L’innalzamento globale delle temperature altera i vettori biologici delle malattie tropicali, trasformando le arbovirosi da fenomeni sporadici legati ai viaggi esteri a problematiche stabili di sanità pubblica sul territorio nazionale. Nel corso del congresso “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia”, svoltosi a Verona e organizzato dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, esperti regionali, nazionali, rappresentanti del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) hanno analizzato la correlazione diretta tra le anomalie climatiche e la diffusione di virus quali Dengue, Chikungunya e West Nile. I dati emersi indicano che l’incremento termico accelera la proliferazione delle zanzare e ne aumenta la capacità di trasmissione virale, configurando il Paese come un’area geografica esposta allo sviluppo di focolai autoctoni stabili.
L’impatto termico sulle infezioni: i tre studi scientifici di riferimento
La comunità scientifica riunitasi a Verona ha quantificato l’effetto delle variazioni meteorologiche sulla capacità infettiva dei vettori, evidenziando un aumento del rischio compreso tra il 16% e il 32% – con una media superiore al 20% – per ogni singolo grado centigrado di aumento della temperatura dell’aria. A supporto di tale evidenza sono stati citati tre lavori pubblicati su riviste internazionali:
- Una meta-analisi su 45 studi condotti in Brasile, Indonesia e India (Frontiers in Climate) ha stabilito un incremento del 16% del rischio Dengue per ogni grado in più.
- Un’indagine epidemiologica condotta in Italia su 1.145 casi di West Nile tra il 2012 e il 2020 (Tropical Medicine and Infectious Disease) ha individuato nella temperatura media il principale fattore predittivo della malattia, con un aumento del rischio del 32% per ogni grado centigrado incrementale.
- Una revisione sistematica di 34 studi sperimentali (Parasitology & Vector-Borne Diseases) ha confermato la correlazione termica per il virus Chikungunya, riscontrando un effetto accelerato sopra la soglia dei 28 gradi centigradi.
Il ciclo riproduttivo della zanzara tigre e la fine della decimazione invernale
Il consolidamento di queste patologie sul territorio italiano viene associato a modificazioni biologiche precise causate dalle mutazioni del clima. Secondo Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali dell’Irccs di Negrar e docente all’università di Brescia, il riscaldamento globale sta progressivamente ampliando le zone geografiche esposte al rischio di stabilizzazione virale. Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Ispz delle Venezie, ha specificato che l’anomalia climatica agisce combinando due fattori: la contrazione dei tempi del ciclo riproduttivo della zanzara tigre, che diviene più rapido, e la persistenza di temperature miti durante la stagione invernale. L’assenza di freddo rigido impedisce la naturale decimazione delle larve, determinando un avvio anticipato e un prolungamento della stagione di attività degli insetti.
📊 Il bollettino Iss 2026 e i record epidemiologici degli anni precedenti
I dati ufficiali dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 30 aprile 2026 registrano dall’inizio dell’anno 133 casi confermati di Dengue, 13 casi di Chikungunya e 3 casi di Zika virus, tutti quanti associati a viaggi compiuti all’estero, senza che si siano verificati decessi. La serie storica recente mostra tuttavia l’estensione del potenziale epidemico autoctono in Italia:
- Dengue: Il picco storico è stato toccato nel 2024 con oltre 700 casi complessivi, condizionato dal focolaio di Fano, nelle Marche, che con 223 contagi ha rappresentato la più vasta trasmissione locale mai censita in Europa.
- Chikungunya: Il 2025 ha fatto registrare un’impennata eccezionale con 469 casi (rispetto ai 17 del 2024), dei quali ben 384 di natura autoctona ed emersi da dinamiche di trasmissione locale.
- West Nile: Presente in Italia in forma endemica da oltre vent’anni, nel 2025 ha stabilito il primato europeo con 274 casi confermati sul territorio nazionale.
Le strategie di contrasto: sorveglianza One Health e prevenzione domestica
Di fronte a tale quadro epidemiologico, Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Iss, ha rimarcato la necessità di adottare sistemi di sorveglianza attiva e monitoraggio permanente, indipendentemente dalla presenza immediata di criticità epidemiche, al fine di intercettare precocemente i segnali di rischio sul territorio. Gli esperti concordano sull’opportunità di strutturare i piani di contenimento istituzionale secondo l’approccio integrato One Health, che unisce la tutela della salute umana, animale e ambientale. Parallelamente alle azioni pubbliche, viene sollecitata la responsabilizzazione della cittadinanza nell’adozione di misure di autoprotezione e profilassi domestica, quali l’impiego costante di repellenti cutanei, l’installazione di zanzariere e l’eliminazione sistematica dei ristagni d’acqua nei giardini e nelle aree private per impedire lo sviluppo delle larve.
| Patologia / Virus | Impatto Termico ed Effetto Clima (+1°C) | Dati Recenti / Storico Italia |
|---|---|---|
| Febbre Dengue | +16% di rischio infezione per grado in più. Replicazione accelerata nei vettori. | 133 casi importati a inizio 2026. Record nel 2024 con oltre 700 casi complessivi. |
| West Nile Virus | +32% di rischio ammalarsi per ogni grado in più. Temperatura aria fattore predittivo primario. | Endemico da 20 anni. Record nel 2025 con 274 casi (Paese più colpito in Europa). |
| Chikungunya | Capacità di trasmissione incrementata con effetti marcati al di sopra dei 28°C. | 13 casi a inizio 2026. Picco eccezionale nel 2025 con 469 casi (384 autoctoni). |
| Vettore (Zanzara Tigre) | Ciclo riproduttivo più rapido e inverni miti che azzerano la mortalità delle larve. | Stagione attiva anticipata e prolungata sul territorio nazionale. |
