grosso, referente del progetto. “Chiediamo agli atleti e alle federazioni di essere protagonisti attivi di questa campagna: la plastica non è un problema solo ambientale, è un problema di salute che li riguarda in prima persona.”

Nelle intenzioni dei promotori – supportati anche dai patrocini di FNOMCeO, FISM, SIEDP, SiMPeF e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) – gli atleti devono diventare testimonial di uno stile di vita che associ la performance ottimale alla tutela dell’ecosistema, spingendo il movimento sportivo italiano verso un modello più sostenibile. Tutti i dettagli e i documenti ufficiali sono stati messi a disposizione del pubblico sul portale istituzionale di ISDE News.

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