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La speranza per il nostro pianeta sotto i nostri piedi: cosa sono i funghi micorrizici e come possono salvarci

C’è qualcosa di straordinario sotto i nostri piedi. Qualcosa che nessuno vede, che quasi nessuno studia, e che eppure sta svolgendo un lavoro silenzioso di importanza climatica colossale: sta assorbendo il 36% di tutte le emissioni di CO₂ prodotte ogni anno dalla combustione di gas, petrolio e carbone nel mondo. Non sono le foreste pluviali dell’Amazzonia. Non sono gli oceani. Sono i funghi.

Più precisamente, i funghi micorrizici. Organismi invisibili a occhio nudo che formano reti sotterranee capillarissime intrecciate con le radici di quasi tutte le piante terrestri. Uno studio pubblicato su Current Biology e guidato dall’Università di Cape Town ha calcolato per la prima volta con precisione la portata di questo servizio: ogni anno, le piante trasferiscono ai funghi micorrizici attraverso le radici circa 13,12 miliardi di tonnellate di CO₂, che finiscono stoccate nel suolo in forme altamente stabili.

È una scoperta che ha valso alla biologa statunitense Toby Kiers il Tyler Prize 2026. considerato da molti il Nobel per l’ambiente, per il suo lavoro pionieristico sulle reti fungine e sulla loro capacità di assorbire carbonio. E che potrebbe cambiare radicalmente le politiche climatiche mondiali, se solo i governi decidessero di prenderla sul serio.

La simbiosi più antica del pianeta: 400 milioni di anni di collaborazione

Per capire cosa sono i funghi micorrizici, bisogna tornare indietro di 400 milioni di anni, ben prima dei dinosauri, ben prima dei fiori e delle piante con seme. Le prime piante terrestri, colonizzando un ambiente arido e privo di nutrienti, stabilirono una relazione simbiotica con certi funghi del suolo. Era un accordo di mutuo vantaggio: i funghi fornivano alle piante acqua e minerali – fosforo, azoto, ferro – che le loro radici da sole non riuscivano a raggiungere nel terreno. Le piante, in cambio, fornivano ai funghi zuccheri prodotti dalla fotosintesi.

Questa partnership è sopravvissuta invariata per 400 milioni di anni. Oggi coinvolge circa l’80% di tutte le specie di piante terrestri — dalle sequoie alle querce, dagli arbusti alpini ai grani coltivati nei campi. Per fare un esempio concreto e vicino a noi: il tartufo è un fungo micorrizico in simbiosi con la quercia. Quando cercate tartufi nel bosco, state cercando la parte visibile di questa rete invisibile.

Come funziona il sequestro del carbonio: il meccanismo spiegato

Il processo attraverso cui i funghi micorrizici sequestrano il carbonio è affascinante nella sua eleganza. Le piante catturano CO₂ dall’atmosfera attraverso la fotosintesi e la convertono in zuccheri. Una quota significativa di questi zuccheri – fino al 30% dell’energia fotosintetica totale – viene trasferita alle radici e da lì ai funghi micorrizici associati.

I funghi utilizzano questi composti di carbonio per costruire le loro strutture cellulari: le ife, i sottilissimi filamenti che formano le reti sotterranee, e li trasportano nel terreno dove vengono elaborati da batteri e altri microrganismi. Il risultato è la formazione di depositi di carbonio organico altamente stabili nel suolo, che resistono alla degradazione per decenni o anche secoli.

Il processo è oltre 4 volte più veloce rispetto al sequestro che avverrebbe senza i funghi micorrizici. E continua anche dopo la morte del fungo: le strutture cellulari fungine contengono una molecola chiamata chitina – la stessa che forma il guscio degli insetti – che è particolarmente resistente alla decomposizione microbica e rimane nel suolo per lunghi periodi, continuando a immagazzinare carbonio.

I 13 miliardi di tonnellate che cambiano i conti del clima

Per capire la portata di questo numero – 13,12 miliardi di tonnellate di CO₂ sequestrate ogni anno – vale la pena confrontarlo con altri valori che conosciamo.

Le emissioni totali da combustibili fossili nel mondo sono circa 36 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. I funghi micorrizici ne assorbono il 36%: circa un terzo. Le foreste tropicali, che nel dibattito climatico ricevono tutta l’attenzione mediatica, sequestrano ogni anno circa 2-3 miliardi di tonnellate nette di carbonio. I funghi micorrizici fanno oltre quattro volte di più, nell’invisibilità totale.

