Svolta definitiva nella gestione dei rilevatori di velocità in Italia, con l’introduzione di regole stringenti che ridisegnano la mappa dei controlli stradali. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha emanato il tanto atteso decreto ministeriale sugli autovelox che definisce in modo tassativo le procedure di omologazione, approvazione, taratura iniziale e verifiche periodiche dei dispositivi di accertamento della velocità. Il provvedimento punta a sanare il vuoto normativo e il caos giurisprudenziale generatosi negli ultimi due anni, imponendo ai Comuni criteri rigorosi per garantire la piena legalità delle sanzioni. Secondo i dati diffusi dalle associazioni dei consumatori, l’impatto della riforma sarà immediato: ad oggi, la stragrande maggioranza dei dispositivi attivi sul territorio nazionale non risulta conforme alle nuove disposizioni.
Assoutenti: “Il 71% dei dispositivi è fuori norma, ora via alle sanatorie”
L’analisi di Assoutenti, basata sul censimento ufficiale della piattaforma telematica del Mit, evidenzia uno scenario di diffusa irregolarità strutturale: il 71% degli autovelox attualmente installati in Italia risulta fuorilegge sul fronte dell’omologazione. I Comuni non avranno più margini di discrezionalità e, per continuare a elevare sanzioni legittime, dovranno sottoporre gli impianti alle verifiche imposte dal ministero.
Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha dettagliato la procedura di adeguamento prevista dal decreto:
- Apparecchi antecedenti al 2017: Per tutti i dispositivi approvati prima di tale data, scatta l’obbligo di test tecnici approfonditi, tarature periodiche e verifiche di funzionalità per preservare la validità legale degli accertamenti.
- Procedura semplificata: Gli enti locali e le aziende produttrici già in possesso della documentazione tecnica integrativa richiesta potranno accedere a un iter burocratico accelerato. Una volta trasmessi i faldoni al Mit, il ministero avrà 60 giorni di tempo per esprimersi e rilasciare il via libera definitivo all’omologazione.
Codacons: “Provvedimento in enorme ritardo. Sicurezza stradale compromessa”
Se da un lato l’introduzione del decreto viene accolta positivamente per la chiarezza normativa che introduce, dall’altro il Codacons esprime dure critiche sulle tempistiche ministeriali. L’associazione capofila nella tutela degli automobilisti sottolinea come il ritardo nell’emanazione del testo abbia generato una paralisi istituzionale a partire da aprile 2024, mese in cui la Corte di Cassazione ha sancito l’assoluta nullità dei verbali stradali redatti da apparecchi semplicemente “approvati” ma privi di formale “omologazione”.
Questo stallo amministrativo ha prodotto un duplice effetto negativo:
- Il crollo dei proventi comunali: Nel corso dell’ultimo anno, i flussi finanziari derivanti dalle sanzioni per eccesso di velocità hanno registrato una contrazione del 9% nelle sole grandi città italiane.
- Il nodo della sicurezza: Il timore di un contenzioso legale di massa e la pioggia di ricorsi vincenti da parte degli automobilisti hanno spinto molte amministrazioni locali a spegnere preventivamente i dispositivi, riducendo di fatto il controllo elettronico della velocità e deteriorando gli standard di sicurezza sulle arterie stradali più a rischio. Il Codacons ribadisce che le condotte di guida pericolose vanno sanzionate con fermezza, ma l’azione sanzionatoria della Pubblica Amministrazione deve poggiare su strumenti tecnicamente inattaccabili.
Radiografia dei Controlli di Velocità in Italia
I dati macroscopici forniti dalle associazioni dei consumatori tracciano gli effetti della sentenza di Cassazione 2024 e i futuri obblighi dei Comuni:
