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Ricercatori inquinano il mare per contrastare la crisi climatica: il mostruoso esperimento “Loc-Ness”

Nelle acque del Golfo del Maine si è consumato uno degli eventi scientifici più discussi del pianeta, capace di dividere la comunità internazionale tra scetticismo ambientalista e speranza tecnologica. Un team di ricercatori ha deliberatamente riversato nell’oceano una scia di 65.000 litri di idrossido di sodio modificato con un colorante tracciante rossastro. La macchia densa, visibile per giorni dalle imbarcazioni, ha sollevato un’ondata di interrogativi sulla sicurezza dei nostri ecosistemi marini.

Dietro quello che a prima vista è apparso a molti come un disastro ambientale controllato, si cela in realtà il progetto Loc-Ness, un’operazione di geoingegneria finalizzata a modificare artificialmente la chimica oceanica per rispondere alla crisi climatica globale.

Che cos’è l’esperimento dei 65.000 litri di composti chimici in mare aperto

L’azione, condotta a circa 50 miglia dalla costa del Massachusetts, è stata guidata dagli oceanografi della Woods Hole Oceanographic Institution in collaborazione con diversi istituti di ricerca americani. Per quattro giorni i vascelli scientifici hanno pompato nel mare la soluzione alcalina. L’idrossido di sodio è una sostanza fortemente basica che, nelle intenzioni dei promotori, deve agire come un gigantesco “idrossido di magnesio” per lo stomaco dell’oceano, contrastando l’acidità delle acque indotta dalle emissioni umane.

Come funziona la tecnologia OAE per l’aumento dell’alcalinità marina

Il principio scientifico alla base del progetto si chiama Ocean Alkalinity Enhancement (OAE). In natura, il lavaggio delle rocce terrestri da parte della pioggia immette lentamente sali alcalini nei mari su scale temporali geologiche, regolando il pH del pianeta. L’esperimento Loc-Ness accelera artificialmente questo processo. Aumentando la basicità dell’acqua superficiale, si innesca una reazione chimica che spinge l’oceano ad assorbire e stoccare una quantità maggiore di anidride carbonica ($CO_2$) direttamente dall’atmosfera.

I risultati del test scientifico e l’assorbimento record di carbonio

Durante i cinque giorni di monitoraggio intensivo, supportato da droni sottomarini autonomi e sensori navali avanzati, i ricercatori hanno registrato variazioni chimiche immediate. Il valore del pH locale nel sito di rilascio è salito da un livello acido di 7.95 fino a 8.3, un dato che secondo gli scienziati rappresenta il ritorno dell’alcalinità marina ai livelli dell’era preindustriale. Questo sbalzo chimico controllato ha permesso l’ingresso immediato di circa 10 tonnellate di carbonio atmosferico nell’acqua in un lasso di tempo ridottissimo.

Le polemiche dei pescatori e i dubbi sui rischi per l’ecosistema del Maine

Nonostante l’esperimento sia stato ufficialmente autorizzato dall’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti, le critiche della comunità locale non sono mancate. La zona del rilascio è un’area di pesca cruciale per lo stoccaggio di merluzzi, asinelli e aragoste. I comitati di pescatori e alcune sigle ecologiste hanno definito il test una scommessa pericolosa, paventando il rischio che un’alterazione così brusca del pH possa danneggiare la fauna ittica, sebbene i primi campionamenti scientifici su larve e plancton non abbiano evidenziato tossicità dirette.

Parametro Progetto Valore / Sostanza Impatto Rilevato nel Test
Volume Iniettato 65.000 Litri Idrossido di sodio tracciato con colorante rosso per lo studio della dispersione.
Variazione del pH Da 7.95 a 8.3 Ritorno temporaneo dell’acqua locale ai valori di alcalinità preindustriali.
Sequestro Carbonio ~10 Tonnellate Quantità di CO2 atmosferica assorbita chimicamente durante i 5 giorni.

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