L’Italia si conferma oggi il Paese più anziano dell’Unione Europea: al 1° gennaio 2026 gli over 65 hanno raggiunto quota 14,8 millioni, pari al 25,1% della popolazione totale. Con un’età mediana di 49,1 anni (ben oltre la media UE) e una fascia di ultra-anziani che supera i 2,5 milioni di persone sopra gli 85 anni, la sfida demografica si fa stringente. Tuttavia, se da un lato la speranza di vita continua a crescere — attestandosi a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne — dall’altro questa maggiore longevità non corrisponde a una buona qualità della vita. Diminuiscono infatti gli anni vissuti in salute, con un trend particolarmente critico tra le donne e nel Mezzogiorno.
In questo contesto, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha lanciato un forte appello istituzionale: la malnutrizione nell’anziano deve essere considerata una priorità assoluta di sanità pubblica. Prevenzione, diagnosi precoce e interventi nutrizionali personalizzati rappresentano gli unici strumenti in grado di invertire la rotta, specialmente all’interno delle case di riposo e delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
«La qualità della vita degli anziani è strettamente correlata alla corretta alimentazione, determinante per orientare il processo di invecchiamento verso il mantenimento dello stato di salute, piuttosto che verso condizioni di fragilità e morbilità», ha dichiarato la Prof.ssa Anna Tagliabue, Presidente della SINU. «Oggi una delle sfide più rilevanti per la salute pubblica è riconoscere e trattare tempestivamente la malnutrizione. Non è solo un dovere clinico, ma una priorità che la nostra Società affronta con competenze specifiche sugli alimenti e sui fabbisogni terapeutici».
Le cause della malnutrizione: per difetto e per eccesso
Secondo il Glossario FeSIN, la malnutrizione è una vera e propria sindrome clinica dovuta a carenze o eccessi negli apporti di energia e nutrienti, o a un loro alterato metabolismo. Nei soggetti della terza età, i fattori che compromettono una corretta alimentazione sono molteplici e stratificati:
- Calo dell’appetito: Spesso legato a stati di depressione, isolamento sociale, lutto, nausea o alla fisiologica riduzione del senso del gusto e dell’olfatto.
- Incapacità ad alimentarsi: Dovuta a stati di coscienza alterati, debolezze muscolari, artrite, disfagia (difficoltà di deglutizione) o problemi dentali e di scarsa igiene orale.
- Fattori iatrogeni e patologici: Effetti collaterali dei farmaci, compromissione delle capacità digestive o perdite eccessive di nutrienti dovute a patologie croniche.
La malnutrizione si manifesta in due forme distinte. Quella per eccesso, come l’obesità, che nell’anziano si associa spesso alla sarcopenia (perdita di massa e forza muscolare), aumentando il rischio di cadute e fratture. E quella per difetto, caratterizzata da insufficienti apporti energetici e infiammazione cronica, che trova il suo terreno fertile proprio nelle strutture assistenziali.
Per comprendere la portata del fenomeno, ecco il quadro statistico della diffusione e del rischio di malnutrizione nelle strutture sanitarie e assistenziali italiane:
Il protocollo SINU: screening e ristorazione clinica nelle RSA
I dati indicano chiaramente che gli ospiti delle RSA presentano quadri clinici complessi che necessitano di un’assistenza nutrizionale strutturata, oggi non ancora garantita capillarmente.
«Nelle case di riposo e nelle RSA va implementato un protocollo sistematico di gestione nutrizionale degli ospiti», spiega il dott. Umberto Scognamiglio, Consigliere SINU. «Il percorso deve prevedere cinque fasi: screening iniziale, diagnosi nutrizionale, intervento personalizzato, valutazione dei risultati e gestione nel tempo. L’intervento non è strettamente clinico: parliamo di ottimizzazione degli ambienti di consumo dei pasti, adattabilità dei menu e uso di integratori laddove la normale dieta non sia tollerata».
Secondo le linee guida della Società Scientifica, la ristorazione collettiva nelle strutture socio-assistenziali deve trasformarsi da semplice servizio di sussistenza a vero e proprio momento di cura e socializzazione. Diventa quindi fondamentale monitorare i reali consumi degli anziani attraverso metodiche rapide come la stima dello spreco nel piatto (waste-plate), curare la presentazione visiva del cibo e formare in modo specifico sia i caregiver sia gli chef della ristorazione clinica.
Stile di vita e prevenzione: l’impegno futuro
Sebbene l’invecchiamento sia spesso accompagnato dall’insorgenza di malattie croniche non trasmissibili, una quota significativa di queste fragilità può essere prevenuta unendo un’attività fisica regolare a un regime alimentare equilibrato ispirato al modello mediterraneo.
Per dare risposte concrete a questa esigenza, la SINU ha recentemente costituito un Gruppo di Lavoro ad hoc incaricato di elaborare un documento ufficiale sulla ristorazione dell’anziano istituzionalizzato. L’obiettivo è fornire a istituzioni e gestori delle RSA linee guida chiare per la diagnosi precoce della malnutrizione, tutelando così la salute della fetta di popolazione più fragile del Paese.