“I funghi micorrizici costituiscono uno dei sistemi circolatori della Terra”, spiega Toby Kiers. “Questi network trasferiscono quantità enormi di nutrienti e di carbonio. Come cambierebbero le agende globali per il clima se questi organismi fossero ufficialmente riconosciuti come un’infrastruttura planetaria vitale?”

💡 Lo sapevi?

Se tutte le reti di ife fungine presenti nel suolo della Terra fossero distese in fila, coprirebbero una distanza di circa 450 quadrilioni di chilometri: abbastanza per fare il giro della galassia della Via Lattea quasi 5.000 volte. Queste reti sono così capillari e dense che in un singolo cucchiaino di terreno forestale sano possono essere presenti diversi chilometri di filamenti fungini. È la struttura biologica più estesa del pianeta — invisibile, silenziosa, e fondamentale per la vita sulla Terra come la conosciamo.

La minaccia che nessuno vede: perché stiamo distruggendo questa rete

Ecco il problema. Questa rete straordinaria, costruita in 400 milioni di anni, è sotto attacco. E gli attacchi vengono esattamente dalle stesse pratiche che stanno cambiando il clima.

I fungicidi agricoli: ampiamente usati nell’agricoltura intensiva per proteggere le colture dai patogeni fungini — non distinguono tra funghi dannosi e funghi micorrizici benefici. L’uso massiccio di fungicidi in agricoltura ha ridotto significativamente le popolazioni di micorrizici nei suoli agricoli di tutto il mondo.

I fertilizzanti sintetici: soprattutto quelli a base di fosforo — rendono il suolo così ricco di nutrienti che le piante non hanno più bisogno del servizio dei funghi micorrizici per ottenerli. La simbiosi si indebolisce, le reti fungine si riducono, e il sequestro di carbonio diminuisce.

La lavorazione intensiva del suolo: aratura profonda, compattazione da macchinari pesanti — distrugge fisicamente le delicate reti di ife fungine che si erano formate nel corso di anni.

Il risultato è che proprio mentre la crisi climatica rende sempre più prezioso ogni meccanismo naturale di sequestro del carbonio, stiamo attivamente smantellando uno dei più efficaci.

Le startup che vogliono usare i funghi per salvare il clima

La buona notizia è che la ricerca sta aprendo nuove strade concrete. La startup americana Funga (fondata dal climatologo Colin Averill) sta sviluppando un approccio innovativo: inoculare i piantini con funghi micorrizici specifici prima del trapianto, migliorando il tasso di sopravvivenza e crescita degli alberi del 30-64% e aumentando così la capacità delle foreste di catturare CO₂.

L’obiettivo a lungo termine di Funga è sequestrare almeno 3 miliardi di tonnellate di CO₂ attraverso la rigenerazione forestale entro il 2050 — trasformando il carbonio assorbito in crediti da vendere sul mercato del carbonio. Se funzionasse, significherebbe monetizzare un servizio ecosistemico che la natura sta già fornendo gratuitamente e usare quei fondi per espandere e proteggere le reti fungine.

Perché i funghi non sono nelle politiche climatiche e dovrebbero esserci

La domanda che Toby Kiers pone è quella giusta: come cambierebbero le agende globali per il clima se questi organismi fossero ufficialmente riconosciuti come un’infrastruttura planetaria vitale?

Oggi le politiche climatiche si concentrano sulle emissioni, su quanto CO₂ evitiamo di produrre. Molto meno attenzione viene dedicata ai sink naturali ovvero quanto CO₂ la natura riesce ad assorbire. E tra i sink naturali, i funghi micorrizici sono quasi completamente assenti dai documenti ufficiali, dalle NDC nazionali, dai rapporti IPCC.

Proteggere i suoli agricoli dalle pratiche che distruggono le reti micorriziche, reintrodurre i funghi nei terreni degradati, smettere di usare fungicidi nelle aree limitrofe alle foreste: sono azioni concrete, già tecnicamente possibili, che potrebbero moltiplicare la capacità della Terra di assorbire CO₂. Senza pannelli solari, senza cattura e stoccaggio del carbonio, senza geo-ingegneria.

Solo lasciando fare ai funghi quello che stanno facendo da 400 milioni di anni.

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