Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Che cos’è il social freezing: la promessa sulla fertilità che non è così sicura

Il ricorso al social freezing, ovvero il congelamento degli ovociti per motivi non medici, è in forte crescita in Italia e in Europa. Un fenomeno che riflette una maggiore consapevolezza delle donne rispetto alla propria fertilità, ma che – secondo gli esperti – rischia di essere spesso interpretato in modo errato.

“Negli ultimi anni stiamo assistendo a un vero boom del social freezing”, spiega all’Adnkronos Guglielmo Ragusa, presidente della Società italiana di riproduzione umana (Siru) e responsabile del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’Istituto Marquès di Milano, a margine di un evento della Fism. “È un fenomeno alimentato anche da informazioni incomplete o fuorvianti diffuse sui media e sui social”.

Il social freezing non è una “assicurazione sulla fertilità”

Uno degli equivoci più diffusi riguarda proprio il significato del congelamento degli ovociti.

“Molte donne arrivano alla consulenza convinte che sia una garanzia per il futuro”, sottolinea Ragusa. “In realtà non è così. Può essere una strategia utile, ma non rappresenta un’assicurazione sulla maternità”.

Secondo gli specialisti, il ricorso alla crioconservazione è in gran parte legato a motivazioni sociali: nel 70% dei casi si tratta di donne che non hanno ancora trovato un partner stabile, oppure che stanno investendo su carriera e progetti personali.

L’età resta il fattore decisivo

Il punto centrale resta però uno: il tempo.

“Congelare gli ovociti a 32 anni è molto diverso rispetto a farlo a 40”, spiega l’esperto. Con l’avanzare dell’età, infatti, diminuiscono sia la quantità sia la qualità degli ovociti.

Dopo i 37-38 anni, in molti casi sono necessari più cicli di stimolazione ovarica per ottenere un numero adeguato di cellule da conservare.

Costi e accesso alle procedure

Il social freezing in Italia ha un costo medio che si aggira intorno ai 4.000 euro complessivi, inclusi i farmaci per la stimolazione ovarica.

Il trattamento è invece gratuito nei casi oncologici, quando le terapie possono compromettere la fertilità. In alcune condizioni, come l’endometriosi, la procedura può essere coperta dal sistema sanitario, mentre i farmaci restano a carico della paziente.

Il nodo dell’informazione sulla fertilità

Per gli specialisti, il problema principale resta la mancanza di educazione riproduttiva.

“Per anni si è parlato di contraccezione e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Oggi sarebbe altrettanto importante spiegare come cambia la fertilità nel tempo”, osserva Ragusa.

Molte donne, secondo gli esperti, scoprono solo tardivamente che la capacità riproduttiva femminile diminuisce progressivamente con l’età.

Riserva ovarica: un indicatore spesso frainteso

Tra i concetti più discussi c’è quello della riserva ovarica, spesso associata all’ormone antimulleriano (AMH).

Questo parametro indica la quantità di follicoli ancora presenti nelle ovaie, ma non rappresenta una misura diretta della fertilità naturale.

“Una donna con riserva ovarica ridotta può comunque avere possibilità di concepimento spontaneo simili a una coetanea con valori più alti”, spiegano gli specialisti. La differenza emerge soprattutto nei percorsi di fecondazione assistita.

Ambiente e fertilità: un tema emergente

Negli ultimi anni cresce anche l’attenzione verso i possibili effetti dell’ambiente sulla salute riproduttiva.

Sostanze come PFAS, ftalati e pesticidi sono oggetto di studio per il loro potenziale impatto sul sistema endocrino, sia maschile che femminile.

Alcune osservazioni cliniche suggeriscono una possibile riduzione della risposta ovarica anche in donne giovani, un fenomeno che richiede ulteriori approfondimenti scientifici.

La fertilità non è un dato scontato

La conclusione degli esperti è netta: la fertilità non può essere considerata un fattore garantito.

Informazione corretta, consapevolezza ed educazione preventiva restano gli strumenti principali per permettere alle donne di compiere scelte realmente informate sul proprio futuro riproduttivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *