Il 4 giugno 2026, alle 12:30 ora delle Montagne Rocciose, nell’Idaho National Laboratory di Idaho Falls, è successa una cosa che non accadeva negli Stati Uniti da oltre quarant’anni. Un reattore nucleare avanzato sviluppato da un’azienda privata ha raggiunto la criticità: la condizione in cui la reazione a catena di fissione dell’uranio diventa autosostenuta. Il reattore si chiama Mark-0, lo ha costruito la startup Antares Nuclear, fondata nel 2023 con 140 milioni di dollari di finanziamenti, e il Segretario all’Energia americano Chris Wright lo ha definito “l’inizio del rinascimento nucleare americano.
La notizia è quasi assente dai media italiani mainstream, eppure è direttamente rilevante per il dibattito che il nostro Parlamento sta portando avanti in questi stessi giorni: il DDL sul nucleare approvato dalla Camera mercoledì 4 giugno, lo stesso giorno in cui il Mark-0 si accendeva in Idaho, ha al centro esattamente questo tipo di tecnologia: i micro-reattori modulari avanzati. Capire cosa è successo in Idaho aiuta a capire cosa potrebbe succedere in Italia.
Cosa significa “criticità”: il momento in cui il reattore prende vita
Il termine “criticità” suona pericoloso, ma nel gergo nucleare non lo è affatto. È semplicemente il termine tecnico per indicare il momento in cui la reazione a catena di fissione diventa autosostenuta: ogni atomo di uranio che si divide libera neutroni che colpiscono altri atomi di uranio, che si dividono a loro volta liberando altri neutroni, in un ciclo continuo che non ha bisogno di input energetici esterni per proseguire.
Il Mark-0 ha raggiunto specificamente la criticità a potenza zero. Significa che la reazione a catena funziona, ma a un livello di potenza talmente basso da non produrre calore o radiazioni significative. Non è ancora produzione di elettricità: è la validazione scientifica e ingegneristica che il sistema funziona come previsto. Il passo successivo, la produzione effettiva di elettricità, è prevista per il 2027.
John Wagner, direttore dell’Idaho National Laboratory, lo spiega chiaramente: “La criticità è la condizione in cui una reazione a catena nucleare diventa autosostenuta. Ciò che Antares ha raggiunto è specificatamente la criticità a potenza zero — la reazione a catena è stata sostenuta a un livello di potenza essenzialmente nullo. Non è produzione di elettricità. Non è operazione a piena potenza. È la prova che il sistema funziona: la validazione scientifica e ingegneristica da cui dipende ogni passo successivo.”
Cosa è il Mark-0: sodio liquido e dimensioni da garage
Il reattore Mark-0 di Antares utilizza il sodio liquido come refrigerante: una tecnologia diversa dai reattori tradizionali ad acqua leggera, che appartiene alla cosiddetta quarta generazione di reattori nucleari. Il sodio liquido permette temperature di esercizio più alte e una maggiore efficienza termica, e ha caratteristiche di sicurezza intrinseche: se qualcosa va storto, il sodio non produce vapore sotto pressione come l’acqua, riducendo il rischio di esplosioni.
Le dimensioni del Mark-0 sono quella che lo rendono rivoluzionario: è un micro-reattore, progettato per essere trasportabile su un aereo cargo o su un modulo spaziale. Non è una centrale nucleare nel senso tradizionale del termine: è più simile a un generatore molto compatto e potente, pensato per alimentare installazioni militari remote, centri dati, basi in zone isolate o addirittura missioni spaziali.
La tabella di marcia di Antares è ambiziosa ma, alla luce dei risultati ottenuti, credibile: criticità nel 2026, produzione di elettricità nel 2027 e fornitura di energia per installazioni militari e commerciali entro il 2028.
Il contesto americano: Trump e la corsa alla criticità del 4 luglio
Il successo di Antares non è avvenuto nel vuoto. Il Mark-0 è il primo di almeno tre reattori avanzati che dovrebbero raggiungere la criticità entro la scadenza del 4 luglio fissata da Trump con il suo ordine esecutivo del maggio 2025. L’amministrazione Trump ha fatto del rilancio del nucleare americano una priorità strategica, con un programma che punta ad accelerare drasticamente i tempi di approvazione e test dei nuovi reattori.
Antares è stata fondata nel 2023 con oltre 140 milioni di dollari di finanziamenti — un segnale di quanto il settore privato americano creda nelle potenzialità dei micro-reattori. L’azienda è stata selezionata tra cinque società dal Dipartimento dell’Energia per partecipare al Reactor Pilot Program, il programma federale che supporta lo sviluppo accelerato di reattori avanzati.
Il fatto che un’azienda fondata nel 2023 sia riuscita a portare un reattore alla criticità in meno di tre anni è straordinario per gli standard del settore nucleare, dove i tempi di sviluppo si misurano normalmente in decenni, non in anni.
Il Mark-0 è il 53° reattore costruito all’Idaho National Laboratory dall’apertura nel 1951 ed è il primo reattore con un design innovativo a raggiungere la criticità nel laboratorio negli ultimi 50 anni. L’Idaho National Laboratory è considerato il “campo di addestramento” del nucleare americano: quasi tutti i reattori che alimentano oggi le centrali degli Stati Uniti hanno avuto i loro prototipi testati proprio lì. Se il Mark-0 supera anche i test successivi, potrebbe diventare il prototipo di una nuova generazione di micro-reattori che trasforma radicalmente il modo in cui produciamo e distribuiamo energia nucleare.
Cosa dice questo all’Italia sul suo DDL nucleare
Il confronto con l’Italia è illuminante. Lo stesso giorno in cui il Mark-0 raggiungeva la criticità in Idaho, la Camera italiana approvava un DDL che delega al governo il potere di legiferare sul nucleare senza ancora un singolo decreto attuativo scritto, senza un sito identificato, senza un contratto firmato con alcun costruttore.
La differenza non è solo di tempi, ma di approccio sistemico. Negli USA il Dipartimento dell’Energia ha creato un programma ad hoc – il Reactor Pilot Program – per supportare aziende private nell’accelerare i test di nuovi reattori, con scadenze precise fissate direttamente dalla Casa Bianca. Il risultato è che una startup fondata tre anni fa ha già un reattore che funziona.
In Italia, per costruire un impianto rinnovabile servono in media 7-9 anni di iter autorizzativo. Per il nucleare, le complessità sono maggiori. Se l’obiettivo di reattori operativi entro il 2034-2035 deve diventare reale, il DDL italiano dovrà prevedere meccanismi di semplificazione autorizzativa altrettanto radicali di quelli adottati negli USA.
Le applicazioni oltre la difesa: centri dati e spazio
Il Mark-0 è stato pensato principalmente per applicazioni militari alimentare basi remote dove i carburanti tradizionali sono difficili da trasportare. Ma i microreattori fabbricati in serie potranno alimentare centri dati, aree remote e complessi industriali energivori con energia continua, pulita e indipendente dalla rete elettrica nazionale.
Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante nell’era dell’intelligenza artificiale: i data center che alimentano i grandi modelli di AI consumano quantità enormi di energia in modo continuo e prevedibile: esattamente il profilo di consumo ideale per un micro-reattore nucleare. Microsoft, Google e Amazon stanno già esplorando accordi con produttori di SMR per alimentare i loro data center con energia nucleare.
